Torrazzo con vista, quando la città porta in scena con tutta la potenza della fragilità

 

La fragilità come punto di partenza, ma soprattutto come possibilità. È questo il cuore della nuova puntata di Torrazzo con vista, il video-podcast che nell’uscita odierna prende spunto dallo spettacolo La potenza della fragilità, che il 7 maggio sarà messo in scena al Teatro Ponchielli di Cremona. Ospiti l’attore e regista Mattia Cabrini e Giorgia Magagnoli, dell’associazione Giorgia, direttamente coinvolta nella realizzazione dello spettacolo, che si inserisce in un percorso iniziato un anno fa con il libro, e il successivo adattamento teatrale, Una storia chiara, scritto da Gianluca Galimberti, ex sindaco di Cremona e già presidente diocesano di AC, dopo la scomparsa della figlia Chiara. Il punto è subito chiarito da Magagnoli: «Non dobbiamo pensare che sia uno spettacolo su Chiara. Il focus è la fragilità. Una fragilità condivisa, messa in scena da tante persone diverse, che diventa così una forma di teatro inclusivo, a cui tanto teniamo e che sperimentiamo nella nostra associazione, capace di ribaltare lo sguardo: ciò che normalmente è percepito come limite si trasforma in risorsa se diventiamo capaci di metterci in gioco e ascoltare».

Ed è proprio la presenza di molte persone, con storie e percorsi differenti, a rendere unico questo progetto. Cabrini lo sottolinea con forza: «Non si tratta solo di uno spettacolo per il pubblico, ma di un’esperienza che coinvolge profondamente chi sale sul palco. Insegnanti, studenti, professionisti, cittadini: è proprio la città stessa ad andare in scena, a salire sul palco». Un’immagine potente, che acquista ancora più valore nel luogo simbolo del teatro e della cultura cremonese.

Dietro a questa messa in scena c’è un lavoro lungo e complesso. Coordinare tante persone, far funzionare ogni dettaglio in un teatro come il Ponchielli richiede impegno e dedizione. Ma, come evidenzia Magagnoli, «il risultato va oltre l’aspetto tecnico: è l’incontro che nasce tra le persone a fare la differenza. È quello spazio condiviso in cui ciascuno può portare se stesso, senza filtri, senza maschere, nonostante ci si trovi in un teatro».

Un tratto che richiama proprio la figura di Chiara Galimberti, ricordata da entrambi gli ospiti. Cabrini racconta di averla conosciuta in un laboratorio teatrale: «Una presenza sempre propositiva, che mai si tirava indietro, capace di stimolare l’intero gruppo». Un’energia che continua a vivere anche in questo progetto. Magagnoli, invece, ricorda il primo incontro con lei, «diretto, senza maschere, capace di andare subito al cuore delle cose. Una cifra che diventa anche obiettivo del teatro inclusivo: far emergere verità e libertà».

In questo senso, La potenza della fragilità diventa un acceleratore di relazioni. Persone che non si conoscevano si incontrano, lavorano insieme, condividono tempo ed emozioni. «Arrivano alle prove con i propri pensieri, le proprie fatiche e – nel racconto di Cabrini – escono con il sorriso e la consapevolezza di aver vissuto qualcosa di autentico». È qui che la fragilità cambia significato. Non più debolezza da nascondere, ma elemento che unisce, che crea legami, che rende possibile uno sguardo diverso su se stessi e gli altri. Il teatro, ancora una volta, si conferma luogo privilegiato di questa trasformazione.

Il 7 maggio, sul palco del Ponchielli, non andrà in scena solo uno spettacolo. Andrà in scena una comunità. E, soprattutto, l’idea che nella fragilità possa nascondersi una forza capace di generare bellezza e relazione.