A Caravaggio l’avvio dell’anno pastorale con l’invito del Vescovo: «Di fronte a Dio non contano i calcoli, ma la relazione. Lui ci chiama amici»
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Sotto la protezione di Santa Maria del Fonte ha mosso i suoi primi passi il nuovo anno pastorale della Chiesa di Cremona. Nel pomeriggio di domenica 20 settembre la comunità diocesana si è data appuntamento al Santuario di Caravaggio insieme al vescovo Antonio Napolioni per rinnovare il tradizionale pellegrinaggio d’inizio anno e affidare alla Vergine le speranze, i progetti e la vita di tutte le realtà del territorio.
A dare l’avvio, nel pomeriggio alle 15.45, è stata la recita del Rosario, ritmata dal tema “Per noi vivere è Cristo”, titolo degli orientamenti pastorali firmati dal vescovo. Nelle meditazioni dei misteri gloriosi si sono intrecciati i punti cardine del cammino che attende la diocesi: dall’urgenza di far diventare le comunità «case della pace» alla necessità di una trasmissione della fede che passa attraverso comunità «vive e ospitali, capaci di pregare e di ascoltare», fino al valorizzare la partecipazione come «esigenza della comunione e della missione».
Terminata la preghiera mariana il vescovo si è recato al Sacro Speco, davanti alle statue che ‘ricordano l’apparizione di Maria e Giannetta, affiancato dai sacerdoti concelebranti. Sulle note delle litanie del Santuario ha pronunciato il solenne Saluto alla Vergine, affidando a Maria la Chiesa di Cremona in cammino: «Siamo qui per ascoltare con te la parola di Dio che vuole farsi carne anche in noi: nelle famiglie e nelle comunità, nei giovani e negli anziani, in chi cerca il senso della vita, in chi soffre, in chi lotta e spera, in chi desidera e semina la pace». E ancora un’invocazione speciale per le vocazioni: «Fa’ sentire a chi ha il cuore giovane l’affascinante chiamata di Dio, e suggerisci risposte generose».
Dal Sacro Speco la solenne processione d’ingresso si è snodata verso il prato all’esterno della basilica, all’altare del Crocifisso. A prestare servizio liturgico – coordinato dal cerimoniere vescovile don Matteo Bottesini e dal responsabile dell’Ufficio liturgico don Francesco Gandioli – sono stati i giovani ministranti dell’unità pastorale di Cassano d’Adda, giunti a Caravaggio per accompagnare da vicino in questo giorno speciale il loro conterraneo, il seminarista Nicolò De Maestri, che durante la celebrazione è stato ammesso al percorso verso il diaconato e il presbiterato.
Ad animare la liturgia con i canti è stato il coro della comunità cattolica di origine africana e lingua francese presente in diocesi, composta prevalentemente da fedeli della Costa d’Avorio. Un’animazione che ha sorpreso e commosso l’assemblea: «Sembrava di essere un po’ a Lourdes, vi siete accorti?», ha sottolineato il vescovo introducendo la celebrazione. «Siamo in comunione con tutta la Chiesa perché la Chiesa è così: colorata, variopinta, multiforme, sinfonica. Vogliamo essere una Chiesa più accogliente, più fiduciosa, più parabola di pace per il mondo».
All’altare, accanto a monsignor Napolioni, erano presenti i vescovi Dante Lafranconi e Carmelo Scampa, il rettore del Santuario don Massimo Calvi, i vicari episcopali, numerosi sacerdoti e diaconi giunti da tutta la diocesi, insieme alle religiose, ai religiosi, ai volontari dell’Unitalsi con i malati e ai rappresentanti delle associazioni diocesane.
Nelle letture della domenica la Parola di Dio ha risuonato con la forza del profeta Isaia (“I miei pensieri non sono i vostri pensieri”), della lettera ai Filippesi (“Per me il vivere è Cristo”) e del Vangelo di Matteo con la parabola dei lavoratori della vigna.
