#DONAREVALEQUANTOFARE, torna lo spot Cei sul sostegno alla missione dei preti diocesani

Un grazie per il dono dei sacerdoti in mezzo a noi, questo il significato profondo delle offerte deducibili. I nostri preti infatti sono ogni giorno al nostro fianco ma anche noi possiamo far sentire loro la nostra vicinanza. Una partecipazione che ci rende “Uniti nel dono”: questo il messaggio al centro della nuova campagna #DONAREVALEQUANTOFARE della Conferenza Episcopale Italiana che intende sensibilizzare i fedeli alla corresponsabilità economica verso la missione dei sacerdoti e si sofferma sul valore della donazione, un gesto concreto nei confronti della propria comunità.

«Ogni offerta destinata al sostentamento dei sacerdoti è il segno tangibile della vicinanza dei fedeli, un mezzo per raggiungere tutti i sacerdoti, dal più lontano al nostro – sottolinea il responsabile del Servizio Promozione per il sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni –. Anche nel pieno dell’emergenza dell’ultimo anno i preti diocesani hanno fatto la differenza. La Chiesa, grazie anche all’impegno dei nostri preti e delle comunità, ha aiutato nei giorni più bui tante famiglie a rialzarsi».

Ideata e prodotta da Casta Diva Group la campagna, on air da novembre, si snoda tra spot tv, radio e video online oltre alla campagna stampa con lo scopo di approfondire storie di diverse comunità attraverso video interviste e contenuti dedicati. Un viaggio in giro per l’Italia, tra città metropolitane e centri piccoli, a volte piccolissimi. Un percorso che permette di toccare con mano la bellezza che nasce dall’unione delle vocazioni: quelle dei sacerdoti e quelle dei laici che collaborano con loro.

In particolare lo spot ci conduce dentro una parrocchia, quella di Sant’Antonio Maria Zaccaria guidata da Don Davide Milanesi in un quartiere popolare nella periferia meridionale di Milano. Nel suo oratorio, luogo capace di coinvolgere sia gli adulti che gli adolescenti, frequentato da circa 400 ragazzi, in una zona dove convivono persone di nazionalità ed età diverse. Ci porta nella comunità, vera e propria protagonista, motore delle numerose attività rese possibili grazie all’impegno dei volontari, coesi intorno al proprio parroco, visti e intravisti fino alla scena finale, tutta dedicata a loro. In questo luogo, Don Davide, infaticabile promotore di iniziative, sempre sorridente, anche nei mesi più difficili della pandemia, è considerato dai parrocchiani un amico cui rivolgersi nel momento del bisogno e con cui condividere i momenti importanti della propria vita.

Nei 4 filmati di approfondimento, oltre a quella di Don Davide, si racconta attraverso delle interviste ai collaboratori laici, anche l’opera di altri sacerdoti come Don Massimo Cabua, che in Sardegna, a San Gavino Monreale, è in prima linea nell’organizzazione di iniziative tra cui la “Spesa Sospesa” a sostegno di una collettività stremata dall’emergenza coronavirus e Don Fabio Fasciani, guida della parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio, nel quartiere Tuscolano a Roma, che dall’inizio della pandemia ha fatto un vero e proprio salto di qualità nell’assistenza alle povertà, prendendosi cura delle persone in difficoltà.

Nei filmati è presente anche Don Luigi Lodesani, parroco, tra le altre comunità, anche di Borzano di Albinea, in provincia di Reggio Emilia, dove un paese intero collabora ad un progetto educativo per le nuove generazioni.

Non solo video ma anche carta stampata. “Ci sono posti che esistono perché sei tu a farli insieme ai sacerdoti” o “Ci sono posti che non appartengono a nessuno perché sono di tutti” sono alcuni dei messaggi incisivi al centro della campagna stampa, pianificata su testate cattoliche e generaliste, che ricorda nuovamente i valori dell’unione e della condivisione. Sono posti dove si cerca un aiuto, un sorriso, una mano, un’opportunità, o, semplicemente un amico. “Sono i posti dove ci sentiamo parte di una comunità”.

«I nostri sacerdoti hanno bisogno della vicinanza e dell’affetto dei fedeli – conclude Monzio Compagnoni –. Oggi più che mai ci spingono a vivere il Vangelo affrontando le difficoltà con fede e generosità, rispondendo all’emergenza con la dedizione».

