Caritas Cremonese: nuovo report sulla povertà per uno sguardo “oltre l’emergenza”
Mentre a Roma Caritas Italiana presenta il Rapporto nazionale, offrendo una lettura aggiornata delle fragilità che attraversano l’intero Paese, Caritas Cremonese accende i riflettori sulla realtà locale pubblicando il suo primo report sulle povertà, con una sintesi dei dati relativi all’anno 2025. La grande novità di questo studio risiede nel metodo: non si limita a fotografare l’attività della sede centrale, ma nasce da un lavoro sinergico e di messa in rete delle informazioni del Centro di ascolto diocesano con i Centri di ascolto del territorio, tutti aderenti all’Osservatorio delle povertà e delle risorse e uniti dall’utilizzo del sistema informativo Ospoweb. Si tratta di un cambio di passo metodologico fondamentale per superare la semplice “percezione” del disagio e arrivare a una conoscenza approfondita delle reali situazioni di bisogno e delle risorse disponibili nelle 5 zone pastorali della Diocesi.
Scarica il testo completo del Report
Il report analizza l’attività svolta nel 2025, periodo in cui sono state ascoltate 506 persone, le quali hanno fatto emergere ben 615 bisogni specifici. Con la loro attivazione e il loro coinvolgimento, sono stati realizzati 746 interventi di supporto. Il 63% delle persone è stato accolto dal Centro di ascolto diocesano di Cremona, mentre il restante 37% è stato intercettato dai centri territoriali (tra cui Soresina, Castelleone, Caravaggio, Brignano Gera d’Adda e diverse parrocchie cittadine come Boschetto, Cambonino e San Bernardo).
Dall’analisi dettagliata della sintesi dei dati emergono le seguenti caratteristiche:
- Cittadinanza e provenienza. Si registra una prevalenza di cittadini stranieri (58%) rispetto agli italiani (41%). I tre principali Paesi di origine delle persone accolte sono l’Italia (35%), il Marocco (13%) e la Romania (12%).
- Genere ed età. Sostanziale parità tra i generi (51% maschi, 49% femmine). Le fragilità attraversano tutte le generazioni – dai giovani di 19 anni fino agli anziani over 75 – concentrandosi nelle classi di età centrali.
- Profilo sociale e occupazionale. Il 74% delle persone vive inserito in un nucleo familiare, segno che la povertà colpisce contesti d’affetto condivisi. Sotto il profilo lavorativo, sebbene il 54% risulti disoccupato, è significativa la quota di “working poor”, ovvero persone che pur avendo un’occupazione (quasi il 25%) non riescono a far fronte alle spese quotidiane. Pensionati (10%) e casalinghe (7%) completano il quadro.
- Bisogni, richieste e interventi: I bisogni principali riguardano le difficoltà economiche (36%), la mancanza di lavoro (24%) e le problematiche familiari (11%). Le richieste più frequenti si concentrano sulla casa/alloggio (42%, come il pagamento di affitti e utenze) e sui beni materiali (36%, come i pacchi alimentari). Di contro, la risposta della Caritas si è concretizzata principalmente in interventi di ascolto e relazione (47%), sostegni per l’alloggio (29%) ed erogazione di beni materiali (15%).
I dati raccolti mostrano come le fragilità intercettate dalla Caritas siano sempre più multidimensionali e coinvolgano sia cittadini italiani sia stranieri. Le difficoltà economiche, lavorative e abitative rappresentano gli elementi più ricorrenti, mentre l’ascolto continua a costituire il principale strumento di accompagnamento e sostegno. Emergono tuttavia differenze significative tra i diversi gruppi di popolazione, che confermano la necessità di interventi flessibili e capaci di rispondere a bisogni specifici e in continua evoluzione.
«Ci sono vite che accadono ma che non esistono, come le vite dei poveri che nessuno racconta: vite invisibili e ai margini che troppo spesso passano inosservate – evidenzia don Pierluigi Codazzi, direttore della Caritas Cremonese –. Ricordarle, descriverle e testimoniarle è il primo passo per farle esistere e per andare oltre la parziale percezione della realtà. L’osservazione profetica della Chiesa è alla base di una progettualità che vuole andare oltre l’emergenza, vedendo negli ultimi non dei beneficiari passivi, ma dei protagonisti attivi del loro cambiamento. In questo modo, le persone accolte diventano una risorsa per il territorio e per la stessa comunità che vivono e animano».
Il Progetto dell’Osservatorio delle povertà e delle risorse, realizzato grazie al lavoro di operatori e volontari che operano sul territorio diocesano, adotta il metodo della “pedagogia dei fatti”: educare la comunità partendo dalla conoscenza reale delle sofferenze e delle lacerazioni del territorio per costruire risposte di solidarietà e corresponsabilità. Sul lungo periodo, l’obiettivo non è solo produrre dati statistici, ma rafforzare in modo strutturale la capacità di advocacy della Caritas. Consolidare pratiche, metodologie e competenze di incidenza politica e sociale permetterà di stimolare un confronto sempre più serrato e costruttivo con le istituzioni locali, il terzo settore e le realtà ecclesiali, per promuovere cambiamenti normativi e sociali duraturi a tutela dei diritti dei più fragili.
Per rispondere tempestivamente alle gravi ma temporanee difficoltà economiche intercettate dal report, lo strumento principale a disposizione delle Caritas parrocchiali e diocesana resta la Borsa di Sant’Omobono. Nato nel 2020, questo fondo speciale offre un aiuto concreto e immediato per il pagamento di utenze, affitti, per l’emergenza alimentare o sanitaria e per percorsi di ricollocazione nel mercato del lavoro. La Borsa è interamente alimentata dalle offerte deducibili di privati e aziende: un segno tangibile di come la comunità cremonese possa attivamente sostenere chi si trova temporaneamente nel momento della fatica.