Unità pastorale “Madre di speranza”, nella festa patronale di san Francesco l’ingresso del parroco don Ferretti e degli altri sacerdoti a servizio delle quattro parrocchie
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Nel tardo pomeriggio di domenica 4 ottobre l’unità pastorale “Madre di speranza” di Cremona ha accolto il nuovo parroco, don Davide Ferretti e il nuovo vicario, il sacerdote novello don Alessandro Galluzzi, entrambi originari di Pizzighettone, che si sono ufficialmente insediati insieme al resto dell’équipe presbiterale che sarà a servizio delle parrocchie di San Bernardo, Beata Vergine Lauretana e San Genesio (Borgo Loreto), San Francesco d’Assisi (Zaist) e Immacolata Concezione (Maristella). Accanto a don Antonio Agnelli e don Vilmo Realini, già collaboratori dell’unità pastorale, diventano ora collaboratori parrocchiali anche don Gianni Cavagnoli (sino ad oggi parroco di Zaist e Maristella) e don Ionut Gabriel Giurgica (già cappellano della comunità cattolica romena di Cremona, con sede a Borgo Loreto), a cui si aggiunge anche il nuovo cappellano della comunità cattolica africana anglofona residente a Borgo Loreto, padre Stanley Ugwoha.
La celebrazione, presieduta dal vescovo Antonio Napolioni, si è tenuta in una contesto particolare: nel giorno del patrono d’Italia e nell’anniversario degli 800 anni dalla morte del Poverello d’Assisi, la Messa è stata celebrata proprio nella chiesa parrocchiale del quartiere Zaist, intitolata a san Francesco. Una chiesa piena gremita fino sul sagrato: insieme ai fedeli delle quattro comunità e agli amici e i famigliari dei sacerdoti, anche gli scout del gruppo Cremona 3 (con sede a San Bernardo) e di una folta rappresentanza della comunità cattolica romena (con sede a Borgo Loreto e con il proprio cappellano tra i nuovi collaboratori pastorali).
Prima ella Messa sul sagrato, il saluto dell’Amministrazione comunale di Cremona al vescovo e ai nuovi sacerdoti. Il sindaco Andrea Virgilio ha accolto con affetto il rientro dal Brasile di quel «sacerdote capace di stare con i giovani» che aveva conosciuto da ragazzo, augurandogli di portare l’esperienza maturata a Salvador de Bahia nell’unità pastorale “Madre di Speranza”, con il suo sguardo capace di «abitare la vita degli altri senza pretendere di possederla». A don Ferretti il sindaco ha poi ricordato che quelle in cui sta entrando «non sono semplicemente quattro parrocchie da amministrare. Sono un popolo da ascoltare, luoghi da abitare, relazioni da tenere insieme». Virgilio ha infine detto che le istituzioni civili guardano con rispetto e gratitudine al lavoro delle comunità parrocchiali, perché «una parrocchia viva non è soltanto un luogo di culto. È una luce accesa nel quartiere. È un presidio di relazioni. È uno spazio nel quale qualcuno può ancora sentirsi accolto e chiamato per nome». Alla fine del saluto l’emozione di Virgilio e di don Ferretti si è sciolta in un grande abbraccio.
La celebrazione, animata dal canto dai cori delle quattro parrocchie riuniti sotto la direzione di Alessandro Ciapessoni, è stata caratterizzata all’inizio dal rito previsto in diocesi per l’ingresso dei nuovi parroci, a partire dalla lettura del decreto di nomina da parte del vicario zonale don Paolo Arienti. Dopo il canto del Veni Creator, il nuovo parroco ha asperso l’assemblea e incensato la mensa eucaristica, ricevendo il benvenuto della comunità parrocchiale nelle parole di due suoi rappresentanti, che hanno espresso tutto l’entusiasmo e la gratitudine per l’ingresso di don Ferretti e di tutta la sua squadra.
Durante la sua omelia, il vescovo ha ripreso il concetto di «squadra»: «Pensate che squadra che avete! Non sprecatela e non fate fare tutto a loro». Citando il capitolo 50 del Siracide, Napolioni ha invitato l’assemblea a discostarsi dalla visione esagerata e anacronistica del sacerdote tuttofare suggerita dalla figura biblica del grande sacerdote Simone. Il sacerdote – ha detto – non è colui che «deve stare dappertutto, fare tutto, decidere tutto». Il vero soggetto dell’azione ecclesiale è il popolo battezzato. La bella squadra che inizia il proprio mandato presso l’unità pastorale “Madre di speranza” non è dunque un vertice isolato, ma parte di una rete in cui tutti devono collaborare.