A supporto della nuova campagna anche la pagina www.unitineldono.it/donarevalequantofare collegata al nuovo sito in cui oltre alle informazioni pratiche sulle donazioni, si possono scoprire le esperienze di numerose comunità che, da nord a sud, fanno la differenza per tanti.

L’opera dei sacerdoti è infatti resa possibile anche grazie alle Offerte per i sacerdoti, diverse da tutte le altre forme di contributo a favore della Chiesa cattolica, perché espressamente destinate al sostentamento dei preti diocesani. Dal proprio parroco al più lontano. Ogni fedele è chiamato a parteciparvi. L’Offerta è nata come strumento per dare alle comunità più piccole gli stessi mezzi di quelle più popolose, nel quadro della “Chiesa-comunione” delineata dal Concilio Vaticano II.

Le donazioni vanno ad integrare la quota destinata alla remunerazione del parroco proveniente dalla raccolta dell’obolo in chiesa. Ogni curato infatti può trattenere dalla cassa parrocchiale una piccola cifra (quota capitaria) per il suo sostentamento, pari a circa 7 centesimi al mese per abitante. In questo modo, nella maggior parte delle parrocchie italiane, che contano meno di 5 mila abitanti, ai parroci mancherebbe il necessario.

Le offerte raggiungono circa 33.000 sacerdoti al servizio delle 227 diocesi italiane e, tra questi, anche 300 sacerdoti diocesani impegnati in missioni nei Paesi del Terzo Mondo e 3.000 sacerdoti, ormai anziani o malati, dopo una vita spesa al servizio agli altri e del Vangelo.

L’importo complessivo delle offerte nel 2020 si è attestato sopra gli 8,7 milioni di euro rispetto ai 7,8 milioni del 2019. È una cifra ancora lontana dal fabbisogno complessivo annuo necessario a garantire a tutti i sacerdoti una remunerazione pari a circa mille euro mensili per 12 mesi.




Mons. Napolioni a Vescovato: “La vita di Luisito è stata una grande vigilia, ed è cominciata qui l’epifania di ciò che egli è veramente stato”

Nel pomeriggio di mercoledì 5 gennaio il vescovo Antonio Napolioni ha presieduto la Messa in suffragio di don Luisito Bianchi presso la chiesa parrocchiale di Vescovato, suo paese natale. Hanno concelebrato i parroci dell’unità pastorale Cafarnao: il moderatore don Giovanni Fiocchi, don Alessandro Bertoni e don Paolo Tomasi.

Don Luisito Bianchi è stato sacerdote, ma anche scrittore, poeta, romanziere, saggista, docente di materie letterarie e di sociologia, oltre che assistente provinciale delle ACLI di Cremona e centrale a Roma, operaio, benzinaio, infermiere e traduttore. Ha vissuto il suo ministero seguendo il passo del Vangelo di Matteo “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.

Don Giovanni Fiocchi ha introdotto la celebrazione ringraziando il vescovo per la sua presenza in occasione del decimo anniversario dalla morte del sacerdote vescovatino e ha sottolineato: “Tutti noi siamo qui riuniti per i valori grandi di amore, di attenzione ai piccoli, di servizio che don Luisito ha saputo incarnare così bene e lasciarci come eredità preziosa”.

Nell’omelia mons. Napolioni, dopo la lettura della pagina del diario di don Luisito del 5 gennaio 1970, ha espresso: “In fondo la vita di Luisito è stata una grande vigilia, ed è cominciata qui l’epifania di ciò che egli è veramente stato. Non abbiamo ancora capito tanti aspetti del suo travaglio, delle sue scelte, del suo linguaggio, della sua poesia, della sua fede. Questo vale anche per il nostro tempo – ha continuato il Vescovo – sfidato non solo dalla pandemia, ma dalle contraddizioni di un mondo che noi non riusciamo a cambiare perché ci siamo viziati dentro, rischiamo di non cambiare strada, anche dopo la pandemia, dimenticando che il vero protagonista della storia è davvero il Signore”.

Ha poi concluso monsignor Napolioni: “Questo travaglio del parto dell’umanità nuova ha bisogno di profeti e poeti. Il profeta è colui che non parla le sue parole ma quelle che riceve dal Signore e poeta è colui che non crea semplicemente forme artistiche ma una realtà nuova e il fare che caratterizza la nostra terra, del quale io sono ammirato, ha bisogno di convertirsi a questa pienezza di senso”.

