Maria con i piedi per terra: riflessioni e spiritualità al Santuario di Caravaggio nell’incontro con Paolo Curtaz
E se avessimo reso Maria antipatica? È partita da questa provocazione tagliente e ironica la riflessione di Paolo Curtaz, teologo e scrittore, intervenuto il 14 ottobre al Santuario di Caravaggio per il terzo appuntamento del percorso Ottobre Mariano. In una basilica di Santa Maria del Fonte gremita, Curtaz ha scosso i presenti con un invito tanto radicale quanto liberatorio: fare scendere la Madonna dai piedistalli dorati e dalle corone di gesso per guardarla nella sua realtà quotidiana, restituendole la sua vera, scomoda e umanissima identità.
Con la sua consueta ironia, Curtaz ha ammesso di aver percepito da giovane una certa repulsione per un’immagine di Maria caricata di troppi titoli e troppa gloria inaccessibile, quasi a volerla blindare in una perfezione irreale. A disarmare questa teologia lontana ci ha pensato santa Teresina di Lisieux con una frase fulminante annotata nel suo diario: la Madonna è più madre che regina, e una predica che ce la racconta in modo inaccessibile sbaglia bersaglio. Maria non è una creatura irraggiungibile, ma una donna in carne e ossa che ha vissuto di fede esattamente come noi.
Attraverso un viaggio nei testi biblici, Curtaz ha riletto i momenti chiave della vita di Maria presentandoli come tappe fondamentali anche per il cammino di ogni credente.
Con l’Annunciazione a Nazareth Dio sceglie un piccolo villaggio dimenticato e una ragazzina di quattordici anni per entrare nella storia. Di fronte al turbamento e alle domande, Maria non si prostra cieca e muta, ma ragiona, chiede spiegazioni, tiene testa al messaggero celeste e poi si fida, pronunciando quel “sì” folle che permette a Dio di entrare nel mondo diventando la Janua Caeli (la porta del cielo) e ricordando a ciascuno che Dio sceglie di passare attraverso le nostre esistenze ordinarie. La vera domanda, scomoda per chiunque, è: qual è la nostra “Nazareth”, quella situazione da cui vorremmo fuggire ma che Dio sceglie per abitare la nostra storia? Certo, senza quel “sì”, nulla esisterebbe.
La Visitazione e il Magnificat: nel celebre incontro con Elisabetta, caratterizzato da una gioia profonda e umana, emerge una fede che non si scompone di fronte alle difficoltà della vita quotidiana, ma sa cantare le meraviglie di Dio.
La vita nascosta e lo smarrimento al Tempio. L’episodio del ritrovamento di Gesù dodicenne tra i dottori della legge mostra una sana umanità e la fatica di una madre che non comprende subito ogni cosa. Maria e Giuseppe sgridano Gesù adolescente con la tipica reazione arrabbiata e angosciata di una madre mediterranea (“Perché ci hai fatto questo?”). Una scena di sana, normalissima tensione familiare che autorizza chiunque a fare i conti con i propri dubbi e a dire: “Ma Signore, io questa storia non la capisco”.
Le nozze di Cana: Maria è colei che si accorge subito della mancanza di vino e spinge i servitori ad agire. Con il suo ultimo invito registrato nei Vangeli – “Qualunque cosa vi dirà, fatelo” – Maria sposta l’attenzione da se stessa per indicare l’unico punto di riferimento: Cristo. E sarà il suo testamento spirituale.
Il dramma sotto la croce. Nel momento più straziante e apparentemente assurdo, la Stabat Mater rimane irremovibile. La sua presenza immobile, piantata come un piolo nel terreno sotto la croce incarna e testimonia una fede adulta che sa resistere anche quando il cielo tace.
La serata si è chiusa lasciando ai partecipanti un compito che sa di scossa elettrica: Curtaz ha invitato a riempire le proprie anfore di pietra fino all’orlo, a rimboccarsi le maniche nelle comunità stanche e a ritagliarsi ogni giorno dieci minuti di silenzio per raccogliere i pezzi della propria giornata, proprio come faceva Maria. Perché la vera devozione non consiste nell’ammirare una statua incoronata, ma nell’avere il coraggio di dire sì alla vita, alla pace e alla storia, trasformando la propria esistenza ordinaria in una porta d’ingresso per il divino.