Alla Casa dell’accoglienza accolti cinque nuclei famigliari rimasti senza casa dopo il nubifragio
Dopo il nubifragio del 28 agosto, insieme alla messa in sicurezza degli edifici per scongiurare altri pericoli per l’incolumità pubblica, la priorità resta l’attenzione alle persone, in particolare chi non ha più una casa. Nel comune di Cremona sono 14 i nuclei famigliari evacuati dalle proprie abitazioni per motivi di sicurezza dopo la tromba d’aria e per cinque di questi, dopo un primo ricovero in albergo, nella mattinata di mercoledì 2 settembre si sono aperte le porte della Casa dell’accoglienza di Cremona. La Diocesi di Cremona, infatti, attraverso Caritas Cremonese, si è messa da subito a disposizione per supportare ogni necessità.
«Venerdì scorso, appena abbiamo capito quello che era successo, – racconta don Pierluigi Codazzi, direttore di Caritas Cremonese – ci siamo messi al lavoro per liberare alcuni spazi della Casa dell’accoglienza ed essere pronti a far fronte a necessità di accoglienza di cui poteva esserci bisogno. E devo dire che proprio la nuova fisionomia della Casa, dopo i lavori di ristrutturazione, ha permesso di essere pronti a questo tipo di accoglienza, grazie proprio alle autonomie delle varie parti della struttura che si sono venute a creare con la riprogettazione degli spazi».
Ancora un po’ spaesati, nella tarda mattinata di mercoledì 2 settembre i cinque nuclei famigliari hanno potuto entrare nelle loro stanze, nell’ala della struttura dove già risiedono alcune persone temporaneamente a Cremona per motivi di lavoro, potendo usufruire anche di uno spazio comune attrezzato di cucina. Si tratta di due giovani coppie, un giovane con la madre, una persona singola e una famiglia con un bambino piccolo. Chi con la macchina carica di quello che è riuscito a salvare, chi con il pensiero di come riuscire ad attrezzare un angolo in cui poter continuare da subito la propria professione collegandosi con il computer.
«Si tratta di persone tutte con la loro autonomia – precisa don Codazzi –. Sicuramente si dovranno un po’ adattare a questo contesto che è certamente insolito e in cui verranno a contatto con persone che vivono altri tipi di situazioni di difficoltà. Noi naturalmente cercheremo di stare al loro fianco per quanto possiamo e vogliamo si possano sentire davvero a casa. In fondo la Casa dell’accoglienza vogliamo che sia proprio questo».
Dopo aver scaricato i bagagli, per tutti c’è stata la possibilità di accedere alla mensa della Caritas. Attorno il brulichio degli operatori della struttura, impegnati a completare gli ultimi interventi necessari perché tutto fosse preparato al meglio per dare loro il benvenuto.
Ad accompagnare i cinque nuclei anche l’assessore ai Servizi sociali e fragilità del Comune di Cremona, Marina Della Giovanna, insieme ad alcuni operatori dei Servizi sociali.
«C’era la necessità – spiega l’assessore – di trovare nell’immediato un luogo per loro: un luogo che fosse meno freddo e asettico di un hotel, che è stata la prima risposta nell’immediatezza dell’emergenza. Nei prossimi giorni avremo modo di colloquiare in maniera più puntuale con tutte le persone evacuate e valutare in modo più approfondito quali sono le esigenze, in base anche ai dati che arriveranno dalle perizie tecniche sui loro alloggi. E in caso si prospettassero tempi medio-lunghi occorrerà trovare altri tipi di soluzioni, che stiamo comunque già valutando. Consideriamo che si tratta di persone che all’improvviso sono state catapultate in quell’emergenza che tutti noi abbiamo vissuto e che per loro è stata ancora più forte, perché hanno dovuto lasciare la propria casa. Alcuni hanno avuto la casa scoperchiata e ora c’è anche l’elaborazione del trauma di questa situazione particolarmente forte».
Al momento nel comune di Cremona sono 14 i nuclei evacuati: per cinque situazioni si è potuto far fronte attraverso le rispettive reti famigliari o di amicizia, negli altri casi si è mobilitato il Comune e cinque di loro hanno trovato posto alla Casa dell’accoglienza.
«Ci tengo a sottolineare – afferma ancora don Codazzi – l’attenzione che, a fronte della situazione che si è venuta a creare in seguito al nubifragio, quanti sono già accolti alla Casa dell’accoglienza hanno dimostrato, rendendosi disponibili per dare una mano. Una disponibilità, ad esempio, per le pulizia delle strade: abbiamo informato il Comune che sta valutando con Aprica le possibili modalità operative».