Un suggestivo momento di lettura di alcuni passi degli scritti di Don Luisito ha concluso la serata in ricordo del sacerdote originario di Vescovato.

Alla celebrazione hanno partecipato il sindaco di Vescovato e molti concittadini oltre i soci del Fondo Luisito Bianchi che, in occasione dei 10 anni dalla scomparsa del sacerdote, insieme all’associazione Amici dell’abazia di Viboldone, hanno distribuito la biografia scritta da Aldo Gasparini, per far conoscere la storia e il messaggio di don Luisito.

 

Profilo di don Luisito Bianchi

Don Luisito Bianchi nacque a Vescovato il 23 maggio 1927. Ordinato sacerdote il 3 giugno 1950, pur svolgendo il proprio ministero anche fuori diocesi rimase sempre molto legato alla terra cremonese e in particolare a quel “grumolo di terra e di case, nel cuore della Grande Pianura, dallo scanzonato e solenne nome di Vescovato”. Nella scelta di farsi prete prese ispirazione dalla testimonianza di vita di un altro grande sacerdote cremonese, don Primo Mazzolari.

Laureto in Scienze politiche a Milano, fu insegnante presso il Seminario vescovile (1950-1951), missionario in Belgio (1951-1955), vicario a S. Bassano in Pizzighettone (1956-1958), quindi ancora insegnante in Seminario (1964-1967).

Tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta scelse di diventare uno dei primi preti-operai, lavorando dapprima in fabbrica, alla Montecatini di Spinetta Marengo, ad Alessandria, e poi come inserviente presso l’Ospedale Galeazzi di Milano. Sono di quegli anni alcune delle sue opere più mature, tra cui il capolavoro di narrativa moderna “La messa dell’uomo disarmato”, romanzo sulla resistenza nato da una profonda riflessione di Luisito sul senso della sua vita.

Testimone fedele del passo del Vangelo di Matteo “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”, mise il tema della gratuità al centro della propria esperienza umana, snocciolandolo in tutti i suoi scritti, dai diari alle poesie, dalla narrativa ai testi della memoria: “Salariati” (Ora Sesta, Roma 1968), ), studio sociologico sul salariato di cascina nel cremonese; “Come un atomo sulla bilancia” (Morcelliana, Brescia 1972, riediz. Sironi, Milano 2005), storia di tre anni di fabbrica; “Dialogo sulla gratuità” (Morcelliana, Brescia 1975, riediz. Gribaudi, Milano 2004), “Gratuità tra cronaca e storia” (1982). “Dittico vescovatino” (2001), “Sfilacciature di fabbrica” (1970, riediz. 2002), “Simon Mago” (2002), “La Messa dell’uomo disarmato” (1989, riediz. Sironi, Milano 2003), un romanzo sulla resistenza; “Monologo partigiano sulla Gratuità” (Il Poligrafo, Padova 2004), appunti per una storia della gratuità del ministero nella Chiesa; diverse raccolte di poesie tra cui “Vicus Boldonis terra di marcite” (1993) e “Sulla decima sillaba l’accento”, “In terra partigiana”, “Parola tu profumi stamattina”, “Forse un’aia”. Nel 2010 ha pubblicato “Quando si pensa con i piedi e un cane ti taglia la strada”, dedicato ancora una volta al tema della gratuità. Dopo la sua morte, avvenuta il 5 gennaio 2012, la pubblicazione postuma de “Il seminarista” (2013).

Per molti anni, e sino alla morte, avvenuta il 5 gennaio 2012 all’età di 84 anni, fu cappellano dell’abbazia di Viboldone, alle porte di Milano.

La sua casa natale a Vescovato, al civico 67 di via Matteotti, proprio per desiderio dello stesso don Luisito, diventò Casa Doreàn, riprendendo il nome che don Luisito dette a un cane trovatello e che significa “gratuitamente”, “in gratuità”. Un nome che identifica l’esistenza e il ministero del sacerdote vescovatino, di cui questa struttura – donata dagli eredi alla Fondazione Dominato Leonense – in collaborazione con il Fondo Luisito Bianchi intende custodirne l’immenso patrimonio librario, epistolare, letterario e musicale di Luisito per una sua una piena valorizzazione.




