Dalla Settimana sociale di Taranto un contagio di speranza

Riflessi Magazine, in attesa dell’uscita di venerdì 29 ottobre con la nuova edizione sul tema «Parole», ha proposto sul web una trasmissione di approfondimento a partire dai temi emersi nella Settimana sociale dei cattolici italiani di Taranto. Sono intervenuti – moderati dal giornalista Filippo Gilardi – don Bruno Bignami, sacerdote cremonese direttore dell’Ufficio nazionale della Cei per i problemi sociali e il lavoro, collegato da Roma), e in studio il professor Paolo Sckokai, docente all’Università Cattolica presso la facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali, con Ester Tolomini, che ha fatto parte della delegazione diocesana presente a Taranto. A presentare nel dettaglio la genesi di questo laboratorio di idee, dialoghi ed esperienze che è stata la settimana sociale, è stato don Bignami: «Tutto nasce dall’enciclica Laudato si’, un documento che ha interrogato molto la società. Ci è sembrato importante come Chiesa italiana fare un passo in più e cioè chiederci come questa enciclica possa diventare un progetto pastorale, educativo, formativo, un modello di Chiesa. Da qui è nato un percorso, purtroppo interrotto e reso difficile dalla pandemia, che ci ha portato a Taranto, dove abbiamo vissuto giorni importanti e dove si è dato il via a un cammino che ora tutti insieme dobbiamo percorrere».

I temi affrontati del resto sono stati tanti e complessi, come quelli legati all’ambiente e al lavoro sottolineati anche dal vescovo di Taranto monsignor Filippo Santoro al termine del convegno. Spiega il professor Sckokai: «Per noi che lavoriamo con i giovani la sfida è che cosa trasmettere loro: solo contenuti ed educazione? Formazione? Io credo che il tema fondamentale sia avere uno sguardo lungo su quali sono le prospettive del nostro pianeta. Quando si dice che le occupazioni green saranno il futuro del lavoro non è sbagliato: chi si approccia a queste nuove professioni sviluppa capacità, competenze e professionalità prima sconosciute, perché l’evoluzione è veramente qualcosa di molto rapido. Per questo il compito di noi educatori è quello di cogliere il prima possibile questi segnali, tradurli in percorsi formativi concreti sfuggendo alla tentazione di rimanere solo su un piano teorico. Bisogna interagire con questo mondo del lavoro che sempre più chiede competenze, ma anche persone integralmente formate».

Al centro della Settimana sociale ci sono stati soprattutto i giovani, che hanno lanciato un manifesto intra-generazionale chiedendo un’alleanza di significato con il mondo adulto in grado di generare bene. Per Ester Tolomini, studentessa di psicologia, la parola chiave emersa dalle giornate di Taranto è «corresponsabilità». Come ben spiegato dalla giovane, «abbiamo avuto spazio di discussione, siamo riusciti a dialogare in gruppi di ogni provenienza. Si è parlato dell’importanza dell’alleanza tra cittadini e cittadine per generare nuovi rapporti in grado di costruire il futuro insieme alle istituzioni. E poi si è discusso dell’importanza di scovare i talenti e di valorizzare le competenze di ogni singolo giovane presente a Taranto per collaborare insieme al comune obiettivo di un futuro alla portata di tutti». Non a caso, come sottolineato ancora da don Bignami, «se c’è una cosa che passerà alla storia di questa Settimana sociale è il numero dei delegati giovani: 300, un terzo dei presenti. Hanno lavorato alacremente. Ai giovani dobbiamo dare la parola, perché il futuro è di tutti. Serve uno sguardo nuovo, differente e io ho apprezzato la libertà di proposta e il protagonismo: tutte cose che fanno bene non solo al pianeta, ma anche alla Chiesa tutta». Non nega i problemi delle trasformazioni sociali e culturali che il mondo sta attraversando e sottolinea tutta l’urgenza di un intervento che sia da progettare qui e ora e non da rimandare. «Ma l’agire – ha detto ancora don Bignami – non riguarda solo pochi, il “tutto è connesso” ci ricorda che ognuno di noi deve fare la propria parte nella quotidianità, con scelte coscienziose. Da Taranto però usciamo con una speranza concreta. Come ha scritto don Tonino Bello “la speranza non va solo annunciata ma anche organizzata” e infatti i segni di speranza sono quei semi gettati da chi fin da ora sta scommettendo su un modello di economia diverso dove ecologia e lavoro vanno insieme, dove i giovani sono protagonisti. La speranza è data dai legami nati durante la settimana sociale, perché le idee e le intuizioni di tutti, nate dai territori, possono davvero essere un contagio di bene».