Fra Pasolini e la priorità del Vangelo: «attivatori di bene per gli altri» come san Francesco
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L’incontro con una creatura piccola e debole fa emergere il meglio della nostra umanità. Lo ha testimoniato con la propria vita Francesco d’Assisi. A tratteggiare in modo brillante questo messaggio rivoluzionario per l’epoca (ma anche per il mondo di oggi) è stato padre Roberto Pasolini, frate cappuccino, predicatore della Casa Pontificia, chiamato mercoledì 7 ottobre in una Cattedrale di Cremona gremita per una serata di spiritualità. L’evento era inserito nelle celebrazioni per l’8° centenario della morte del santo patrono d’Italia, ma è stato anche un’occasione «per incamminarci nell’anno pastorale appena aperto», come ha ricordato il vescovo Antonio Napolioni introducendo la serata. Il tema, scelto sulla scorta delle parole rivolte il maggio scorso da Papa Leone XIV ai vescovi italiani, era: “La priorità è il Vangelo: ce lo dice san Francesco d’Assisi”.
La serata si è aperta con la parola lasciata all’arte. Nel suo saluto, infatti, il rettore della Cattedrale, nonché responsabile dei Beni culturali per la diocesi, mons. Gianluca Gaiardi, si è soffermato sull’opera, esposta sull’altare, dell’artista soncinese Davide Tolasi, “Francesco: la Pasqua delle Relazioni” per sottolineare “la linfa vitale che sprigiona un albero di pace”, una rappresentazione moderna di Francesco, della sua vita, delle sue relazioni e della sua capacità di accoglienza.
È seguito l’intervento del vescovo per spiegare le ragioni della serata e la ricerca, attraverso la meditazione offerta ai presenti, di «vie nuove per il mondo» segnato da fratture e violenze (il 7 ottobre ricorreva la Madonna del Rosario, ma anche l’anniversario dell’attentato di Hamas nel 2023).
Poi è stata la volta della musica (all’organo il maestro Fausto Caporali) con le note che Angelo Branduardi ha dedicato a san Francesco.
Quindi la parola è passata a padre Pasolini, che 25 anni fa aveva studiato Filosofia proprio presso il convento Cappuccino di Cremona e, pertanto, ha vissuto l’appuntamento in Cattedrale un po’ come «Ulisse, un ritono a casa» carico di anni di esperienze e relazioni che nel frattempo lo hanno cambiato.
«Ritrovare la priorità del Vangelo – ha detto – divorati come siamo dalle urgenze, è un compito che ogni generazione è chiamata a fare» per evitare che la fede diventi «un fenomeno religioso» svuotato della «linfa vitale». E davanti a un messaggio così dirompente, allora come oggi, «le reazioni sono paura e fuga». Ciò che successe agli apostoli come ai contemporanei, perché significa scardinare le abitudini di una logica umana che fa inseguire il successo. Logica nella quale cadde anche Francesco, desideroso di diventare cavaliere e uomo di successo.
Per il santo di Assisi «il cambiamento non è stato un suo atto di volontà», così come per gli uomini di oggi non sono “gli appuntamenti pianificati in agenda». Dall’imprevisto, che per Francesco è l’incontro con i lebbrosi (l’immagine di tutto quello che Francesco non voleva essere), nasce «il cambio di prospettiva», la revisione delle priorità: è la persona debole e povera, che è un po’ meno in tutto (non per niente i frati fondati da Francesco sono detti “Minori”), che riaccende l’umanità.
«Non per niente Dio si è fatto uomo, partendo da un bambino nella mangiatoia, bambino piccolo. Dio si fa piccolo davanti a noi per promuoverci, perché vede quanta bontà c’è in noi non appena una persona debole, vulnerabile riesce a riattivarla», a far emergere una bontà «impolverata, messa da parte». Si tratta di una «rivoluzione gentile, una rivoluzione più vera per chi sceglie di mettersi liberamente in basso», ha detto padre Roberto Pasolini. Annullando le false idee di grandezza dell’uomo, «la piccolezza è una posizione interiore», gli fa riscoprire la sua verità.
Francesco indica quindi la strada per diventare «attivatori di bene per gli altri»: farsi piccoli, come i frati minori. «Uno stile di vita» che decentra da se stessi per far nascere del bene negli altri. «Il cuore del Vangelo non è far del bene, ma permettere agli altri di far del bene». E questo messaggio si intreccia, come ha ricordato il predicatore della Casa Pontificia, con il monito di Papa Francesco di «essere Chiesa in uscita».
Non ultimo uno spunto di meditazione dal richiamo ecologista: «Annunciare il Vangelo ad ogni creatura» vuol dire saper riconoscere negli altri le creature, senza usarle, ma riconoscendo in ciascuno il bello che custodisce.
Tanti gli spunti di riflessione lasciati ai presenti in duomo, che hanno avuto modo di meditarne subito dopo con in sottofondo le note di Liszt “San Francesco, la predica agli uccelli”, suonate dall’organo. La preghiera a Francesco, scritta da Papa Leone, ha quindi concluso la serata.
Il video della meditazione di padre Pasolini