Il 5 gennaio monsignor Napolioni a Vescovato nel ricordo di don Luisito Bianchi

È stata una delle figure più straordinarie della cultura cristiana degli ultimi cinquant’anni: don Luisito Bianchi fu scrittore, poeta, insegnante e traduttore, prete-operaio e inserviente d’ospedale, ma soprattutto uomo della gratuità. Nell’anniversario della sua morte, avvenuta il 5 gennaio 2012 all’età di 84 anni, la sua parrocchia natale ne ricorderà la figura con la Messa presieduta, nel pomeriggio di mercoledì 5 gennaio, alle 18, dal vescovo Antonio Napolioni nella chiesa parrocchiale di Vescovato.

Qui don Luisito Bianchi è nato il 23 maggio 1927. Ordinato sacerdote il 3 giugno 1950, pur svolgendo il proprio ministero anche fuori diocesi rimase sempre molto legato alla terra cremonese e in particolare a quel “grumolo di terra e di case, nel cuore della Grande Pianura, dallo scanzonato e solenne nome di Vescovato”.

Nella scelta di farsi prete prese ispirazione dalla testimonianza di vita di un altro grande sacerdote cremonese, don Primo Mazzolari.

Laureto in Scienze politiche a Milano, fu insegnante presso il Seminario vescovile (1950-1951), missionario in Belgio (1951-1955), vicario a S. Bassano in Pizzighettone (1956-1958), quindi ancora insegnante in Seminario (1964-1967).

Tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta scelse di diventare uno dei primi preti-operai, lavorando dapprima in fabbrica, alla Montecatini di Spinetta Marengo, ad Alessandria, e poi come inserviente presso l’Ospedale Galeazzi di Milano. Sono di quegli anni alcune delle sue opere più mature, tra cui il capolavoro di narrativa moderna “La messa dell’uomo disarmato”, romanzo sulla resistenza nato da una profonda riflessione di Luisito sul senso della sua vita.

Testimone fedele del passo del Vangelo di Matteo “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”, mise il tema della gratuità al centro della propria esperienza umana, snocciolandolo in tutti i suoi scritti, dai diari alle poesie, dalla narrativa ai testi della memoria: “Salariati” (Ora Sesta, Roma 1968), ), studio sociologico sul salariato di cascina nel cremonese; “Come un atomo sulla bilancia” (Morcelliana, Brescia 1972, riediz. Sironi, Milano 2005), storia di tre anni di fabbrica; “Dialogo sulla gratuità” (Morcelliana, Brescia 1975, riediz. Gribaudi, Milano 2004), “Gratuità tra cronaca e storia” (1982). “Dittico vescovatino” (2001), “Sfilacciature di fabbrica” (1970, riediz. 2002), “Simon Mago” (2002), “La Messa dell’uomo disarmato” (1989, riediz. Sironi, Milano 2003), un romanzo sulla resistenza; “Monologo partigiano sulla Gratuità” (Il Poligrafo, Padova 2004), appunti per una storia della gratuità del ministero nella Chiesa; diverse raccolte di poesie tra cui “Vicus Boldonis terra di marcite” (1993) e “Sulla decima sillaba l’accento”, “In terra partigiana”, “Parola tu profumi stamattina”, “Forse un’aia”. Nel 2010 ha pubblicato “Quando si pensa con i piedi e un cane ti taglia la strada”, dedicato ancora una volta al tema della gratuità. Dopo la sua morte, avvenuta il 5 gennaio 2012, la pubblicazione postuma de “Il seminarista” (2013).

Per molti anni, e sino all morte, fu cappellano dell’abbazia di Viboldone, alle porte di Milano.

La sua casa natale a Vescovato, al civico 67 di via Matteotti, proprio per desiderio dello stesso don Luisito, diventò Casa Doreàn, riprendendo il nome che don Luisito dette a un cane trovatello e che significa “gratuitamente”, “in gratuità”. Un nome che identifica l’esistenza e il ministero del sacerdote vescovatino, di cui questa struttura – donata dagli eredi alla Fondazione Dominato Leonense – in collaborazione con il Fondo Luisito Bianchi intende custodirne l’immenso patrimonio librario, epistolare, letterario e musicale di Luisito per una sua una piena valorizzazione.