«Chissà quante raccomandazioni hanno già iniziato a fare – ha detto poi rivolgendosi ai sacerdoti – ma io a don Davide dico solo quello che dice Paolo: la croce non mancherà. Questa cos’è? Una minaccia? No, per noi cristiani è “la bomba”. È la vera risorsa, perché la croce per noi non è più uno strumento di maledizione e di tortura». E allora «quando la indosso che senso ha? È un gingillo? È un monile? È un distintivo?». «La croce – ha ricordato il vescovo – è una missione da abbracciare, proprio come faranno don Davide e gli altri, portando il proprio servizio nell’unità pastorale “Madre di speranza”, così come fece san Francesco che, innamorato di quella del Cristo di San Damiano, non ne fece un feticcio perché «dagli occhi del crocifisso passò agli occhi del lebbroso». La Croce è dunque «un segno d’amore, di fiducia. È una certezza. Cristo ha dato la vita per noi e questa vita continua a circolare nel nostro cuore. Ha dato lo spirito. ha dato la grazia, ha dato il perdono e continua a dare tutto se stesso».
Il vescovo Napolioni ha infine respinto la tentazione di valutare l’azione pastorale con il metro dell’efficienza aziendale. Nel tracciare un bilancio la metrica, invece, deve essere l’incremento di umiltà e la capacità di abbattere la frammentazione. La missione – ha detto – non è «dividersi i pezzetti di una torta», ma operare come una famiglia, in cui le tensioni moltiplicano le opportunità, con la stessa logica della moltiplicazione dei pani. La fraternità diventa perciò, al tempo stesso, lo scopo ultimo e il solo mezzo possibile per la sopravvivenza e l’espansione della comunità.
Al termine dell’omelia il nuovo parroco ha recitato il Credo, a simboleggiare la responsabilità di essere il primo responsabile della diffusione della fede nella comunità.
La celebrazione è proseguita con l’offertorio, curato dai fedeli della comunità romena in abiti tradizionali, seguito dalla liturgia eucaristica.
Dopo le Comunioni il nuovo parroco ha preso la parola per i saluti e i ringraziamenti, rivelando di essere stato sempre accompagnato dal canto “Come tu mi vuoi”, che ha caratterizzato questa celebrazione come anche la Messa di saluto ala comunità di Salvador de Bahia prima della sua partenza dal Brasile. E don Ferretti ha anche voluto ricordare le parole del vescovo Assi alla sua ordinazione sacerdotale: «ricordati che non sei prete solo per la chiesa di Cremona, sei ordinato per il mondo».
Don Ferretti ha poi delineato il segno della sua nuova missione. «L’esperienza del Brasile, chiaramente, un po’ mi ha segnato, ma adesso si ricomincia, a partire da alcune cose che mi sono rimaste impresse durante tutti questi anni. Non solo quelli del Brasile, ma anche qui in Italia. Si ricomincia con un desiderio: quello che la nostra unità pastorale, le nostre comunità, siano aperte accoglienti e fraterne, perché abbiamo bisogno di incontrarci, abbiamo bisogno di costruire il nostro essere cristiani intorno all’Eucaristia, intorno alla parola, intorno alla carità, ma con una grande apertura sul mondo».
Iniziando questo nuovo cammino il nuovo parroco ha chiesto all’assemblea e alle comunità dell’unità pastorale «soltanto una cosa: un po’ di pazienza, perché devo reimparare tutto. Sono passati solo sei anni da quando sono partito per il Brasile, però vi assicuro che devo reimparare un po’ tutto. A fare il prete e a fare il parroco. Vi chiedo un po’ di pazienza, se potete, almeno all’inizio».
Così come aveva fatto il vescovo durante l’omelia, anche don Ferretti ha infine voluto ricordare con affetto e riconoscenza il compianto don Pietro Samarini, che l’ha preceduto alla guida dell’unità pastorale, per il suo grande lavoro.
Il vescovo Napolioni ha quindi invitato don Alessandro Galluzzi a prendere a sua volta la parola: un breve saluto nel quale si è detto emozionato per aver ritrovato don Vilmo Realini, che da bambino aveva avuto come parroco a Pizzighettone, di poter collaborare con don Davide Ferretti, anche lui originario di Pizzighettone.
Al termine della Messa la festa è proseguita nel vicino oratorio, con un affollatissimo momento conviviale, curato dal gruppo di volontari di Borgo Loreto.
Biografia dei nuovi sacerdoti
IL PARROCO –
Don Davide Ferretti, classe 1967, è stato ordinato sacerdote nel 1991 mentre risiedeva nella parrocchia di Pizzighettone. È stato vicario parrocchiale a Robecco (1991-1996) e a Cremona, prima nella parrocchia di S. Imerio (1996-2004) e poi della Cattedrale (2004-2007). Nel 2007 è stato nominato parroco di Motta Baluffi e Solarolo Monasterolo, dal 2014 anche di Scandolara Ravara e Castelponzone e dal 2017 pure amministratore parrocchiale di S. Martino del Lago e Ca’ de Sorsini, oltre che vicario zonale della zona pastorale 4. Dal 2017 al 2019 è stato anche presidente di Casa di Nostra Signora.
