Torrazzo con vista: con il Fai alla scoperta della fragili meraviglie del territorio

 

C’è un momento, due volte l’anno, in cui le porte di Cremona si aprono su ciò che solitamente resta chiuso: un cortile, una scala, una chiesa sconsacrata, un teatro dimenticato. Sono le Giornate Fai, in primavera e in autunno, diventate ormai «un appuntamento fisso, capace di portare alla luce luoghi e ambienti che normalmente non sono visibili agli occhi dei cittadini», come ricorda Davide Bruneri, architetto e capodelegazione del Fai di Cremona nella nuova puntata del podcast Torrazzo con vista. Dietro a queste aperture ci sono due obiettivi precisi: «restituire visibilità a edifici storici solitamente chiusi al pubblico, e raccogliere fondi destinati alla cura e al mantenimento del patrimonio artistico cremonese».

Un obiettivo che, secondo Anna Adami, docente di Storia dell’arte e guida turistica cremonese, ha trovato negli anni un terreno sempre più fertile. «Iniziative come queste – racconta ai microfoni di Torrazzo con vista – sollevano curiosità e interesse, e accompagnano la crescita di tutto il percorso culturale della città. E non si tratta di un sentimento semplicemente revivalistico, del desiderio dei cremonesi di riscoprire le proprie radici e riconoscersi in un’identità». Secondo Adami c’è un interesse culturale autentico, che negli anni ha saputo andare oltre la nostalgia e farsi partecipazione reale.

Quest’anno, ha anticipato Bruneri, le Giornate Fai d’autunno apriranno quattro luoghi solitamente inaccessibili ai cremonesi: l’ex chiesa di San Vitale, l’ex caserma La Marmora, Palazzo Manna e l’ex teatro Politeama Verdi. Quest’ultimo, in particolare, è uno spazio che la città quasi non conosce più. Ecco perché il Fai sceglie di restituirgli visibilità, nella speranza di suscitare attorno a esso cura e interesse condivisi, non soltanto per un giorno.

È proprio sulla parola cura che si inserisce la riflessione di Adami, che da anni vede coinvolti nelle giornate anche i ragazzi dei licei, chiamati a fare da giovani ciceroni. Un’esperienza che, dice, ha un obiettivo preciso: «suscitare una passione che si trasformi poi in cura». Per una guida e docente come lei, «la conoscenza resta il primo passo necessario perché una passione possa nascere: senza di essa, la passione non può mai farsi strada per davvero». Offrire stimoli culturali significa quindi dare alle persone la possibilità di appassionarsi a qualcosa, e quell’interesse, una volta scaturito, può diventare cura concreta, capace di far crescere il patrimonio artistico locale e nazionale.

In questo percorso, osserva Bruneri, il Fai può essere un buon mediatore tra cittadini e istituzioni, ma restano passi da compiere su più fronti. «Mancano ancora una consapevolezza diffusa sui costi reali di manutenzione degli edifici storici e un impegno istituzionale più solido e continuativo». C’è poi un rischio politico, secondo Adami: «In un momento in cui i fondi per la cultura sembrano passare in secondo piano rispetto ad altre priorità, si corre il pericolo di fare un passo indietro proprio quando servirebbe accelerare».

Nonostante questo, la puntata si chiude con uno sguardo fiducioso al futuro, affidato a un’altra iniziativa del Fai: i Luoghi del cuore. «Un appuntamento biennale – ricorda Bruneri – in cui ogni cittadino può votare online il luogo a cui è più legato, mentre ogni delegazione può candidare un proprio sito. I luoghi più votati ricevono un finanziamento destinato proprio alla cura e al mantenimento del bene». Una possibilità concreta, dunque, di trasformare l’affetto dei cittadini in futuro per la storia e la cultura italiana, un voto alla volta.