 

Don Luisito Bianchi, operaio della gratuità (FOTO E AUDIO)




L’ora di religione a scuola per educare all’esercizio della libertà

Senza dover scomodare il filosofo napoletano Benedetto Croce che, pur non essendo credente, riconosceva in un suo famoso saggio – “Non possiamo non dirci cristiani” – la decisiva influenza del messaggio evangelico sulla cultura italiana ed europea, è facilmente intuibile quanto la figura di Cristo e il suo pensiero siano tuttora determinanti per comprendere appieno l’arte, la letteratura, la musica, la poesia, la filosofia, ma anche la concezione che ha di se stesso l’uomo, della sua dignità, della sua libertà, del valore assoluto della sua coscienza. Su questa suggestiva provocazione si muoveva il messaggio della Presidenza della CEI in vista della scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica dello scorso anno scolastico. “Noi pensiamo – si leggeva in quella nota – che questo insegnamento consenta di conoscere e di contestualizzare in un’ottica più ampia la storia culturale del nostro Paese e del mondo intero, attraverso le idee che la religione cristiana ha prodotto”.

Quest’anno il messaggio dei vescovi italiani punta a riconoscere l’ora di religione come un vero e proprio sostegno al “dialogo autentico e costruttivo” tra persone di diverse culture “educando all’esercizio della libertà in una prospettiva di giustizia e di pace”. “Proprio considerando il contesto nazionale e mondiale di questi mesi – spiegano dalla Presidenza CEI -, crediamo che il valore del dialogo sereno e autentico con tutti debba essere un traguardo importante da raggiungere insieme. Avvalersi, nel proprio percorso scolastico, di uno spazio formativo che faccia leva su questo aspetto è quanto mai prezioso e qualifica in senso educativo la stessa istituzione scolastica”.

Il documento cita un suggestivo passaggio del discorso che papa Francesco pronunciò in occasione dell’incontro sul Patto Educativo Globale lo scorso 5 ottobre 2021: “Da sempre le religioni hanno avuto uno stretto rapporto con l’educazione… [Essa] ci impegna a non usare mai il nome di Dio per giustificare la violenza e l’odio verso altre tradizioni religiose, a condannare ogni forma di fanatismo e di fondamentalismo e a difendere il diritto di ciascuno a scegliere e agire secondo la propria coscienza. Se nel passato, anche in nome della religione, si sono discriminate le minoranze etniche, culturali, politiche e di altro tipo, oggi noi vogliamo essere difensori dell’identità e dignità di ogni persona”.

Dunque entro la fine di gennaio le famiglie italiane, all’atto di iscrizione on line dei loro ragazzi ad un nuovo ciclo di studi, dovranno decidere se avvalersi o meno di questa disciplina, vero e proprio collante tra diverse altre discipline oltre che fondamentale occasione per riflettere su temi importanti per la vita dell’uomo senza nessun intento catechistico né tanto meno proselitistico. L’approccio, infatti, è essenzialmente culturale e mira a consegnare allo studente quegli strumenti necessari per un approccio libero e dialogico al dato religioso.

Nelle scuole cremonese l’insegnamento della religione gode ancora di un certo apprezzamento – siamo al 75% -, anche da parte di tanti studenti di origine straniera che non professano il cattolicesimo: un segno di grande intelligenza perché si è compreso che si tratta di una grande opportunità per arricchire il proprio bagaglio di conoscenze e per comprendere ancora più in profondità i valori e le tradizioni dell’Occidente.

La nota CEI si sofferma anche sugli insegnanti di religione: “professionalmente qualificati e testimoni credibili di un impegno educativo autentico, pronti a cogliere gli interrogativi più sinceri di ogni alunno e studente e ad accompagnare ciascuno nel suo personale e autonomo percorso di crescita”.

Attualmente i docenti di religione sul territorio diocesano (che comprende la provincia di Cremona eccetto il Cremasco, parte della bassa Bergamasca, Cassano d’Adda nel Milanese e il Mantovano tra Bozzolo, Sabbioneta e Viadana) sono 157. Nelle scuole dell’infanzia sono 22, tutti laici e 3 di loro sono di ruolo. Nella scuola primaria, invece, sono in totale 67, di cui una è una religiosa mentre gli altri sono tutti laici e 17 tra loro sono di ruolo. Da considerare che nelle scuole elementari e dell’infanzia, l’insegnamento è affidato anche a docenti titolari di classe o sezione riconosciuti idonei dall’ufficio diocesano. Nelle scuole statali della Diocesi, questi docenti sono circa 150. Negli istituti secondari di primo grado il numero dei docenti è pari a 35 (di cui sei di ruolo) così divisi: nel Cremonese 14 (11 laici e tre sacerdoti); nella Bergamasca 13 (dieci laici e tre sacerdoti); nella zona del Casalasco-Mantovano sono otto (quattro laici e quattro sacerdoti). Alle superiori, infine, sono 33 gli insegnanti di religione, e di questi ben 12 sono di ruolo (quattro sacerdoti e otto laici). Nel dettaglio la zona cremonese può contare su 22 docenti di religione (14 laici e 8 sacerdoti); quella bergamasca cinque (due religiosi e tre laici); nella zona mantovana sei, tutti laici.

