Festa dell’Assunta in Cattedrale con la Regina del Po. Nella riflessione del vescovo un richiamo a quel “deserto” che può diventare luogo di silenzio e fecondità
Foto Simone Tussi
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Il deserto come luogo di siccità e morte, ma anche del silenzio e della fecondità: una dimensione non soltanto “ecologica”, ma dell’animo umano, per ritrovare uno sguardo nuovo su se stessi e la propria vita. Una destinazione altra e alta di cui Maria è la guida.
È questo il messaggio che il vescovo Antonio Napolioni ha proposto nella solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, in occasione dell’Eucaristia presieduta nella Cattedrale di Cremona, intitolata proprio all’Assunta.
Una celebrazione caratterizzata anche dalla presenza in Duomo dell’effigie della Regina del Po, la stata della Vergine conservata a Brancere e che proprio nel cuore dell’estate diventa un segno caro e di devozione per i territori lungo il Grande Fiume.
L’immagine sacra, collocata quest’anno al centro della navata principale della Cattedrale, rivolta verso la piazza di Cremona, ha richiamando al cammino: non tanto la tradizionale processione sul Po (quest’anno sospesa per la siccità), quanto al cammino nelle strade della vita di tutti i giorni. «Anche se oggi non può “camminare” sull’acqua – ha spiegato il vescovo – portiamo la Chiesa fuori, in missione, per ricordarci che anche la nostra piccola vita ha un destino più grande».
Nella breve omelia rivolta ai tanti fedeli presenti, tra cui anche i rappresentanti dell’Amministrazione comunale di Cremona e della Provincia, il vescovo ha ricordato che «quando è stata assunta in cielo, Maria è tornata a casa sua per sempre: alla casa del cielo e nel cuore di Dio. Oggi la guardiamo con gratitudine e fiducia, mentre ci rassicura sulla nostra destinazione lassù».
Nella solenne liturgia celebrata dai canonici del Capitolo della Cattedrale, il vescovo si è poi soffermato su un terzo luogo, tra cielo e terra, tratto dalla prima lettura dell’Apocalisse di Giovanni: il deserto, dove Maria fuggì e trovò riparo dopo aver partorito Gesù, custodita da Dio. «La parola “deserto” in questi giorni mi ha intrigato: se non possiamo andare sul Po perché è in secca, significa che stiamo diventando un deserto», ha detto il vescovo, declinando la parola “deserto” non tanto in senso ambientale e climatico, quanto nel suo senso spirituale e soprattutto umano, «dalla violenza e dalla guerra, come avviene nella Striscia di Gaza».
Che cosa significa dunque per i cristiani il rifugiarsi di Maria in un deserto? Il vescovo ha citato l’esperienza del monastero di Betlemme Madonna del Deserto di Gubbio, retto dalla Famiglia monastica di Betlemme, dell’Assunzione della Vergine Maria e di San Bruno. «Il deserto – ha detto ancora il vescovo – attira i credenti, i cercatori di Dio: dà ristoro e “fidanzamento”, come racconta il profeta Osea». E ancora: «Nel periodo delle vacanze serve quel silenzio che il deserto può dare per rigenerarsi. Maria è una grande possibilità di ascolto fecondo, che genera quella nuova vita che vince la morte».
Monsignor Napolioni ha poi allargato la riflessione a un altro tema di attualità: l’essere madri e l’aborto: «Siamo ammalati di sterilità. Chi stiamo diventando se stiamo assecondando la morte anziché la vita? Se esistono tutte le facilitazioni possibili per la prima, dove sono invece quelle per la vita dei piccoli, dei poveri e degli inermi?». Da qui l’invito a porre la questione sul piano della dignità umana e del cambiamento culturale invece che «di una battaglia ideologica o partitica». Una trasformazione per la quale «ci vuole il silenzio e non la polemica per rientrare in noi stessi». E «Maria ci guida in questo percorso», ha detto. Ricordando poi come «il magistero della Chiesa è chiaro, discreto, coraggioso, ma ha bisogno che diventi mentalità.
Il vescovo ha concluso l’omelia sottolineando come la festa di Ferragosto possa essere il cuore dell’estate:« quando il deserto comincia a fiorire, quando si riprende a camminare con Maria sulle acque in tempesta della nostra storia».
Al termine della celebrazione la statua della Regina del Po, rimasta esposta alla devozione dei fedeli per l’intera mattinata (dopo che venerdì sera era stata portata in processione percorrendo Lungo Po Europa, davanti alle società canottieri, pregando il Rosario aux flambeaux animato dalla parrocchia di Cristo Re), è stata accompagnata processionalmente sulla piazza, portata a spalla dai “pescatori scalzi”.
Nonostante sia stato annullato il tradizionale momento suggestivo della processione fluviale a causa degli scarsi livelli del Po, l’immagine della Madonna ha raggiunto poi in forma privata la località Isola Provaglio, nella zona del Sales di Brancere, dove alle 16.30 è stata celebrata la Messa, presieduta dal vicario episcopale per la Pastorale don Antonio Bandirali e concelebrata da don Pierluigi Vei (parroco di Stagno Lombardo e Brancere) e don Roberto Musa (parroco di San Daniele Po e Pieve d’Olmi).
Foto Simone Tussi
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La Festa dell’Assunta, promossa dalla Zona pastorale 3 insieme alle Parrocchie di Stagno Lombardo e Brancere, con il patrocinio di Provincia di Cremona e Comuni di Cremona e Stagno Lombardo, in collaborazione con la Protezione Civile e le Società canottieri, è quindi ripresa nel pomeriggio nei pressi del Sales dove, in processione sull’argine del Po, non è mancato il ricordo e la preghiera per quanti sono morti nel fiume e a causa delle alluvioni.
Poi in località Isola Provaglio, nei pressi della santella con l’immagine della Regina del Po realizzata dal pittore cremonese Graziano Bertoldi, è stata celebrata l’Eucaristia, alla presenza delle Amministrazioni comunali dei comuni rivieraschi con i propri gonfaloni, rinnovando così la tradizionale “Festa dell’Assunta – Madonna del Po” iniziata una cinquantina di anni fa sulla spinta dell’allora parroco don Aldo Grechi.
Il video integrale della celebrazione in Cattedrale