In Cattedrale la festa di San Francesco nel ricordo degli 800 anni dal Transito. Il Vescovo: «Senza calcoli o misure. La sua vita è un eterno tuffo in Dio»

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Le note del Cantico delle Creature e l’emozione di una ricorrenza che attraversa i secoli: così la Chiesa di Cremona ha celebrato la festa di San Francesco d’Assisi nella sua Cattedrale. Un appuntamento dal forte valore simbolico a suggellare l’VIII Centenario della morte del Poverello (1226-2026) e nel giorno in cui l’Italia torna a festeggiare civilmente il proprio patrono a quasi cinquant’anni dal ridimensionamento del 1977.

A fare da sfondo spirituale e visivo alla solenne concelebrazione presieduta dal vescovo Antonio Napolioni è stata un’opera speciale allestita in Cattedrale proprio in occasione dell’anniversario francescano. Si tratta della tela intitolata “Francesco: la Pasqua delle Relazioni”, realizzata dall’artista muralista soncinese Davide Tolasi. Un dipinto che rifiuta la classica rappresentazione devozionale francescana per tracciare il cammino del Santo come una struttura vegetale viva: dalle radici piantate nella concretezza della terra e delle origini terrene, fino ai rami che si innalzano verso lo spazio etereo. Un’opera fatta di innesti, scelte e incontri, in cui spiccano la mano segnata dalle stimmate, il cordone dai tre nodi intrecciato al tronco e, in alto, la discreta presenza di un’allodola, simbolo dell’ultimo passaggio pasquale di Francesco. Davanti all’opera anche una reliquia di san Francesco d’Assisi e santa Chiara.

 

 

La celebrazione ha visto la presenza delle massime autorità civili e militari del territorio (con un saluto speciale e ringraziamento del vescovo al prefetto Antonio Giannelli che sta per lasciare Cremona a seguito del suo  nuovo incarico a Foggia) ed è stata concelebrata dal Capitolo della Cattedrale insieme ad alcuni altri sacerdoti diocesani e alla comunità cappuccina di Cremona, con il guardiano padre Andrea Cassinelli che, insieme al vicario generale della Diocesi, don Antonio Mascaretti, ha affiancato il vescovo, che ha da subito invitato a lasciarsi «coinvolgere da questa avventura evangelica», ricordando che tutta «l’Italia è umilmente fiera di questo suo figlio, Francesco d’Assisi».

L’omelia del vescovo Napolioni ha preso le mosse dal rifiuto di ogni retorica, scegliendo di far parlare il cuore e la preghiera: «Cosa dire oggi? Raccontare Francesco? Spiegare Francesco? Discutere Francesco? No! Voglio celebrare, pregare, cantare Francesco, ma non come cantanti e poeti, bensì come fa il Signore stesso, attraverso tutta la sua Chiesa».

Ripercorrendo le strofe del Cantico delle creature e intrecciandole con le suggestioni visive della tela di Tolasi, monsignor Napolioni ha tracciato il profilo di una santità vissuta come «un eterno tuffo in Dio. Senza calcolo, senza misura, in assoluta gratuità».

Soffermandosi su frate Sole e sora Luna, il Vescovo ha mostrato come nella vita del Poverello la Creazione diventi luogo di fraternità universale: «La notte non è più notte grazie a te, limpida scintilla della Sua Luce che, di riflesso in riflesso, traccia una scia che attraversa i secoli». Poi lo sguardo si è posato sul soffio dello Spirito che anima frate Vento e sor’Acqua: «Gonfie di sofferto amore, le vele del tuo cuore prendono il largo da Assisi verso il mondo intero. È il vento che scompiglia mura, città e chiese per guarirle e farle nuove, pietra su pietra, passo dopo passo».

Un passaggio particolarmente intenso è stato dedicato a sora nostra matre Terra e all’attualità del messaggio francescano di pace di fronte ai drammi del presente: «Capolavoro di umile umanità, semplice e giusta, converti noi violenti e suicidi sfruttatori del Creato. Una moltitudine in bianche vesti ti segue: sono i testardi artigiani di pace nelle guerre di ogni tempo. È la festa del perdono che infine vince, a prezzo di sangue e lacrime».

Infine, il richiamo al senso profondo del Transito e alla figura delle allodole venute a cantare al calar della sera attorno al Santo morente “nudo sulla nuda terra”. Un’immagine che il Vescovo ha consegnato a tutta la comunità come invito per il futuro: «Una morte ti ha preso, Francesco, ma l’altra non ti avrà, perché il tuo transito avviene dentro la Pasqua di Gesù, risorto e vivente più che mai. Anche noi vogliamo essere come quell’allodola che, fiera, sugli alti prati d’estate, svetta sull’albero, spicca il volo e canta la vita. La vita di Dio».

La Messa – animata dal Coro della Cattedrale diretto da don Graziano Ghisolfi e con all’organo Fausto Caporali – è terminata con la solenne benedizione impartita dal Vescovo e l’invito a ritornare in Cattedrale mercoledì 7 ottobre quando, alle 21, si terrà la serata di spiritualità francescana guidata dal predicatore della Casa Pontifica, il frate cappuccino padre Roberto Pasolini, che offrirà una meditazione sul tema “La priorità è il Vangelo: ce lo dice san Francesco d’Assisi”.

 

Il video della celebrazione

 

 

Mercoledì una serata di spiritualità in Cattedrale con il predicatore della Casa Pontificia padre Roberto Pasolini