La mia casa è il mondo. L’esperienza di Martina Celli in Bolivia apre il podcast della Pastorale missionaria

Ci sono viaggi che iniziano con una valigia e finiscono dentro di noi. È da questa consapevolezza che nasce “La mia casa è il mondo”, il podcast proposto nei mercoledì di ottobre dalla Pastorale missionaria della Diocesi di Cremona per dare voce ad alcuni giovani della diocesi che hanno scelto di vivere esperienze di servizio e volontariato in terre lontane. Un percorso attraverso le testimonianze di giovani che hanno scelto di partire, incontrare realtà diverse e mettersi a disposizione degli altri, portando con sé domande, attese e il desiderio di conoscere il mondo.

Ospite della prima puntata è Martina Celli, che tra il 2025 e il 2026 ha svolto dieci mesi di servizio civile presso la comunità terapeutica “San Vicente” della Comunità Papa Giovanni XXIII a La Paz, in Bolivia. A intervistarla Luca Maffi, affiancato nelle quattro puntate da don Davide Ferretti, sacerdote pizzighettonese che dal 2019 al 2026 è stato “fidei donum” in Brasile.

In Martina, della parrocchia S. Antonio Maria Zaccaria di Cremona, l’idea di partire era nata durante gli studi in Politiche per la cooperazione internazionale allo sviluppo, incontrando persone che avevano vissuto esperienze all’estero. «Mi ha subito incuriosito e avevo pensato: finita la laurea parto». Poi la vita ha preso un’altra direzione. Ma quella domanda è rimasta, fino alla decisione di non rimandare più.

Nell’ottobre 2025 Martina è partita per La Paz, dove ha prestato servizio in una comunità terapeutica per uomini tra i 18 e i 50 anni. Un’esperienza fatta di quotidianità, relazioni e percorsi di rinascita.

Tra i tanti ricordi, ce n’è uno che porta con sé più degli altri: quello di un ragazzo al terzo percorso riabilitativo, considerato da molti quasi senza speranza. Dopo un cammino serio e responsabile, il giovane è arrivato al reinserimento lavorativo, trovando impiego in una gelateria. Un giorno Martina e gli altri operatori hanno deciso di fargli una sorpresa, portando con loro tutti i ragazzi della comunità: «Vederlo con quel sorriso, quando ci ha visto entrare, è stato bellissimo». In quell’incontro c’era il senso concreto di un percorso educativo: una persona che aveva ricominciato a credere nelle proprie possibilità e aveva trovato la forza di ripartire.

La Bolivia, intanto, è diventata molto più di uno sfondo. La Paz, a circa 4mila metri di altitudine, le ha fatto conoscere una realtà profondamente diversa. «È un Paese di una ricchezza assoluta», racconta Martina. Mercati, minibus, persone ovunque e un continuo movimento. «La Paz è caos, ma è un caos bello». Anche le sensazioni più semplici sono diventate parte del ricordo: l’aria fresca della sera che, per dieci mesi, le ha dato quasi la sensazione di vivere un lungo Natale.

E a chi oggi pensa di partire, ma è frenato dalla paura e dai dubbi, Martina parla con la voce di chi quelle incertezze le ha conosciute: «Ero piena di dubbi fino all’ultimo, mi chiedevo se fosse davvero la cosa giusta».

Le difficoltà non sono mancate, ma il bilancio dell’esperienza è chiaro: «La ricchezza che ti dà questo tipo di esperienza è unica». Perché partire significa sì attraversare una distanza geografica, ma soprattutto lasciarsi incontrare dalle persone e dalle storie che si trovano lungo il cammino. E tornare, forse, con un mondo in più.

 

Ascolta la prima puntata del podcast con Martina Celli