Tra le iniziative della Quaresima di Carità anche l’invito a donare tempo e attenzione alle Case dell’Accoglienza
La Quaresima è tempo di conversione, preghiera, penitenza e carità. Una virtù teologale preziosa, che eleva a bene supremo l’amore rivolto a Dio attraverso gesti concreti nei confronti dei fratelli. Perché “tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Matteo 25,40). In questo senso, nel contesto delle proposte della Quaresima di Carità, si colloca l’invito di Caritas Cremonese a vivere esperienze di volontariato, in particolare presso le due Case dell’Accoglienza diocesane: quella di Cremona e quella di Casalmaggiore.
«La grande sfida per entrambe le Case – spiega don Pierluigi Codazzi, direttore di Caritas Cremonese – è quella di superare una certa “cultura della delega”. Dobbiamo essere onesti: per tanti la Caritas è il luogo dove “scaricare” le problematiche del territorio. Ma proprio questa cultura rischia di indebolire le opere di carità quando si è spezza il legame tra la struttura e la comunità (per il semplice evolversi delle cose e il naturale cambio generazionale), allora il progetto rischia di perdere la sua linfa vitale. La Casa dell’Accoglienza deve essere il luogo dove far confluire risorse e consapevolezza».
Volontariato nella Casa dell’Accoglienza di Casalmaggiore
La Casa dell’Accoglienza “San Giovanni Bosco” di Casalmaggiore apre le porte alle parrocchie, soprattutto quella della zona pastorale 5, per l’incontro e la conoscenza reciproca. In concreto con la Quaresima di Carità 2026 arriva l’invito ad abitare di più questa Casa, creando una rete di solidarietà che in essa possa esprimersi e collaborando attivamente per il suo funzionamento. Da qui una prima ipotesi concreta: quella di rendersi disponibili per la realizzazione di alcuni semplici lavori di risistemazione della struttura: piccoli interventi di manutenzione e abbellimento, che possono essere facilmente condivisi con qualche gruppo di volontari. Per avere maggiori informazioni contattare il referente zonale Ludovico Gardani al 338-9801015.
Volontariato nella Casa dell’Accoglienza di Cremona
Mentre sta volgendo a termine il cantiere, anche la Casa dell’Accoglienza di Cremona guarda con sempre maggiore attenzione alla città e al territorio, che a loro volta possono diventare una preziosa risorsa nel segno della solidarietà. Il cantiere ancora in corso ha portato a un rinnovamento che non è soltanto estetico e funzionale, ma riguarda direttamente il grande impegno di carità cui tutti possono offrire un contributo. Lo potranno fare anche attraverso alcune proposte di volontariato (per chiedere informazioni e segnalare disponibilità telefonare allo 0372-35063 o scrivere a caritas@diocesidicremona.it).
Il nuovo servizio di Deposito bagagli per senza dimora, ad esempio, sarà una prima opportunità, con i volontari che potranno affiancare gli operatori nei diversi turni settimanali, per circa un paio d’ore. «È un segno di civiltà – precisa il direttore della Caritas diocesana – permettere a chi vive in strada di non dover trasportare costantemente in un sacco di plastica ogni proprio avere. Basta un semplice deposito per iniziare a restituire loro un po’ di dignità e insieme libertà di movimento durante il giorno».
Ritorna poi la proposta del Rifugio notturno. In questo caso si tratta di un servizio rivolto a giovani/adulti maschi che si vogliono rendere disponibili, tra il tardo pomeriggio e l’inizio della sera, per la fase di accoglienza e il pasto degli ospiti. «Questo è certamente un servizio più delicato – precisa don Codazzi – perché la marginalità è complessa e talvolta porta con sé anche rabbia o atteggiamenti provocati da abuso di sostanze. Serve una presenza “attrezzata” alla relazione, capace di gestire con fermezza e umanità la complessità degli spazi condivisi, come le docce e la zona notte. Certamente non mandiamo nessuno allo sbando e ogni tipologia di volontariato sarà sempre preparata e poi accompagnata. Perché la carità, per essere efficace, deve essere consapevole e adeguata. Abbiamo il sogno di poter dare la possibilità a qualche volontario di fermarsi anche per la notte, grazie ad alcuni spazi realizzati proprio a questo scopo e con piena garanzia di sicurezza».
Ulteriori fronti di impegno possono essere il CPA (Centro di prima accoglienza per cittadini cremonesi in disagio abitativo) o la Mensa, che presto ritroverà un nuovo volto, essendo stata concepita senza barriere fisiche e in chiave polivalente, per ospitare anche testimonianze, momenti di animazione oltre che i servizi di ristorazione veri e propri, che potranno anche essere aperti al pubblico come in una vera “locanda della comunità”.
«Le opportunità per spendersi nel volontariato non mancano, nei diversi momenti della giornata e con servizi anche molto diversi tra loro. La Mensa, ad esempio, – sottolinea ancora don Codazzi – non vuol dire solamente distribuire i pasti, ma può significare anche sedersi a condividere il pasto e chiacchierare con gli ospiti. Penso alla disponibilità che le persone in pensione potrebbero garantire al momento della colazione, aiutando a trasformare un servizio funzionale in un gesto di vicinanza familiare. Ma questo vale anche per i giovani, che possono venire a contatto con i coetanei ospitati in Casa dell’Accoglienza: può essere l’occasione per un confronto e una condivisione di esperienze di vita e anche di sogni per il futuro. C’è davvero tanto bisogno di relazione! È in questo senso che facciamo un appello ai volontari».
Tanti semi di carità che consentiranno di far germogliare la “nuova” Casa dell’Accoglienza di Cremona, il cui fine lavori è previsto nella tarda primavera: lavori necessari e urgenti realizzati grazie ai fondi del Pnnr e al fondamentale sostegno della Fondazione Arevedi Buschini. «La solidità ritrovata delle mura deve diventare il presupposto per un rinnovamento spirituale e strategico – conclude il direttore don Pierluigi Codazzi –. Non stiamo solo riaprendo una casa: stiamo inaugurando una nuova stagione di pedagogia della carità, dove la struttura fisica diventa lo strumento per educare il territorio all’accoglienza».
La Casa dell’Accoglienza diventa allora lo specchio della comunità: un luogo dove non si delega, ma si abita la fragilità. La tradizione di accoglienza della Chiesa cremonese è antica, ma va rinnovata ogni giorno con passi concreti. I fronti aperti sono numerosi: a partire dall’accoglienza abitativa (offerta nella Casa a migranti, lavoratori in transito e famiglie in emergenza) o dal Centro di ascolto, dove le diverse fragilità trovano una prima risposta concreta anche nel Punto salute, nello Sportello migranti gestiti dalla Caritas diocesana o nelle Cucine benefiche presenti all’interno della struttura grazie alla San Vincenzo de’ Paoli.
Nel progetto di ristrutturazione si è scelto di realizzare anche spazi comuni, accessibili alla cittadinanza e capaci di favorire l’incontro: proprio in questo senso l’ex bar (all’angolo tra via Stenico e via S. Antonio del Fuoco) è stato trasformato in un luogo di incontro per associazioni e gruppi giovanili di volontariato.
Questa è la “nuova” Casa dell’accoglienza che sta prendendo forma, pensata per abbattere quelle “mura virtuali” che spesso isolano la marginalità.