L’ultimo saluto al diacono Mario Buttarelli, «segno di Cristo servo tra i malati e nella quotidianità»
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Si sono svolti nella mattinata di lunedì 21 settembre, nella chiesa superiore del Seminario vescovile di Cremona, i funerali di Mario Buttarelli, decano dei diaconi permanenti della diocesi, scomparso il 17 settembre a 92 anni. Una celebrazione raccolta e partecipata, ospitata proprio nella chiesa che per il diacono Mario è stata la chiesa della sua comunità parrocchiale, quella di Sant’Antonio Maria Zaccaria.
Il feretro è stato accolto all’ingresso dal parroco don Stefanito Lazzari insieme ad alcuni diaconi permanenti. Le esequie sono quindi state presiedute dal vescovo Antonio Napolioni e concelebrate dal vescovo emerito Dante Lafranconi insieme ad alcuni sacerdoti diocesani. Insieme ai due figlie e agli altri famigliari, presenti tanti amici e naturalmente i confratelli nel diaconato.
Nel giorno in cui la Chiesa fa memoria dell’apostolo san Matteo, l’omelia del vescovo Napolioni ha offerto una chiave di lettura aderente alla parabola esistenziale del diacono Mario. «Godiamo della parola di Dio in questo giorno meravigliosamente in sintonia con la vita del nostro diacono Mario», ha esordito il vescovo. «La chiamata di Matteo avviene nel suo posto di lavoro, poi in casa, e finalmente tutto si gioca nell’interiorità. Questo è il percorso che anche Mario ci ha testimoniato, vivendo la sua professione con generosità accanto ai malati per intuire che ogni persona deve essere accostata con delicatezza, cuore, sentimenti, speranza».
Richiamando la lettera con cui Mario presentò a suo tempo la richiesta di ordinazione diaconale, monsignor Napolioni ha sottolineato il senso genuino del suo ministero: «Diacono significa, come lui scriveva accuratamente nella sua domanda, “segno sacramentale di Cristo servo”. Dunque non è necessariamente uno che fa qualche cosa, ma uno che con il suo stile testimonia lo stile di Gesù. Gesù ha esercitato il suo sacerdozio nelle relazioni: il suo è il sacerdozio della familiarità. Per questo abbiamo bisogno dei diaconi». Un percorso condiviso passo dopo passo con la moglie Maria: «Una vera coppia diaconale, consacrata all’amore di Dio e degli altri in quella dimensione domestica, di quartiere e di ospedale che Mario ci ha testimoniato».
Non è mancato il ricordo delle opere semplici ma “contagiose” nate dalla sua fede, come la Madonnina dell’Angelo, «diventata punto di riferimento per la devozione mariana, perché desse sempre la sensazione di essere nelle braccia di una madre», fino al tratto umano e spirituale che ha caratterizzato anche gli anni della malattia e della fragilità. Riprendendo una testimonianza del vescovo emerito Dante Lafranconi, il vescovo Napolioni ha ricordato l’entusiasmo mai spento del diacono Mario: «Reso più fragile, ma in una quotidiana compagnia con Gesù, trasmetteva entusiasmo, appassionato per i beni di Dio e per le cose semplici che il Signore ci ha consegnato».
In conclusione, un fiducioso affidamento alla preghiera di Mario per la Chiesa e la società di oggi: «Aiutaci a sentirci tutti sempre chiamati, capaci di dire il nostro “sì” mettendo a frutto i giorni, le ore e i minuti della nostra esistenza. Certamente Mario è stato tutti i giorni della sua vita un artigiano di pace – ha detto il vescovo Napolioni – . Aiutaci dal cielo a essere una Chiesa così: umile, serva dell’umanità, appassionata».
Ascolta l’omelia del vescovo Napolioni