Nell’autunno del 2019 ha iniziato l’esperienza come sacerdote “fidei dunum” in Brasile, nella parrocchia Jesus Christo Ressuscitado, a Salvador de Bahia, allora retta da don Emilio Bellani, dal quale nel 2021 ha preso il testimone come parroco della comunità locale.
Rientrato in Italia all’inizio del 2026, ora il vescovo l’ha nominato parroco dell’unità pastorale “Madre di Speranza” prendendo il testimone dal compianto don Pietro Samarini (dal 2019 al 2025 parroco di San Bernardo e Borgo Loreto, e moderatore dell’unità pastorale) e da don Gianni Cavagnoli (parroco dal 2016 dello Zaist e dal 2019 anche del Maristella).
IL PARROCO –
Don Alessandro Galluzzi, classe 2000, originario della parrocchia di San Bassiano in Pizzighettone, è stato ordinato sacerdote il 6 giugno 2026. Negli anni della formazione in Seminario ha prestato il suo servizio nell’unità pastorale di Castelverde, poi in quella di Calcio e di Piadena, dove ha svolto anche l’anno del diaconato. Inizia il suo ministero sacerdotale come vicario parrocchiale a Cremona nell’unità pastorale “Madre di Speranza” formata dalle parrocchie S. Bernardo, Beata Vergine Lauretana e S. Genesio (Borgo Loreto), S. Francesco d’Assisi (Zaist) e Immacolata Concezione (Maristella).
I COLLABORATORI PARROCCHIALI
Don Antonio Agnelli, classe 1957, è nato a Isorella (Brescia) ed è stato ordinato sacerdote il 19 giugno 1982 mentre risiedeva nella comunità di Scandolara Ripa d’Oglio. È stato vicario a Cremona nella parrocchia Beata Vergine di Caravaggio (1982-1983) e poi a Casalbuttano (1983-1995). È stato quindi parroco di Dosimo e Quistro (1995-2004) e di Corte de’ Frati (2004-2017).
Dal 2017 è collaboratore dell’unità pastorale “Madre di Speranza”, risiedendo al Maristella. Dal 2016 ricopre anche l’incarico di assistente spirituali delle Acli cremonesi.
Don Giovanni Cavagnoli, classe 1950, originario di Trigolo, è stato ordinato sacerdote il 22 giugno 1974. È stato vicario a Pomponesco (1974-1980) e a Cremona nella parrocchia di S. Imerio (1980-1991). Successivamente è stato parroco di S. Bernardo (1991-2000) e Cristo Re (2000-2016).
Laureato in Liturgia a Roma, dal 1984 al 1996 è stato incaricato per la Pastorale liturgica, assumendo successivamente la guida della sezione di Pastorale liturgica dell’Ufficio diocesano per il Culto divino. Inoltre, dal 1977 al 2006, è insegnante in Seminario. È docente all’Istituto superiore di Scienze religiose “S. Agostino” e agli Studi teologici riuniti dei Seminari vescovili Crema-Cremona-Lodi-Vigevano. È direttore della Rivisita Liturgica, l’importante pubblicazione delle Edizioni Camaldoli, che vanta oltre un secolo di storia. Autore di numerosi articoli e pubblicazioni, è stato a lungo anche docente presso l’Istituto di Pastorale Liturgica di Padova.
Dal 2016 era parroco della comunità di S. Francesco d’Assisi, nel quartiere Zaist di Cremona, e dal 2019 anche della parrocchia Immacolata Concezione al Maristella. Ora rimarrà sarà a servizio delle quattro comunità dell’unità pastorale “Madre di Speranza”, andando a risiedere a San Bernardo.
Don Ionut Gabriel Giurgica, classe 1992, è stato ordinato sacerdote il 24 giugno 2018 nella diocesi di Iași, in Romania. Laureato in Teologia, è in diocesi di Cremona dall’autunno 2023 come cappellano della comunità cattolica romena, con sede presso la parrocchia di Borgo Loreto, e Cremona. Ora sarà anche a servizio anche dell’unità pastorale “Madre di Speranza”, risiedendo presso la parrocchia di San Bernardo.
Don Vilmo Realini, classe 1956, originario della parrocchia di S. Sigismondo in Cremona, è stato ordinato sacerdote il 21 giugno 1980. È stato vicario a Cremona nella parrocchia di S. Sebastiano (1980-1986) e a Vescovato (1986-1990). È stato parroco a San Lorenzo de’ Picenardi (1990-1998), a Stagno Lombardo (1998-2004). Nel 2004 è diventato parroco di Pizzighettone e dal 2009 anche amministratore delle parrocchie di San Pietro e San Rocco in Gera di Pizzighettone e San Patrizio in Regona. Successivamente è stato parroco di Vailate (2013-2014) e di Trigolo (2014-2021).
