A Cremona in preghiera per il superamento di ogni discriminazione
«Ci sentiamo in comunione con il cammino sinodale della Chiesa italiana e della Chiesa universale che riscopre, sempre di più, i punti di incontro tra il Vangelo e la storia. Ci chiama quindi a uscire incontro ai fratelli e alle sorelle, soprattutto chi è emarginato, discriminato, provato da certi modi di guardare e di fare». Con queste parole il vescovo Antonio Napolioni ha aperto, nella serata di venerdì 8 maggio, nella chiesa di San Giuseppe, nel quartiere Cambonino di Cremona, la veglia di preghiera per il superamento di ogni discriminazione, e in particolare dell’omotransfobia. L’iniziativa è stata promossa dalla Pastorale famigliare della Diocesi in sinergia con la Zona pastotorale 3.
Dopo la lettura della parabola evangelica del grande banchetto (Luca 14,16-24), il vescovo ha esortato i presenti a leggere la vita degli altri con delicatezza, come facciamo con la nostra, e a non cedere alla tentazione di «andare a cercare protagonisti e interpreti della parabola, trattandola come un’allegoria. Chi sono gli invitati? Chi sono i servi? Chi sono quelli che si giustificano? Chi sono i poveri storpi e zoppi?». Occorre, invece, rifiutare ogni forma di discriminazione e ricordare che nella Casa del Signore c’è un posto per tutti.
Ogni volta che si fa una discriminazione e si pensa che qualcuno debba “rimanere fuori” «accorciamo il braccio di Dio, noi ammaliamo il cuore di Dio, gli applichiamo quella sclerocardia, quella durezza di cuore contro cui i profeti e Gesù si scagliarono. La nostra malattia è terribile: deformare il volto di Dio».
Una malattia che colpisce l’uomo ogni volta che strumentalizza Dio per giustificare una guerra o per far valere le proprie ragioni: «Tutti hanno le proprie ragioni. Anche Hitler aveva le sue ragioni. Tutti hanno le proprie scuse. Tutti hanno una logica. Tutti possiamo tirarci indietro di fronte al bene e giustificare il male mascherato», ha proseguito Napolioni.
Eppure la parabola del banchetto può aprir gli occhi e il cuore, facendo capire che Dio invita tutti nella sua casa e alla sua tavola. Ma spesso chi è troppo preso dalle cose materiali e dai propri interessi rifiuta l’invito, lasciando il posto agli umili e agli emarginati. «È una delle tante situazioni umane che ci portano a dire “ho da fare”, “il tuo invito non è la mia priorità”, “faccio da me”, “non percepisco la bellezza di questa opportunità” – ha detto ancora il Vescovo –. È il mistero della libertà che viene annunciato quasi più del cuore stesso di Dio. E il cuore di Dio questa libertà non ce la toglie, non ce la incrinerà mai».
La libertà di scegliere, il libero arbitrio di cui ciascuno può godere, ma che può anche diventare alibi. Ed è proprio su questa libertà che il Vangelo di Luca spinge a interrogarsi. E in questo senso il vescovo ha evidenziato la conclusione del brano evangelico, «con una frase un po’ forte: “vi dico: nessuno di quegli uomini che erano stati invitati assaggerà la mia cena. È una minaccia o è una constatazione? Noi a volte siamo tentati di leggerlo come una minaccia. Il tono ci viene naturale. Nessuno di quegli uomini che erano stati invitati assaggerà la mia cena: peggio per loro! Chi è causa del suo male pianga se stesso! E così via… è sapienza popolare. Ma il Dio di Gesù Cristo si riduce a questa piccolezza? Non ci credo! A me sembra piuttosto una constatazione sofferta, una resa di Dio davanti alla libertà dell’uomo», ha concluso il vescovo. E, pensando alle volte in cui si punta il dito contro gli altri, opponendosi a loro con le proprie ragioni, la morale, la legge, o quando si giustifica se stessi sentendosi migliori o più degni, ha ricordato che «il Signore giustifica invece per grazia, per i meriti e la passione del Figlio suo, Gesù Cristo, che è il vero banchetto che abbiamo bisogno di assaggiare, di consumare nel tempo e nell’eternità».
Omelia del vescovo Napolioni
Su questa profonda riflessione ha avuto inizio l’adorazione eucaristica che ha caratterizzato la seconda parte della veglia.
In chiusura il vescovo Antonio Napolioni è tornato ancora sull’invito a superare ogni forma di discriminazione o stigma, perché «nessuno è escluso dall’amore del Padre. Nessuno è troppo lontano dalla sua luce. Nessuno può vivere solo per se stesso». «Anche stasera – ha detto – lo Spirito ha plasmato il nostro cuore perché non dimentichiamo mai che l’annuncio del Vangelo è la verità di ogni donna e di ogni uomo e che questo annuncio proclama la fedeltà immutabile di Dio nei confronti di tutte le sue creature». E ancora: «Il Signore chiama tutti noi a rinnovare con uno stile fraterno le nostre comunità, a chinarci un coraggio su chi soffre, a lottare con ferma mitezza contro ogni abuso, peccato e sfruttamento. A superare sguardi pregiudicanti e maligni contro ogni sorella ed ogni fratello, a camminare insieme nella conversione al progetto di Dio, amante della vita».