Per questi insegnanti l’ufficio diocesano di pastorale scolastica appronta ogni anno una serie di incontri di carattere formativo sia in ambito pedagogico, sia in quello teologico, ma anche in quello spirituale. Quest’anno sono stati proposti percorsi di antropologia filosofica e teologica, approfondimenti sulla figura di Dante Alighieri e un itinerario biblico guidato da don Marco D’Agostino sulla figura di San Paolo.

Claudio Rasoli

 

Il testo della Presidenza della CEI




Musica Intorno al Fiume, il 7 novembre concerto a Vicobellignano

Prosegue la XIX edizione della Rassegna “Musica Intorno al Fiume”, alla riscoperta del patrimonio organario promosso dall’associazione culturale “Giuseppe Serassi”. Domenica 7 novembre, alle 17, nella parrocchiale di Vicobellignano (Casalmaggiore) sarà proposto un programma variegato, a cura dell’organista cremonese Alberto Pozzaglio.

Per l’occasione sarà utilizzato l’organo realizzato a inizio Novecento da Giuseppe Rotelli (con canne Antegnati ma anche di fattura sette/ottocentesca) recentemente restaurato dalla ditta Inzoli dei F.lli Bonizzi.

Il programma prende in considerazioni autori ottocenteschi come Moretti e Valeri per arrivare all’inizio del Novecento con Bossi, Verdi e Capocci. Il concerto è stato reso possibile grazie al contributo del comune di Casalmaggiore e alla collaborazione con la parrocchia di Vicobellignano.




Ausilari socio assistenziali, un corso per la formazione professionale

Un corso di Ausilario Socio Assistenziale (ASA) gratuito con la possibilità di essere immediatamente inseriti nel mondo del lavoro. È questa l’iniziativa promossa da tre Fondazioni Cremonesi – “Opera Pia Ss. Redentore” di Castelverde, “La Pace” di Cremona e “Villa S. Cuore – Coniugi Prayer” di Casalmorano – grazie all’ente di formazione Arbra di Cremona accredito con Regione Lombardia.

Il corso, totalmente gratuito, che prevede 800 ore di formazione di cui 450 ore di teoria e 350 ore di tirocinio in una delle tre strutture patrocinanti l’iniziativa, permette di conseguire una qualifica regionale.

I destinatari devono avere una conoscenza di base della lingua italiana, esser disoccupati ed aver 18 anni compiuti.

All’atto dell’iscrizioni occorrerà esibire all’ente di formazione copia del codice fiscale e del documento identificativo e qualora si tratti di persone straniere i documenti attestanti la regolarità del soggiorno secondo le normative nazionali e/o comunitarie vigenti. Inoltre bisognerà mostrare l’attestato di licenza media: qualora sia stato acquisito all’estero, servirà la traduzione asseverata presso un tribunale in Italia (per i paesi dell’UE) o la dichiarazione di valore rilasciata dal consolato italiano presso il paese di origine (per paesi extra UE). Infine sarà necessaria la dichiarazione di stato di disoccupazione rilasciata dal Centro per l’impiego.

Il corso si terrà a partire dal mese di novembre, dalle 8.30 alle 13.30, dal lunedì al venerdì, presso la sede di Arbra in via Belfuso 13, a Cremona. Per informazioni La Pace – Cremona (0372/807100), Fondazione Redentore – Castelverde (0372427016), Fondazione Prayer – Casalmorano (0374/74140).




Azione Cattolica Giovani, tre giorni insieme per ricominciare

Finalmente, dopo quasi due anni di pandemia, anche il Settore Giovani dell’Azione Cattolica di Cremona ha potuto organizzare il suo ritrovo annuale, tenutosi da venerdì 8 a domenica 10 ottobre, con giovani provenienti da tutta la diocesi. Sessanta ragazzi, infatti, si sono mossi dalle loro parrocchie diretti alla Pieve di Castrignano, posta sulle colline che dominano Langhirano, per conoscersi, ritrovarsi, e condividere assieme un po’ del proprio percorso in Azione Cattolica.

