“Critica della ragione bellica”: da Tommaso Greco l’invito a non relegare la pace a pura utopia
Una serata per rimettere la pace al centro dell’attenzione, sottraendola alla convinzione dell’inevitabilità della guerra e restituendole uno spessore di realtà concreta e praticabile. Mercoledì 20 maggio, la chiesa di San Giuseppe, nel quartiere Cambonino di Cremona, ha ospitato l’incontro “Critica della ragione bellica”, promosso dall’Unità pastorale “Don Primo Mazzolari” (Sant’Ambrogio, Cambonino, Boschetto, Migliaro), con Tommaso Greco, professore di Filosofia del Diritto all’Università di Pisa e autore del recente volume intitolato proprio “Critica della ragione bellica”, che ha guidato il pubblico attraverso una riflessione a tutto campo su pace, democrazia e diritto internazionale, riletta alla luce del pensiero profetico di don Mazzolari.
Dopo i saluti del parroco don Paolo Arienti, l’incontro si è aperto con la lettura di alcuni brani di don Mazzolari sul dramma della guerra e sulla responsabilità dell’uomo di fronte alla violenza: parole che, ancora oggi, conservano una forza profetica straordinaria e che hanno fatto da introduzione ideale alla riflessione di Greco.
Il punto di partenza della relazione è stata la critica, da parte del relatore, alla narrazione dominante, quella dei politici e soprattutto dei grandi media, che presentano la guerra come qualcosa di inevitabile, conseguenza diretta del riarmo in atto e di un clima culturale che – ha a più riprese rimarcato Greco – censura chi propone una lettura diversa.
Tommaso Greco ha quindi messo a fuoco gli argomenti filosofici che stanno alla base di questa narrazione dominante: l’idea che gli esseri umani siano per natura violenti, che la Storia sia sostanzialmente una storia di guerre, che la politica si fondi inevitabilmente sulla logica amico-nemico. Argomenti che il relatore ha invitato ad approfondire per decostruirli, in quanto argomentazioni solo parziali. Grego ha sottolineato, ad esempio, che se è vero che l’essere umano porta in sé una dimensione di violenza, accanto ad essa esistono la solidarietà, la cura, la capacità di costruire relazioni: «La sfida principale è smascherare il cosiddetto “realismo bellico” come narrazione parziale, che non è descrizione oggettiva della realtà».
Un passaggio centrale della serata ha riguardato il rischio di relegare la pace nel campo dell’utopia, quasi fosse un sogno irrealizzabile. Greco ha richiamato le parole di papa Leone: la pace è una realtà concreta. E poi ha sottolineato come anche nelle relazioni quotidiane la maggior parte dei rapporti siano caratterizzati da una situazione di pace: una realtà che ha invitato a imparare a vedere e a riconoscere come tale, smontando quindi l’idea che la pace è una solo parentesi di non guerra.
Greco ha voluto chiarire il termine “pacifismo” che «non è l’atteggiamento di chi si fa da parte quando scoppia la guerra – ha affermato – ma è piuttosto il coltivare, pazientemente e nel tempo, le condizioni che rendono la guerra meno probabile. Esattamente ciò che l’Europa ha fatto negli ultimi decenni dopo millenni di conflitti devastanti: ha scelto di costruire strutture di cooperazione e convivenza, riuscendo nell’impresa storica di tenere la pace».
A sostegno di questa visione, il relatore ha citato le parole dell’arcivescovo di Napoli, il card. Mimmo Battaglia: «il male è una filiera». Ma per Greco lo è ancor di più la pace, perché costruirla significa agire su tanti livelli interconnessi, dalla cultura quotidiana alle istituzioni internazionali.
La serata ha toccato anche il tema del rapporto tra democrazia e pace, seguendo il filo del pensiero kantiano: «Kant – ha ricordato Greco – associava la pace alla forma repubblicana di governo: in un sistema in cui il popolo è sovrano, la decisione di fare guerra viene presa con estrema cautela, perché sono i cittadini stessi a subirne le conseguenze letali». E qui il riferimento all’arruolamento nella Grande Guerra o alle scelte di riarmo europeo.
Analogo ragionamento è stato proposto per il Diritto internazionale, spesso presentato come morto o inefficace. In realtà secondo Greco nella maggior parte dei casi il Diritto internazionale funziona e per chiarirlo ha portato ad esempio i trattati economici, le telecomunicazioni globali, la cooperazione sanitaria. «Il fatto che venga violato non ne decreta la morte, così come il Diritto penale non muore per il fatto che esistano i crimini».
L’incontro si è concluso con un momento di confronto con i presenti, che hanno rivolto domande e considerazioni sui conflitti contemporanei e sulla promozione della pace. Una serata che ha unito riflessione culturale e sensibilità civile, rilanciando l’attualità del messaggio di don Mazzolari in un tempo segnato da tensioni e guerre.