Al Cimitero di Cremona la preghiera per i defunti guidata dal Vescovo
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«In questi giorni il cimitero diventa il cuore della città, la piazza delle memorie fatte di dolore, di gratitudine, di affetto e, per noi credenti, fatte anche di grande speranza. La consolazione che la fede ci dona, di guardare la morte come una porta che si spalanca, come una voce che ci chiama alla casa del Padre. Gesù risorto ci prende per mano e ci introduce nella pienezza della vita.». È così che, nel pomeriggio del 2 novembre, presso il Monumento centrale del Cimitero di Cremona, il vescovo Antonio Napolioni ha aperto la tradizionale preghiera del giorno dedicato ai defunti.
Accanto al vescovo c’erano i sacerdoti della città, oltre ai religiosi, alle religiose e un gran numero di fedeli. Presente anche la rappresentanza istituzionale con la vicesindaco Francesca Romagnoli e i comandanti delle forze di polizia.
Dopo la lettura del Vangelo, il vescovo Napolioni ha aperto la sua omelia rivolgendosi ai molti presenti e nel ricordo dei defunti. «Siamo al cimitero di Cremona. Alcuni di noi, che hanno i loro cari in altre regioni d’Italia o persino altri paesi del mondo, sono qui come se fossero là. Ogni cimitero oggi diventa il cimitero di tutti, diventa la casa di tutti, luogo di incontro del santo popolo di Dio».
Monsignor Napolioni ha ricordato poi che «il cimitero è un luogo caro, un luogo prezioso», auspicando che «ci aiuti dunque ad avere una cultura della vita e della morte, certamente ispirata dalla fede, e proprio per questo umana, umanissima, attenta a tutti i grandi valori che la nostra vita esige».
Riflettendo poi sul brano di Vangelo appena ascoltato, il vescovo ha detto che «noi siamo qui non per pretendere il miracolo, ma per contemplare, commemorare il valore, il senso dell’accompagnare nella fede, nel del ricordare i nostri cari defunti. Sono ricordi privati che diventano condivisi, sentimenti da rispettare, da curare, perché ci fanno bene».
Il Vescovo ha poi dato lettura di un commovente brano tratto dai diari di don Primo Mazzolari. La pagina, datata 2 novembre 1916, quando don Mazzolari aveva 26 anni ed era cappellano in guerra, racconta della notizia portata alla famiglia della morte del fratello Peppino in guerra. Nel suo stile prezioso e immaginifico, Mazzolari dipinge le più piccole sfumature del dolore di ciascuno dei suoi familiari per la perdita di un figlio e di un fratello, esplorando, al tempo stesso, le pieghe più materiali e più spirituali di ciascuno dei suoi cari.
La preghiera si è chiusa con l’aspersione delle tombe e l’incensazione, seguite dalla benedizione impartita dal vescovo su tutti i presenti.