La sera dell’arrivo, i ragazzi hanno consumato una cena comunitaria, dove ognuno ha portato qualcosa da mangiare per tutti, in pieno stile AC. La mattina dopo, è stato subito introdotto il tema, intitolato “Meglio di Mio Padre”. Ma cosa vuol dire? “Meglio di mio padre”, preso da una canzone del famoso rapper Marracash, vuole riassumere sia il desiderio di cambiare il mondo e di lasciare un’impronta positiva che i giovani portano con sé, sia il contrasto che le nuove generazioni percepiscono nei confronti delle vecchie, soprattutto su tematiche recenti come i cambiamenti climatici e l’uso dei social network.

A colmare questo divario e a mettere in contatto le generazioni ci hanno pensato i tre ospiti della mattinata: Francesca Bignelli, ex presidente del Commercio Equo e Solidale di Cremona, Paolo Bustaffa, giornalista cattolico di vecchia data, e Alberto Rigolli, ginecologo e medico senza frontiere, che insieme a sua moglie Milena ha testimoniato i 6 anni trascorsi in Tanzania. Con loro, si è discusso di modi diversi con cui fare volontariato e il bene del prossimo, di come rapportarsi alla politica, all’azione collettiva e individuale, e di come le diverse generazioni hanno affrontato le problematiche del loro tempo.

Nel pomeriggio, i giovani si sono divisi in gruppi tematici, per riflettere sui temi affrontati e produrre nuove idee per migliorare il mondo che li circonda, e una volta condivise, hanno celebrato insieme la messa.

Ma dopo tanta riflessione e preghiera, ci vuole un po’ di svago: arriva in soccorso il gioco serale preparato dal’Equipe! Un ottimo modo per divertirsi e conoscersi: nulla unisce di più del cercare di stracciare le squadre avversarie.

Poi, durante la mattina successiva, i ragazzi hanno seguito la catechesi di Don Francesco Fontana, che ha messo in relazione il libro della Genesi e i temi affrontati, indagando il rapporto con le generazioni passate, presenti e future agli occhi della Fede e del racconto della creazione.

Infine, dopo un ultimo momento di riflessione ed un ultimo aperitivo tutti insieme, i ragazzi si sono salutati e sono ripartiti verso le loro dimore; portando con sé le nuove conoscenze fatte, le vecchie rinvigorite, tante belle emozioni, e una nuova forza, per essere nel mondo, in modo propositivo e non antagonistico, “meglio dei loro padri”.




Sabato al Cimitero di Cremona Messa in suffragio degli sportivi defunti

Sabato 6 novembre, alle 10.30, al Cimitero di Cremona don Achille Bolli, cappellano del cimitero, celebrerà come consueto la Messa in suffragio di tutti gli sportivi cremonesi defunti e in particolare i soci del Panathlon Club Cremona. Durante la celebrazione risuoneranno le note del Silenzio, eseguito alla tromba dal Maestro Luigi Ruggeri.

La celebrazione avrà luogo presso la stele dello sportivo, ideata e realizzata dal past president del Panathlon Club Cremona Francesco Masseroni, posata nel 2013 alla presenza del sindaco Oreste Perri e dri dirigenti del Panathlon International. Sulla stele sono riportate le parole “Lo sport ci ha educato a superare le difficoltà della vita credendo nei suoi ideali. Che i suoi valori aiutino tutti coloro che ne saranno i futuri interpreti”.

Alla celebrazione saranno presenti il presidente del Panathlon Club Cremona, i componenti del Consiglio direttivo, soci panathleti e autorità istituzionali e sportive.




