Figlie di San Camillo, festa nella memoria della fondatrice e nei giubilei di consacrazione
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Una giornata di festa e profonda gratitudine quella vissuta nel pomeriggio di venerdì 16 ottobre nella cappella della casa di cura Figlie di San Camillo, in via Fabio Filzi a Cremona. La memoria liturgica di santa Giuseppina Vannini, fondatrice dell’Istituto insieme al beato camilliano padre Luigi Tezza, quest’anno ha assunto un rilievo del tutto speciale: la ricorrenza si inserisce infatti nel contesto del 115° anniversario dalla nascita al Cielo della santa (1859-1911), prima figura femminile della Famiglia camilliana elevata agli altari. A rendere l’occasione ancora più festosa è stata la celebrazione del 25° anniversario di professione religiosa della superiora, madre Melanie Bonou, e di suor Claret Moria Villa. Un doppio giubileo d’argento custodito e condiviso nell’abbraccio dell’intera comunità diocesana.
La solenne Eucaristia è stata presieduta dal vescovo Antonio Napolioni e concelebrata dal vescovo emerito Dante Lafranconi. Accanto a loro, padre Virginio Bebber, superiore dei Padri Camilliani di Cremona, don Paolo Arienti, parroco dell’Unità pastorale “Don Primo Mazzolari”, nel cui territorio si inserisce la struttura sanitaria, e diversi altri sacerdoti diocesani e religiosi particolarmente legati alla comunità delle Figlie di San Camillo. Erano presenti molte religiose, il direttore sanitario dott. Andrea Bianchi, insieme a collaboratori, medici, infermieri e tanti fedeli.
Nell’omelia, il vescovo ha offerto una profonda riflessione sulla vocazione e sul senso della cura, muovendo da uno sguardo sul presente. Fissando lo sguardo sulla croce rossa che spicca sull’abito camilliano monsignor Napolioni ha ricordato: «Il crocifisso rosso che portate sul petto, prima di essere un nostro sentimento, è un fatto: è Lui che si è incarnato per disinnescare la potenza, la paura e la logica della morte. Di fronte al rischio che la tradizione non regga più, occorre che il nostro “perché” sia radicalmente fondato in Cristo, nella sua Pasqua e nell’Eucaristia».
Il vescovo ha poi richiamato l’icona evangelica del Buon Samaritano e i celebri “dieci verbi” del soccorso: «Passando accanto, vide ed ebbe compassione. Nella Bibbia, compassione significa lasciarsi toccare nel profondo: “Mi riguarda”, “I care”, direbbe don Milani. Il cuore è ciò che rende davvero feconde le mani e le risorse. E per questo ci sono uomini e donne che scelgono di consacrarsi a questa compassione». Un’opera che non si esaurisce nell’azione individuale: «Il Buon Samaritano non fa tutto da solo, ma mette in moto una comunità e delle professionalità. San Camillo ha scelto un’opera di misericordia concreta: curare gli infermi con competenza. E le suore hanno saputo negli anni generare un vero “contagio del bene”, coinvolgendo medici, infermieri e amministrativi in un’organizzazione cresciuta nel tempo».
Rivolgendosi infine alle festeggiate, il vescovo ha formulato un augurio colmo di affetto: «Vi auguro di danzare nel cuore o di prendere gli strumenti, perché siete brave musiciste e cantanti, per cantare le meraviglie del Signore».
Omelia del vescovo Napolioni
Al termine della celebrazione, suor Claret Moria Villa ha preso la parola a nome anche di madre Melanie Bonou per indirizzare un messaggio di ringraziamento.
Un pensiero colmo di commozione è andato anzitutto alle famiglie: «Ai genitori di suor Melanie, che sono in Cielo e di cui ricordiamo la fede semplice ma forte: siamo certe che dal Cielo contemplano con gioia questo momento e rendono grazie a Dio per le sue meraviglie. Sentiamo che l’amore non ha confini e che è più forte della morte. E mentre il nostro sguardo si rivolge con gratitudine al Cielo, il mio cuore vola in India, dove vivono la mia mamma e il mio papà: questa festa appartiene anche a voi, a ogni vostra preghiera e a ogni vostro sacrificio».
Nel prolungare il proprio grazie, le religiose hanno espresso gratitudine alle superiori, alle formatrici e a tutte le sorelle incontrate lungo il cammino, rivolgendo un pensiero speciale «a tutti i malati che abbiamo avuto il privilegio di servire: pensavamo di essere noi a offrire conforto, e invece sono stati loro a donarlo a noi». Parole di stima sono state indirizzate anche al personale e ai dipendenti della casa di cura e al coro che ha animato la liturgia, a monsignor Dante Lafranconi, alle consorelle arrivate da altre case e in particolar modo a monsignor Antonio Napolioni per la sua paterna vicinanza.
«Nel 115° anniversario della salita al Cielo di santa Giuseppina Vannini – ha concluso suor Claret – il suo esempio di fede continua a guidarci. Colui che ci ha chiamate e guidate fin qui continuerà a compiere in noi la sua opera d’amore». Un caloroso applauso ha suggellato il momento di preghiera.