“Potremo”: arte che genera speranza oltre le Macerie

Presentata l'edizione 2026 degli Itinerari di arte e spiritualità dell'Università Cattolica. A Santa Monica la mostra di Marta Ferrarini, indagine sulle "macerie" della guerra interiore tra fotografia e versi poetici

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“Macerie. Ciò che resta, ciò che nasce”: è una riflessione sul tema drammaticamente attuale della guerra l’edizione 2026 del progetto “Itinerari di Arte e Spiritualità” che, come ogni anno, dà vita a una mostra collettiva di arte contemporanea diffusa in tutte le sedi dell’Università Cattolica, e che arriva tappa nel campus di Santa Monica con il progetto “Potremo” della giovane fotografa Marta Ferrarini, nell’esposizione curata da Daria Ferrari, una delle studentesse dell’ateneo che hanno curato la XXI edizione degli Irtinerari.

La mostra all’interno del Magazzino carri del campus di Santa Monica è stata inaugurata nella mattinata di mercoledì 18 marzo, alla presenza dell’autrice e della curatrice. A fare gli onori di casa è stato il direttore della sede di Piacenza-Cremona dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Angelo Manfredini, che ha introdotto il tema del progetto “Macerie”, approfondito poi dagli interventi dei presidi Marco Allena (Economia e Giurisprudenza) e Sandro Cocconcelli (Scienze agrarie, alimentari e ambientali) e dalla professoressa Guendalina Graffigna in rappresentanza della facoltà di Psicologia. 

A prendere la parola è stato quindi mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università cattolica, che ha sottolineato il significato di una iniziativa che offre l’occasione di riflettere in profondità sui grandi temi della contemporaneità, attraverso i linguaggi dell’arte e lo sguardo delle giovani generazioni, protagoniste nella realizzazione del progetto diffuso realizzato in collaborazione con il Centro pastorale, coordinato da padre Enzo Viscardi, e il dipartimento di Storia, Archeologia e Storia dell’Arte insieme alle professoresse Elena Di Raddo, Michela Valotti e Mariacristina Maccarinelli..

«Quando abbiamo affrontato la proposta del tema di quest’anno – ha raccontato Giuliodori – abbiamo sentito dapprima come il timore di essere sommersi dalle immagini di macerie che ogni giorno, purtroppo, il mondo dci riporta. Andando però a fondo in questa riflessione è emerso un taglio specifico che avremmo potuto dare all’iniziativa di quest’anno».

È così che di fronte ai grandi drammi del nostro tempo, in cui «le macerie sono segno evidente della distruzione delle strutture e delle relazioni», l’arte e il suo legame con la spiritualità più autentica dell’umani colgono e aiutano a cogliere la possibilità di una rinascita: «All’arte e ai suoi linguaggi – osserva infatti l’Assistente generale della Cattolica – è affidato il compito di rendere emotivamente percettibile, interiormente visibile, realmente sperimentabile il dramma interiore e lo spessore della sofferenza». Così, condividendo questo sguardo sul valore autentico dell’esistenza umana e delle relazioni, diventa possibile «non lasciare alle macerie l’ultima parola, ma aprire alla speranza e al futuro». Perché – ha ricordato Giuliodori citando il messaggio di Papa Leone per l’ultima Giornata mondiale per la Pace – «anche nei luoghi in cui rimangono soltanto macerie e dove la disperazione sembra inevitabile, proprio oggi troviamo chi non ha dimenticato la pace».

Una pace minacciata dai conflitti che infiammano ampie parti del mondo, ma anche quella pace faticosamente ricercata da ciascuno di noi, e in particolare da chi affronta ferite o fragilità che espongono alla prova della sofferenza. E in questa interpretazione la curatrice Daria Ferrari e l’artista Marta Ferrarini presentano “Potremo”, la mostra allestita proprio nel grande corridoio del Magazzino carri del campus di Santa Monica, tra le aule dove gli studenti seguono le loro lezioni. Un progetto artistico che unisce la delicatezza della forma alla profondità delle relazioni che si esprimono, in questo caso, nell’incontro tra poesia e fotografia. La giovane fotografa infatti ha scattato le sue foto ispirandosi ai versi scritti da un amico che viveva un momento di particolare fragilità, segnato dalla depressione. Poesie e immagini, affiancate nel percorso espositivo diventano così «alleate in una stessa battaglia: la guerra interiore. Una guerra silenziosa, quotidiana che non lascia macerie visibili, ma scava nel corpo e nella mente». Un conflitto che trova il suo varco di speranza proprio nella forza delle relazioni, nella condivisione di uno sguardo che non si arrende e apre all’opportunità di un futuro rappresentato dalla parola che chiude il percorso espositivo: “Potremo”, a cui la fotografa associa lo scatto dal forte valore simbolico che ritrae una camicia con un bottone rimasto aperto.

 

 

 

TeleRadio Cremona Cittanova
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