Il vescovo al clero riunito in Cattedrale per la Massa del Crisma: «L’unzione ci unisce nella libertà»

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«La Messa crismale, Messa degli oli, ridesta in noi la coscienza dell’unzione». Al clero diocesano, tutto riunito, come da tradizione, la mattina del Giovedì Santo in Cattedrale, il vescovo Antonio Napolioni ha proposto una riflessione sul significato profondo della «realtà sacramentale» del sacerdozio.

Una riflessione che ha preso spunto proprio dagli oli consacrati e consegnati (attraverso i vicari zonali) a tutte le comunità durante la Messa del Crisma e da cui, utilizzando immagini – come ha detto lo stesso vescovo introducendo l’omelia – «molto feriali, apparentemente irriverenti, ma spero stimolanti», ha preso spunto per meditare «sulla nostra vita, vocazione e missione cristiana e crismale». «Siamo unti, non fritti in olio bollente né conditi “con un filo d’olio”. Il sì alla chiamata e il dono dell’Ordine sacro ci hanno inseriti radicalmente in questa Chiesa e in questo Presbiterio, che non sono una padella sul fuoco, né un’insalata mista, ma un vero corpo».

Mai forse, durante l’anno, questo corpo presbiterale dà un’immagine visibile di sé come in questa celebrazione: centinaia di sacerdoti che si sono mossi in processione dal palazzo vescovile per raggiungere la Cattedrale, riempita del bianco dei camici e delle stole, del canto e dei silenzi delle liturgia.

I sacerdoti hanno preso posto nella navata centrale, mentre in presbiterio hanno affiancato monsignor Napolioni i vescovi Dante Lafranconi ed Eliseo Ariotti, il vicario generale don Antonio Mascaretti, il vicario episcopale per la Pastorale don Antonio Bandirali, il vicario episcopale per il Clero don Davide Barili, il vicario giudiziale don Massimo Calvi, il delegato per la Vita Consacrata don Enrico Maggi, i canonici del Capitolo con il presidente mons. Antonio Trabucchi, i vicari delle cinque zone pastorali (mons. Giansante Fusar Imperatore, don Giambattista Piacentini, don Paolo Arienti, don Antonio Pezzetti e don Marco D’Agostino) e i sacerdoti che festeggiavano un particolare anniversario di ordinazione.

«Siamo tanti oggi, qui? O pochi? Ci sentiamo forti, stanchi, piccoli?», ha domandato e si è domandato il vescovo richiamando «quest’aria di stanchezza e di resa, di impotenza che si respira in giro», in un mondo che sembra ogni giorno più segnato dalle logiche del mercato e dello scarto che accendono di rabbia la convivenza e schiacciano le vite dei più fragili dentro logiche di violenza. «Cominciamo noi a non mettere nessuno in padella nelle nostre comunità», ha chiesto con decisione Napolioni invitando a riscoprire le ragioni e i frutti dell’unzione sacramentale: la fede in Cristo, il riferimento della Parola, l’amore fraterno, la semplicità dei gesti e delle parole. «L’unzione – ha sottolineato – ci unisce nella libertà, senza bollirci e senza lasciarci crudi come prima, ma plasmando una cosa nuova, una danza di unità e originalità che esalta il Padre nostro e invita tanti a unirsi alla medesima gioia. Quella che il mondo non può dare».

Ricordando il suo decimo anno di ministero episcopale, il vescovo ha guardato anche alla conclusione della visita pastorale che negli ultimi sette anni lo ha portato a incontrare una a una tutte le parrocchie del territorio dicesano, accolto proprio dai sacerdoti che, insieme alle comunità loro affidate, lo hanno coinvolto in un dialogo aperto e in un cammino comune: «Ora non si fanno bilanci – ha commentato – ma si sperimenta con gratitudine questo senso di appartenenza vitale, di familiarità quotidiana, in cui non ci si prende mai abbastanza cura gli uni degli altri, e si è spinti pazientemente a ricominciare. Tutti».

È stato un richiamo all’unità ministeriale quello offerto al clero cremonese, perché, attraverso il loro ministero, sia condiviso con tutta la comunità cristiana: «Così possiamo essere felici e fecondi: se non assecondiamo innanzitutto il nostro istinto individualistico, ma ripartiamo sempre dal dono ricevuto e spartito, insieme ai discepoli laici, consacrati, uomini e donne, nostri amici e fratelli nel cammino. Così il corpo sacerdotale, personale ed ecclesiale, non inaridisce ma respira e profuma», trovando nella fraternità una cura per le ferite e un sostegno nella prova, «vera lotta spirituale – ha aggiunto il vescovo – che prima o poi non risparmia nessuno, ed è impari per chi non sa chiedere e ricevere aiuto».

Comunione, mai separazione, ha ribadito nell’omelia. Un “programma” di vita e di ministero da tradurre in gesti e parole semplici di cura verso tutti. E in particolare verso i più fragili «che non pretendono da noi – ha concluso il vescovo rivolgendosi ancora direttamente ai suoi preti – miracoli impossibili, ma aspettano solo una goccia di acqua fresca, pulita. Uno sguardo umano, una carezza di Dio, con il profumo di Cristo».

Come da tradizione, e come segno dell’unità che si mantiene e si alimenta nel tempo, oltre le fatiche personali e le prove di ogni epoca, proprio la Messa del Crisma è l’occasione per ricordare i presbiteri che giungono a significative tappe del loro cammino. E nell’omelia il vescovo Napolioni li ha ricordati uno per uno.

65° di sacerdozio: don Antonio Aresi, mons. Felice Bosio, don Umberto Leoni, don Angelo Ramella, don Giosuè Regonesi;

50° di sacerdozio: don Mario Dellacorna, don Luigi Parmigiani, don Giuseppe Salomoni, don Giovanni Sanfelici;

50° di sacerdozio: don Silvio Aboletti, don Francesco Miti, don Enrico Strinasacchi;

25° di sacerdozio: don Antonio Bislenghi, don Lorenzo Nespoli, don Giovanni Tonani, don Patsilver Okah.

Non è mancato poi un pensiero per i confratelli defunti nell’ultimo anno: don Pietro Samarini, mons.Giuseppe Perotti, don Mario Olivi, don Marco Tizzi, don Raffaele Carletti, mons. Giuseppe Soldi, mons. Luigi Nozza, don Giuseppe Bettoni.

«Non dimentichiamo – ha quindi aggiunto Napolioni invitando alla preghiera – i sacerdoti ammalati, quelli lontani o assenti. E, senza trascurare quella relazione speciale che dobbiamo sentire con tutti i diaconi e gli altri ministri della Chiesa, pregustiamo la grazia dell’ordinazione presbiterale di Alessandro, Daniel, Fabrice, Gabriele e Massimo, il prossimo 6 giugno».

Dopo l’omelia i presbiteri hanno rinnovato le loro promesse sacerdotali. Quindi la benedezione degli oli santi: quello degli Infermi, dei Catecumeni e del Crisma, con l’aggiunta di balsamo profumato.

Oli che, al termine della solenne celebrazione, prima della benedizione finale, il vescovo ha affidato ai cinque vicari zonali perché possano essere consegnati a tutte le parrocchie.

Dopo la Messa per tutti l’appuntamento è stato in Seminario, per condividere anche attorno alla mensa la fraternità presbiterale.

 

Il video integrale della Messa crismale