La moda equa, sostenibile e inclusiva: sabato a Cremona sfilata di Vesti&Rivesti e Un filo pazzesco

Non sarà solo una sfilata. Ma la dimostrazione che, anche attraverso la moda, è possibile operare per un mondo più equo, più sostenibile, più inclusivo. E’ questo il significato della sfilata di moda, organizzata dalla Cooperativa Gruppo Gamma in sinergia con il Comune di Cremona, in occasione della campagna #InsiemepergliSDG promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e da partner internazionali per sensibilizzare l’opinione pubblica sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

L’appuntamento è per sabato 6 novembre alle ore 16 in Cortile Federico II. Sfileranno abiti provenienti dai negozi Vesti&Rivesti di corso Pietro Vacchelli che da anni ricevono donazioni di vestiti da parte di cittadini, li selezionano, li igienizzano e li rimettono sul mercato a prezzi calmierati. Un’attività, condotta anche con l’aiuto di tantissimi volontari, che consente di ridare dignità e valore a capi di abbigliamento che altrimenti verrebbero gettati e che permette a tutti, a costi ridotti, di usufruire di questi beni. Il ricavato dei negozi viene utilizzato dalla Cooperativa Gruppo Gamma per finanziare progetti riabilitativi per adulti e minori con problematiche di salute mentale. Black&white, metropolitan grey, romantico, natural chic, sera, alcuni dei temi pensati per la sfilata che è curata da Mariateresa Crotti e che ospiterà modelli femminili e maschili.

Accanto agli abiti targati Vesti&Rivesti, sfileranno in Cortile Federico II anche i capi provenienti dall’ultima creazione della Cooperativa Gruppo Gamma, la sartoria sociale “Un filo pazzesco”, coordinata da Vanessa Corazza. Si tratta di un laboratorio che seleziona lo scarto dello scarto proveniente dalla filiera di abiti della Cooperativa e lo rielabora, producendo abiti, borse, collane, fasce per capelli e altri manufatti artigianali, tutti unici e originali. Il tutto coinvolgendo le persone che frequentano il Centro diurno di psichiatria adulti di via Redegatti che, grazie a questa attività, hanno la possibilità di imparare l’arte del taglio e cucito, di esprimere la loro creatività e di condividere con il gruppo. Due di loro, oltre a partecipare alla creazione dei capi per la sfilata, saliranno in passerella insieme ad alcune operatrici della Cooperativa per la capsule dedicata proprio a “Un filo pazzesco”.

Lo speaker della sfilata sarà d’eccezione: Michele Mariotti, voce di famosissimi spot come quello di Poltrone e Sofà. Le musiche saranno affidate al dj Claudio Tedesco. Il make up dei modelli sarà curato da Francesco Troisi, truccatore L’Oreal, mentre le acconciature da Laura Bertoletti. Le fotografie saranno realizzate da Adriano Treccani. Saranno coinvolte come tutor delle modelle e dei modelli una decina di volontarie che operano a Vesti&Rivesti.

L’accesso alla sfilata sarà libero. A seguire ci sarà un aperitivo curato dal BonBistrot, ristorante del Civico81 gestito dalla Cooperativa Varietà.

La campagna #InsiemepergliSDG è promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, insieme ai suoi partner FAO, Commissione Europea, SDG Action Campaign delle Nazioni Unite, CIHEAM Iamb di Bari e Save the Children per celebrare la Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2021 e sensibilizzare l’opinione pubblica sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (gli SDG) e sul lavoro della Cooperazione Italiana allo Sviluppo e dei suoi partner per il raggiungimento di questi Obiettivi nel mondo post-Covid 19.




La Mauro Moruzzi Junior Band in concerto sul sagrato della chiesa dell’Ospedale

Nella mattinata di domenica 17 ottobre, sul sagrato della chiesa dell’Ospedale di Cremona, la Mauro Moruzzi Junior Band ha tenuto un breve concerto aperto al pubblico. La performance, iniziata alle 11.15, ha incluso brani come “Aida” e “Notti Magiche”.

«Abbiamo colto al volo l’occasione per realizzare un desiderio che abbiamo in cuore da tempo: portare la nostra musica in un luogo così caro. È stato un momento semplice ma molto significativo», affermano gli insegnanti della band.

La Mauro Moruzzi Junior Band è un progetto nato a Cremona nell’autunno del 2007 dalla collaborazione tra la scuola Sacra Famiglia e l’associazione musicale Pontesound.

Il legame tra questa realtà musicale e il nome di Mauro Moruzzi viene dalla profonda amicizia tra i fondatori e la famiglia dell’indimenticato musicista cremonese. «In questa esperienza, che coinvolge anche i figli e i nipoti del grande clarinettista – continuano i maestri della band – rivivono lo spirito e la genialità educativa e musicale che erano caratteristiche della personalità di Mauro».

Nei 14 anni dalla sua iniziazione la Junior è arrivata a coinvolgere oltre 180 giovani, dalla 5a elementare alla 3a media.