Al Museo diocesano sbarca L’arca di Ermes: ricordi da salvare per guardare al domani
«Una mostra dal contenuto invisibile, perché privato, ma di cui possiamo ammirare i contenitori». Sembra un paradosso quello illustrato da Michele Bozzetti, docente di Discipline pittoriche e grafiche del Liceo Artistico di Cremona (Istituto Stradivari). Ma L’arca di Ermes, questo il titolo dell’iniziativa “sbarcata” al Museo diocesano di Cremona, è molto più che una mostra di oggetti. Una esperienza, inserita nei percorsi OFF di Cremona Contemporanea, la rassegna che porta l’arte in luoghi storici della città, presentata ufficialmente nel pomeriggio di venerdì 22 maggio al Museo diocesano di Cremona, dove sarà visitabile fino al 7 giugno, dal martedì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 18 (e in occasione di Cremona Contemporanea l’ingresso sarà eccezionalmente gratuito fino a domenica 31 maggio).
Il percorso si snoda tra 16 oggetti, 16 “capsule del tempo”, frutto di un progetto promosso dalla Fondazione Tender to Nave Italia, con il contributo di Fondazione Cariplo a cui, dopo selezione nazionale, ha partecipato l’Istituto Stradivari. Ma la mostra è molto più concettuale di quello che sembri. I lavori sono stati realizzati in una settimana passata da 16 ragazzi (più alcuni docenti) delle sezioni di Moda, Arredo, Liceo Artistico e Liceo Musicale, su un brigantino della Marina militare italiana ad ottobre 2025.
Dietro a quegli oggetti non c’è solo un viaggio reale, ma un viaggio interiore. «Quelle cronocapsule sono una metafora di tempo, spazio e vita», ha spiega Chiara Brambati, docente di Discipline plastiche allo stesso Liceo. Ossia, dentro quelle capsule, decorate in maniera interessante, ci sono progetti e memorie, ci sono i sogni per il domani e i ricordi delle esperienze e degli incontri passati dai ragazzi che l’istituto ha selezionato «per fare un’esperienza di bellezza», ha sottolineato Bozzetti.
L’idea è provare a vivere la scuola in maniera diversa, combattere la dispersione in maniera alternativa e concentrarsi su che cosa del passato e di se stessi va salvato per essere proiettato nel futuro. È per questo che «le cose da salvare – come ha chiarito mons. Gianluca Gaiardi, direttore del Museo diocesano che ospita la mostra – restano dentro i nostri cuori, i nostri contenitori», al sicuro su di un’arca di Noè. La mostra interroga il visitatore sul tema della salvezza: «Che cosa vogliamo salvare? L’idea è profondamente cristiana, ma è l’anello di congiunzione con questo percorso». Prima o poi ci si deve domandare che cosa conservare di quel viaggio che è la vita. E la figura mitologica di Ermes, messaggero degli dei e protettore dei viaggi, può essere una traccia da seguire che conduce lontano.
I 16 ragazzi, presenti all’inaugurazione insieme ad altri che si imbarcheranno il prossimo ottobre (perché l’Istituto Stradivari ha vinto anche quest’anno il bando e offrirà una settimana alternativa a nuovi alunni) hanno potuto vedere negli ambienti del museo i loro lavori, frutto di laboratori creativi svolti sul brigantino della marina lo scorso ottobre.
«È stata un’esperienza profonda, che mi ha cambiato», ha detto Ariana, una delle ragazze che ha creato gli oggetti in mostra, visibilmente emozionata. Un’avventura di cui l’Istituto va fiero, come ha confermato Linda Signorini, Dsga dell’Istituto, che ha portato i saluti del Dirigente Daniele Pitturelli impegnato in altro evento.
Un’avventura che si snoda in una serie di incontri precedenti la settimana in nave «dove la riflessione – ha spiegato la docente di sostegno Mirta Salvoldi – si accompagna alla scoperta delle bellezze naturali» e dove «si impara a collaborare, ci si apre a linguaggi nuovi e si riscoprono il valore del tempo e delle cose che si hanno», come ha aggiunto Massimo Arduini, docente di Lettere.
Le capsule sono decorate esternamente attraverso l’applicazione di tessuti, oggetti e altro materiale che ricorda il viaggio. Contengono ricordi e un diario di bordo, ma sono sigillate con cime nautiche e chiuse con la ceralacca, con impresso il sigillo del “coin” di Nave Italia con il motto “sursum corda” (in alto i cuori).
Ora non resta che ammirare le opere nei locali del museo, sognando cosa ci sia oltre il sigillo di ceralacca che chiude le capsule ermeticamente per far sognare anche al visitatore un futuro pieno di memoria.

Nave Italia è il brigantino in attività più grande al mondo. Una nave aperta a tutti coloro che combattono una battaglia per eliminare ogni pregiudizio sulla disabilità e sul disagio sociale. Fondazione Tender To Nave Italia realizza dal 2007 progetti educativi e inclusivi basati sulla solidarietà, la cooperazione e lo spirito di gruppo. Sono questi i valori fondanti e si respirano salendo a bordo. Durante la fase di navigazione gli studenti hanno sperimentato la terapia dell’avventura, una metodologia che si è rivelata efficace per elevare il benessere dei beneficiari, sviluppandone l’autostima e le capacità relazionali. Questa metodologia rientra nella terapia outdoor che ha dimostrato che l’esposizione alla natura può fornire una vasta gamma di benefici per la salute fisica e mentale, relativamente all’attenzione, alla cognizione e alla memoria, allo stress e all’ansia, al sonno, alla stabilità emotiva e all’autostima. Gli studenti si sono quindi impegnati in attività di carattere nautico come la manovra alle vele, il laboratorio di nodi, la scalata dell’albero di trinchetto, ma soprattutto hanno collaborato nelle quotidiane attività necessarie alla convivenza sulla nave come aiutare in mensa, pulire gli spazi comuni.