Papa Leone XIV a Pavia incontra le Chiese di Lombardia
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Quella del 20 giugno è una data che segna un particolare legame tra la Chiesa lombarda (e quella cremonese) con il successore di Pietro. Il 20 giugno 2026, infatti, segna il «ritorno a casa» dell’agostiniano Papa Prevost nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, dove sono custodite le reliquie del vescovo d’Ippona, nella sua prima visita in terra lombarda. Ma il 20 giugno è anche l’anniversario della visita di Papa Francesco a Bozzolo (20 giugno 2017) e della visita di Papa Giovanni Paolo II a Cremona e Caravaggio (19-21 giugno 1992).
Coincidenze che il vescovo Antonio Napolioni ha avuto modo di ricordare a Papa Leone nel breve incontro che i vescovi lombardi hanno avuto con il Santo Padre nel pomeriggio di sabato 20 giugno nel chiostro della basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, dove il Pontefice poco prima il Superiore generale, il Superiore Provinciale dei Consigli e la comunità agostiniana pavese. Poi la celebrazione in basilica, salutato dall’affetto della rappresentanza diocesana fatta di sacerdoti e diaconi, dai membri della vita consacrata, alcuni fedeli laici più attivamente coinvolti nella vita della diocesi: i membri del Consiglio Pastorale Diocesano e della Consulta delle aggregazioni laicali. E poi tanti malati e disabili.
«Una bellissima giornata regalata a tutta la Chiesa della Lombardia – ha commentato il vescovo Antonio Napolioni, presente insieme al vescovo emerito Dante Lafranconi –. Abbiamo vissuto momenti di fede, di semplicità, di comunione intorno alla memoria di sant’Agostino che ci ripropone, attraverso Papa Leone, una chiave di lettura della fede e della pastorale. Ne faremo tesoro».
«Quando ho stretto la mano al Papa mi sono permesso di citargli una coincidenza simpatica: proprio il 20 giugno di nove anni fa Papa Francesco veniva a Bozzolo, poi andò anche a Barbiana: per onorare prima la memoria di don Primo Mazzolari e poi di don Lorenzo Milani. Direi che le nostre Chiese hanno dei tesori da scoprire, da mettere a frutto. E anche le indicazioni che il Papa ha dato alla Chiesa di Pavia penso siano valide per tutte le Chiese di Lombardia, che hanno le stesse risorse e le stesse sfide».
Le prime parole pubbliche di Papa Leone sono state pronunciate all’interno del chiostro agostiniano: «È un messaggio molto importante per il modo: che siamo segno della carità, che sappiamo vivere l’amore, la riconciliazione e la pace». E ancora: «Sant’Agostino ci insegna a vivere ciò che Gesù ci ha insegnato: amare Dio e amare i fratelli e le sorelle», ha proseguito: «Quale è più improtante? Amare Dio, ma non sappiamo se stiamo andando Dio se non amiamo i fratelli. L’amore fraterno è tanto importante, la carità verso tutti. È un messaggio molto importante per il modo: che siamo segno della carità, che sappiamo vivere l’amore, la riconciliazione e la pace».
Nella sua riflessione in basilica il Pontefice ha invitato a «Non scivolare in un atteggiamento negativo e pessimista, incapace di generare vita nuova». «Come possiamo oggi, qui a Pavia, essere una Chiesa viva?», la domanda da porsi in una comunità «di antica tradizione che rimane viva e presente nella città e nel territorio, attenta ai segni di questo tempo e alle sue sfide, senza lasciarsi scoraggiare dalle fatiche, dal contesto secolarizzato e dalle difficoltà nella trasmissione della fede». «Stare uniti a Cristo, pietra viva, scartata dagli uomini ma scelta da Dio. Cristo è il fondamento dell’edificio spirituale, è la pietra angolare posta come base del nostro cammino ecclesiale, dell’agire pastorale e dell’evangelizzazione», la prima indicazione di rotta: «Questo essere costruiti e costruire in Cristo ci preserva dal rischio di disperderci e affaticarci in cose secondarie, magari buone, ma che non vanno all’essenziale». «Naturalmente siamo chiamati a essere realisti, e sappiamo che nelle comunità parrocchiali e nella vita di una diocesi ci sono tante urgenze e tanti impegni che richiedono presenza e molteplici attività», ha osservato il Papa, secondo il quale «si tratta però di ricondurre tutto al centro, di costruire sempre a partire dalla pietra angolare, di impedire che le nostre azioni risultino dispersive, centrate unicamente su noi stessi e sui nostri sforzi».
«Facciamo crescere una Chiesa in cui si cammina insieme, capace di rinnovarsi senza dividersi, in cui tutti si riconoscono fratelli e lavorano con gioia al servizio del Regno di Dio». L’esortazione del Papa. «Dobbiamo imparare ad essere comunità cristiane centrate sull’essenziale, anche se ciò dovesse comportare la rinuncia a qualche struttura e a qualche sicurezza del passato», la consegna di Leone XIV, secondo il quale «l’essenziale è vivere con Cristo, e diffondere il suo Vangelo è ciò che ci deve stare a cuore».
Al termine dell’omelia pronunciata nella basilica di San Pietro al Ciel d’Oro, il Papa ha sottolineato «l’importanza della pastorale universitaria e del dialogo con la cultura». «Lo studio e l’elaborazione scientifica spronano i credenti a pensare una proposta di fede capace di illuminare la ricerca di verità, di giustizia e di bellezza che muove l’animo umano», ha affermato Leone XIV, prima dell’atto di venerazione delle reliquie di Sant’Agostino.
Poi l’abbraccio ai fedeli presenti all’esterno della basilica, prima di partire con la papamobile alla volta del Duomo, dove ad attenderlo c’erano i ragazzi dei Grest. Tappa successiva nella vicina piazza Vittoria con l’incontro ufficiale con la cittadinanza.
Un bagno di folla di circa 15mila persone, secondo gli organizzatori che nel tardo pomeriggio è proseguito con un’ulteriore tappa lombarda, a Sant’Angelo Lodigiano, nel ricordo di santa Francesca Cabrini.