Al centro dell’omelia del vescovo Napolioni c’è stato il richiamo a una «fede umile, profonda, che può essere alimentata continuamente dal nostro desiderio, quello più profondo che Sant’Agostino ci ha insegnato ad ascoltare». Una fede che ritrova il suo centro nel grembo di Maria, dove «Gesù si fa trovare piccolo, bambino, pronto a cominciare la vita con noi».
Soffermandosi sul Vangelo del giorno – «un Vangelo poco digeribile, che dà quasi motivo di arrabbiarsi, perché, come gente laboriosa sa capire bene, il lavoro va retribuito con giustiziai» – il vescovo ne ha svelato la logica profonda: «Che cosa vuol dire davvero il Signore? Che siamo fatti non per la paga, ma per il guadagno. Per un mettere a frutto, per un investimento di tutto ciò che mettiamo in gioco. Se non mettiamo in gioco noi stessi, a cosa serve la vita?».
E proprio nel cuore della parabola si nasconde il messaggio più prezioso: «Il segreto di questo Vangelo è l’essere stati guardati da Dio, il non essere abbandonati a noi stessi. Il nostro bisogno più profondo è sapere di chi siamo, dove ci sentiamo davvero a casa, non sentirci dimenticati. E quando il padrone risponde all’operaio, gli dice: “Amico, io non ti faccio torto”. Dio sa dire “amico” come nessuno sulla terra lo sa dire. Non li chiama più servi, li ha chiamati amici: e non c’è amore più grande che dare la vita per gli amici».
Subito dopo l’omelia si è svolto il rito di ammissione tra i candidati al ministero presbiterale di Nicolò De Maestri. Il seminarista ventottenne di Cassano d’Adda, chiamato per nome dal diacono, ha risposto con fermezza il suo «Eccomi» portandosi davanti al vescovo per manifestare il proprio proposito in risposta alla chiamata del Signore.
Un passaggio importante richiamato già dal vescovo a inizio Messa: «Qualcuno dirà: uno solo? Lui è tutta la sua vita, quindi oggi conta la sua vita, non è un numero. Però posso dirvi che non mancano i giovani che stanno bussando alla porta del Seminario come anche di forme di vita consacrata, perché il Signore non si stanca mai di affascinare, di chiamare, di coinvolgere, a maggior ragione in questo tempo che ha infinito bisogno di misericordia e di salvezza».
Dopo il rito di ammissione di Nicolò, l’assemblea si è unita nella preghiera dei fedeli dedicata al giovane di Cassano d’Adda, accompagnando l’invocazione di benedizione pronunciata dal vescovo sul suo cammino vocazionale.
Prima della benedizione finale la celebrazione ha visto un altro momento di particolare significato: l’istituzione della visita pastorale che nei prossimi mesi vedrà il vescovo incontrare le comunità religiose presenti in diocesi: i tre istituti maschili e le circa venti comunità femminili presenti in diocesi (compresi i monasteri di clausura delle Domenicane a Cremona e delle Visitandine a Soresina). Un gesto di attenzione verso chi offre una «testimonianza di radicale consegna della vita all’amore di Dio».
I religiosi e le religiose presenti si sono avvicinati all’altare leggendo un’invocazione corale: «Ti ringraziamo per la varietà dei carismi che il Tuo Spirito ha suscitato tra noi: la contemplazione, l’annuncio del Vangelo, il servizio ai poveri, la cura degli ammalati e dei giovani. Accoglici, uniti come in un solo corpo alla tua Chiesa». Il vescovo Napolioni ha risposto confermando la grazia della loro presenza e lo spirito di questo imminente cammino d’incontro: «Vengo per ascoltarvi, conoscervi e condividere la passione per il Vangelo. Camminiamo insieme con fiducia».
Con la solenne benedizione finale si è chiuso il pellegrinaggio diocesano, che segna il primo fondamentale passo verso i prossimi appuntamenti d’inizio anno pastorale: sabato 26 settembre la Chiesa cremonese tornerà a radunarsi per il Convegno pastorale diocesano in Seminario, momento operativo di confronto ed elaborazione per tradurre nella vita di ogni parrocchia e comunità il cammino tracciato.
“Per noi vivere è Cristo”: il messaggio del Vescovo per l’anno pastorale 2026/2027