Cattedrale, Vigili del fuoco al lavoro sul torrino danneggiato per la messa in sicurezza

Le operazioni grazie a una speciale autogrù e un’autoscala da 42 metri arrivata da Bologna che ha permesso ai pompieri del nucleo Speleo Alpino Fluviale di operare sulla facciata laterale del Duomo recuperando gli elementi danneggiati dal maltempo

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Hanno attirato l’attenzione e la curiosità dei cremonesi le spettacolari operazioni di messa in sicurezza della facciata settentrionale della Cattedrale di Cremona (quella su largo Boccaccino) che dalla mattina di martedì 1 settembre hanno visto impegnati i Vigili del fuoco di Cremona con gli specialisti del SAF, il nucleo speleo-alpino-fluviale, specializzato negli interventi in ambienti impervi e negli spazi dove i normali mezzi di soccorso non possono operare.

Oltre alla enorme gru, che già il giorno precedente era servita per le operazioni sulla torre civica, da Bologna è giunta un’autoscala dei pompieri di 42 metri, che ha permesso le operazioni in quota, permettendo ai pompieri di calarsi all’interno della torretta danneggiata per raggiungere e recuperare il materiale caduto all’interno durante il cedimento della guglia. Un intervento particolarmente delicato a motivo della presenza di due delle colonnine della guglia (del peso di circa 300 kg ciascuna) oltre che dei numerosi detriti. Il tutto scongiurando cedimenti ed eventuali ulteriore cadute che avrebbero potuto compromettere ulteriormente la situazione del tetto.

Durante l’evento atmosferico di venerdì 28 agosto tutte e otto le colonnine del torrino di destra della facciata nord del Duomo sono state divelte, precipitando poi in punti diversi, anche molto lontani tra loro: alcune all’interno della torre, altre sul tetto della navata laterale della Cattedrale, dove hanno provocato danni in particolare nella zona della navata laterale.

La messa in sicurezza procede per fasi. «È un lavoro piuttosto complicato, perché la priorità è assicurarsi che non ci siano ulteriori pericoli e che tutte le operazioni possano essere svolte in sicurezza», ha spiegato il comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Cremona, l’ing. Pier Nicola Dadone. Il meccanismo è preciso: «Il personale sull’autoscala recupera il materiale e lo imbraga; a quel punto l’autogrù lo solleva e lo deposita nel cortile interno del Torrazzo».

 

 

Ma il lavoro non è consistito soltanto nel rimuovere ciò che è caduto. Ogni elemento è stato fotografato e documentato, anche grazie alle immagini realizzate con il drone, perché quei frammenti sono fondamentali per capire come ricostruire la parte danneggiata. L’intervento proseguirà per tutta la giornata di martedì, che non potrebbe però essere sufficiente.

A seguire le operazioni in mattinata, insieme all’incaricato diocesano per i Beni culturali ecclesiastici, e rettore della Cattedrale, mons. Gianluca Gaiardi, c’era anche il vescovo Antonio Napolioni (che in questi giorni sta visitando i luoghi più colpiti), con il vicario generale don Antonio Mascaretti e l’economo diocesano Giacomo Ghisani. Presente anche l’architetto Fabio Bosio, progettista del Museo Verticale del Torrazzo, che sta contribuendo a identificare i diversi elementi. E qui emerge uno degli aspetti più interessanti dell’intervento: capire dove si trovasse originariamente ogni pezzo. «Dalla forma delle colonnine e dalla posizione in cui sono state ritrovate – ha spiegato l’architetto – potremo fare un confronto con le fotografie realizzate durante il precedente restauro».

Non sono state recuperate soltanto le colonnine. Tra gli elementi già individuati ci sono anche i mattoni degli archetti, «tutta la fascia con i mattoni decorati e l’ottagono». I pezzi saranno successivamente trasferiti in una sede che sarà individuata per la loro conservazione e gli studi necessari.

Ed è qui che entra in gioco la Soprintendenza. Per seguire da vicino tutte le operazioni, l’architetto Laura Balboni della Soprintendenza Cremona-Mantova è presente in questi giorni a Cremona, per seguire passo dopo passo le operazioni di messa in sicurezza e di recupero dei materiali insieme ai tecnici e agli altri professionisti.

La domanda che interessa ora è una sola: quanto di ciò che è caduto potrà tornare al suo posto? La risposta arriverà soltanto dopo il recupero e lo studio di tutti i frammenti. «Stiamo cercando di recuperare tutti i frammenti – spiega l’architetto Balboni –. Solo attraverso questo intervento potremo valutare quali elementi sarà possibile ricollocare e, sulla base dei rilievi esistenti, ricostruire il più possibile con gli elementi originali».

Per farlo la Soprintendenza sta mettendo insieme i pezzi fisici e quelli della memoria: documenti, fotografie, rilievi e documentazione storica. «Stiamo lavorando mettendo insieme tutti gli elementi a disposizione. È una vera e propria attività di ricerca, che ci permetterà di capire come intervenire nel modo più corretto».

Prima di pensare al restauro, però, c’è un’altra urgenza: proteggere ciò che è rimasto. «Oltre alla messa in sicurezza delle persone, è fondamentale garantire anche la messa in sicurezza del monumento, proteggendolo dalle intemperie e da ulteriori danneggiamenti, soprattutto durante i mesi autunnali».

Per ora, dunque, il grande lavoro è quello del recupero. Solo una volta conclusa questa fase sarà possibile guardare al ripristino, che dovrà comunque tenere presente di possibili nuove situazioni atmosferiche di così drammatica entità.

TeleRadio Cremona Cittanova
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