Memoria dell’Apparizione. Il vescovo Lafranconi a Caravaggio: «Andiamo via dal Santuario con una gioiosa determinazione: tra le tante cose, voglio trovare uno spazio per Dio»

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Dopo il Pontificale del mattino, le solennità del 26 maggio al Santuario di Santa Maria del Fonte è proseguita nel pomeriggio entrando nel suo cuore più simbolico e devozionale. La giornata ha visto convergere a Caravaggio centinaia di pellegrini giunti per onorare Maria in occasione del 594° anniversario dell’Apparizione.

Il programma pomeridiano, aperto dalla recita continuata del Rosario che ha riempito la basilica, ha avuto il suo culmine alle 16.40 con la solenne memoria di quanto acceduto il pomeriggio del 26 maggio 1432. A presiedere il rito è stato il vescovo emerito di Cremona, monsignor Dante Lafranconi, affiancato dal vescovo cremonese Carmelo Scampa e dal rettore del Santuario don Massimo Calvi, insieme ai sacerdoti del Santuario.

La celebrazione è stata introdotta dalla lettura del racconto dell’Apparizione tramandata nel tempo e riproposto con il linguaggio “fiorito” e suggestivo della visita pastorale del vescovo Cesare Speciano alla fine del Cinquecento. Una cronaca che ha le sue radici nel prezioso documento del 31 luglio 1432, conservato negli archivi diocesani: appena due mesi dopo i fatti, il vicario generale Antonio Aleardi attestava ufficialmente la testimonianza di una delegazione di fedeli che riferirono che lunedì 26 maggio, verso le ore 17, in località Campo Mazzolengo, la Vergine era apparsa a Giannetta de’ Vacchi. Tale verifica ufficiale fu il primo passo per la trasformazione di un “fontanile in un campo” in un luogo di accoglienza e di fede, portando alla costruzione di una prima chiesa e di un hospitium per i pellegrini, prima che San Carlo Borromeo e Pellegrino Tibaldi dessero vita, nel Cinquecento, alla monumentale struttura che ancora oggi si può ammirare.

La celebrazione pomeridiana è entrata nel vivo con la benedizione dell’acqua, elemento sorgivo e cuore del messaggio di Santa Maria del Fonte. Subito dopo il Santuario è sprofondato in un silenzio assoluto. Per alcuni minuti l’unica voce è stata quella del raccoglimento interiore e della preghiera, fino allo scoccare delle 17.

Al primo rintocco delle campane, che annunciavano l’ora esatta del prodigio, il silenzio è stato sciolto dalle note dell’Ave Maris Stella. Il canto di questo antico inno mariano dell’VIII-IX secolo ha dato inizio al momento più atteso: il vescovo Scampa muovendosi lungo la navata della basilica ha asperso l’assemblea con l’acqua benedetta attinta dal Fonte in un gesto di purificazione e rinnovata speranza. Lo stesso hanno fatto anche alcuni altri sacerdoti, sia all’interno della basilica che negli spazi esterni.

La liturgia del “Proprio cremonese” per la solennità di Santa Maria del Fonte, patrona della Diocesi insieme a Sant’Omobono, si è sviluppata attorno a due temi centrali della Sacra Scrittura, che richiamano i simboli stessi di questo luogo: da un lato il segno del Santuario, che manifesta la presenza costante di Dio in mezzo alla nostra storia umana; dall’altro il segno dell’acqua, che caratterizza il titolo stesso del Santuario di Caravaggio. È l’acqua viva dello Spirito, ma è anche l’acqua che idealmente scaturisce da Maria: è Cristo stesso, acqua che estingue la nostra sete e rigenera il cammino dei credenti.

La liturgia è poi proseguita con il canto dei Secondi Vespri solenni, durante i quali monsignor Lafranconi ha offerto una riflessione densa di concretezza, partendo proprio dal dialogo tra Maria e la giovane Giannetta: «Quante volte – ha detto – diciamo anche noi “non ho tempo”. Non ho tempo di pregare, di andare a messa, di dedicare un po’ della giornata a un ricordo specifico del Signore. Andiamo via dal Santuario con una gioiosa determinazione: tra le tante cose, voglio trovare uno spazio per Dio». Una priorità che diventa testimonianza per i più giovani: «Come capiranno i nostri ragazzi il senso della preghiera, se non lo vedono nel tessuto quotidiano della famiglia? Sperimentino che c’è uno spazio per il Signore da sottrarre magari a tante visioni, alle ore passate sul cellulare. Promettiamo a noi stessi di trovare ogni giorno quel momento, con la fiducia filiale verso Colui che Gesù ci ha insegnato a chiamare Padre».

La giornata di festa è proseguita alla 18 con l’ultima Messa della solennità presieduta dal rettore del Santuario. Alle 21, poi, come ogni 26 del mese, la recita del Rosario aux-flambeaux lungo i portici del Santuario.

Si chiuderanno così ufficialmente al santuario di Santa Maria del Fonte, presso Caravaggio, le celebrazioni del 594° anniversario dell’Apparizione, sigillando nel segno della luce e del silenzio una giornata che ha confermato, ancora una volta, il legame indissolubile tra il della Chiesa cremonese con la sua Patrona. Una devozione che, però, va ben oltre i confini diocesani tanto di aver voluto fare di Santa Maria del Fonte il santuario regionale della Lombardia.

 

Il video integrale della celebrazione

 

 

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