Dal 2021 è collaboratore parrocchiale dell’unità pastorale “Madre di Speranza”, risiedendo a Borgo Loreto. In seguito all’improvvisa scomparsa di don Pietro Samarini, aveva assunto “ad interim” l’incarico di moderatore dell’unità pastorale Madre di Speranza di Cremona.
Padre Stanley Chinenye Ugwoha, classe 1987, nato a Lagos (Nigeria), originario della diocesi di Orlu è stato ordinato il 23 giugno 2018 e fa parte della Società Missionaria di San Paolo della Nigeria. È stato viceparroco prima nell’arcidiocesi di Onitsha (2018-2019) e poi in quella di Lagos (2019-2020). Dal 2020 svolge il proprio ministero in Italia, in particolare in diocesi di Torino dove è stato collaboratore parrocchiale a S. Ambrogio (2020-2022) e a Collegno (2025-2026).
Da poco giunto a Cremona ha sostituito padre Patsilver Okah come cappellano della comunità cattolica africana anglofona, risiedendo come lui aveva fatto a Borgo Loreto si mette a servizio anche dell’unità pastorale “Madre di Speranza”.
Il saluto del nuovo parroco sul bollettino parrocchiale
Carissimi parrocchiani dell’unità pastorale “Madre di Speranza”, è con gioia e un po’ di emozione che arrivo in mezzo a voi: Il Signore scrive il sentiero della nostra vita in modo spesso imprevedibile e quindi, dopo le varie esperienze nella Diocesi di Cremona e da ultimo gli anni vissuti a Salvador in Brasile, eccomi qui.
Quando sono arrivato in Brasile la prima cosa che mi si è presentata è stato un grande cartellone con scritte queste parole: Parola, Eucarestia, Carità, Comunità.
Su queste parole la Comunità brasiliana stava camminando.
Al momento ho pensato: niente di nuovo! Anche in Italia si cammina così. Poi col passare del tempo mi sono sempre più reso conto che anche per me, come per i parrocchiani, erano il centro dell’essere Chiesa di Gesù.
Non si può vivere la fede senza entrare nella profondità della Parola di Dio. La sua conoscenza, l’amore per il Vangelo, la comprensione del Gesù in cui crediamo come presenza di Dio in mezzo a noi devono essere il punto di riferimento della nostra vita cristiana. Leggere, conoscere e studiare il Vangelo penso sia fondamentale per un cristiano.
Di pari passo l’Eucarestia che ci permette di entrare sempre più nel mistero dell’amore di Dio. L’Eucarestia che ci raduna, l’Eucarestia che ci fa essere Chiesa, l’Eucarestia che ci chiama all’incontro vivo con Gesù vivo e con i fratelli che vivono attorno a noi, grandi o piccoli, simpatici o difficili, l’Eucarestia che ci porta alla comunione.
Dall’Eucarestia viene la Carità. Lo scrivo con la lettera maiuscola, perché sono sempre stato convinto che l’Eucarestia che si ferma dentro le mura della chiesa ha poco di cristiano. Carità come amore, servizio, attenzione agli altri, dialogo, incontro, in una parola fraternità; essere fratelli di una grande famiglia, la famiglia di Gesù.
Ed ecco allora la Comunità. Una grande famiglia, e in una famiglia si hanno opinioni diverse, tempi diversi, sensibilità diverse, ma tutto si ricompone e si costruisce se c’è un centro comune: l’amore per Dio e per la Chiesa, per la comunità che è la famiglia dei figli di Dio.
Si parla tanto di missione e di missionarietà, penso che questa sia il cammino che impegna tutti noi come Chiesa.
Con questi pensieri vengo in mezzo a voi, grato per tutti i laici, i sacerdoti e i consacrati che hanno lavorato prima di me. Mi inserisco con rispetto in un cammino che mi ha preceduto e che ha dato grandi frutti. Un cammino di uomini e donne che hanno amato il Signore e la Sua Chiesa.
Nell’ultima cena Gesù prega il Padre perché “siano perfetti nell’unità”; camminiamo verso l’unità che è testimonianza della vita di Chiesa.
Vi chiedo, anzitutto ai sacerdoti, di avere un po’ di pazienza, devo reimparare ad essere parroco a Cremona.
Vi chiedo, anche, il sostegno della preghiera e della fraternità.
Il Signore Gesù e l’intercessione della Madonna e dei nostri Santi protettori ci accompagnino in questo cammino.
Don Davide