Il Vescovo ricorda Papa Francesco: «Il Concilio ci aveva già aperto queste prospettive e Papa Francesco le ha spalancate ulteriormente»

Un anno è passato dal 21 aprile 2025, Lunedì dell’Angelo, in cui in tutto il mondo è iniziata rimbalzare la notizia della morte di Papa Francesco. Solo il giorno prima il Pontefice, visibilmente provato, si era affacciato su piazza San Pietro per la benedizione Urbi et Orbi dalla Loggia delle benedizioni. Lì dove il mondo aveva iniziato a conoscerlo il 13 marzo 2013 con le sue prime parole «Fratelli e sorelle, buona sera!».

Il 266° vescovo di Roma «che i miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo», erano state le sue parole. Lui che delle periferie del mondo ha voluto fare il cuore del suo pontificato.

In questo primo anniversario della morte di Francesco anche la Chiesa cremonese si unisce, nella preghiera, nel ricordo del suo ministero. Tante le occasioni nelle diverse comunità parrocchiali, in particolare in occasioni delle Messe celebrate in questo giorno.

«Sono felice di ricordare Papa Francesco a un anno dalla sua morte – ha detto il vescovo Antonio Napolioni intervistato da CR1 – perché la sua vita continua. Continua in Cristo, certamente; continua anche nella Chiesa; continua anche nella Chiesa di Cremona e nella mia vita personale». Ha affermato davanti alla bolla della sua nomina episcopale, siglata da Francesco con quella firma così piccola da diventare tanto famosa. La stessa posta sul biglietto che ha accompagnato, nel gennaio 2017, il dono di una rosa d’argento da porre sulla tomba di don Primo Mazzolari, dove il Pontefice si è poi fatto pellegrino il 20 giugno dello stesso anno.

Un Papa capace di sorprendere nel cambiare tanti schemi. «Forse è stato amato più fuori dalla Chiesa che è dentro – ricorda ancora il vescovo Napolioni intervistato da Andrea Colla – perché ha scardinato una serie di meccanismi, di rigidità, di paludamenti che a volte rassicurano un cristianesimo che non rischia, che non si confronta abbastanza con la realtà, che non dialoga con le diversità. Il Concilio ci aveva già aperto queste prospettive e Papa Francesco le ha spalancate ulteriormente, anche con il suo tratto umano, dando anche a noi il coraggio di osare qualcosina di più».

Il ricordo di Papa Francesco avviene mentre è in corso il viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. «La Chiesa è una sinfonia – ricorda il vescovo Napolioni – e quindi occorrono suoni e contributi diversi. Che sono una prova dell’esistenza di Dio, che non è mai monòtono, mono tono, ma è plurale. Papa Leone non può essere misurato sempre, stucchevolevolmente, in un confronto con Francesco o con altri Papi del passato: va confrontato con Cristo e con le sfide del presente».

 

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