Fare Pasqua, con Francesco e con Leone

Papa Leone XIV ci ha fatto una bella sorpresa. Quest’anno, manda i suoi primi auguri da Vescovo di Roma successore di Pietro utilizzando una bella immagine dalla cattedrale di Cremona: l’affresco della risurrezione del Signore che Bernardino Gatti dipinse nel ‘500 sulla controfacciata. Sul retro dell’immaginetta, che sta viaggiando in tutto il mondo, c’è scritto in diverse lingue: “Il Signore della vita era morto ma ora, vivo, trionfa. Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto. Tu, Re vittorioso, abbi pietà di noi” (parole tratte dalla sequenza di Pasqua).

Grazie, papa Leone, per questi tuoi auguri dai “colori cremonesi” che vogliamo raccogliere e condividere con tutto il cuore.

Un piccolo particolare è curioso: nell’affresco uno dei soldati ha sullo scudo il muso di un leone. E noi oggi abbiamo Leone come guida sicura da seguire sulle tracce del Risorto, vincitore del peccato e della morte.

Mi viene in mente un altro Leone, il fraticello fedele compagno di san Francesco, di cui celebriamo gli 800 anni dalla morte, che chiamiamo con fede e affetto “transito” da questo mondo al cielo dei Santi. Un anno fa, all’indomani della Pasqua, anche papa Francesco viveva il suo transito, e ben presto la Chiesa ha imparato ad amare il suo amico e successore, Leone.

Come si succedono le stagioni, c’è sempre una primavera che risveglia le nostre speranze, anche in un tempo complicato e violento come quello che stiamo attraversando. E con la primavera arriva la Pasqua, festa del Risorto, Lui che è penetrato nelle viscere della terra malata per guarirla dai semi di morte che il peccato vi ha nascosto.

Il creato vibra, regala germogli di vita ed esplode di bellezza, nonostante noi che troppo consumiamo, inquiniamo, distruggiamo. Benedicendo chi intraprende nuove strade, di rispetto e cura della casa comune, e perciò di giustizia e di pace.

Sono stupendi i doni che la Chiesa ci offre a Pasqua: parole e segni traboccanti di vita, di risurrezione, da gustare e tramandare, perché anche gli uomini e le donne di domani possano godere la vita fraterna nel medesimo giardino, non facendone una tomba ma una fonte di vita, di energia, di futuro. Una casa accogliente per tutti, specie i più poveri e fragili. È ciò che san Francesco ha imparato da Gesù, adorato in silenzio davanti alla Croce, riconosciuto nella carne dei lebbrosi che ha imparato persino a baciare, fino a portare le Sue stesse piaghe gloriose.

Queste realtà umane e spirituali sono risorse decisive per un cambio di mentalità e di vita. Nel segno del Vangelo, la cui potenza umile è sfidata dalle prepotenze oggi così di moda. È il Vangelo della vita, del perdono, della risurrezione, che i giovani hanno il diritto di veder palpitare credibilmente nelle nostre comunità. Cominciando da ciascuno di noi, da quelli che si riuniscono nel nome di Gesù e imparano a vedere il mondo con i suoi occhi, e toccare le persone con un po’ del suo stesso amore.

Auguro a tutti i fratelli e le sorelle del nostro bel popolo di vivere così questa Pasqua, con Francesco e con Leone, nel creato e sulle strade, con una ritrovata gioia delle piccole cose, con lo stupore di un bambino, nello spirito delle Beatitudini.

+ Antonio, vescovo

 

La Risurrezione della Cattedrale di Cremona nei biglietti di Pasqua del Papa