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«Una presenza discreta, generosa, sorridente, accogliente». Così il vescovo Antonio Napolioni ha voluto ricordare mons. Luigi Nozza, il canonico del Capitolo della Cattedrale di Cremona deceduto nel pomeriggio di lunedì 23 febbraio nella sua abitazione. Una morte improvvisa e inaspettata che ha provocato grande sgomento tra quanti hanno avuto modo di conoscerlo durante gli anni di ministero e che non hanno hanno voluto mancare per l’ultimo saluto.
Nel pomeriggio di giovedì 26 febbraio in Cattedrale tanti fedeli e sacerdoti, con i canonici del Capitolo della Cattedrale insieme al vescovo Napolioni e ai vescovi Lafranconi e Scampa, si sono stretti con affetto attorno all’anziana mamma Caterina, con la quale il canonico abitava, e al fratello fra Roberto, cui la famiglia francescana si è unita in Cattedrale, con la presenza anche del ministro provinciale dei Frati Miniri Cappuccini della Lombardia, padre Angelo Borghino.
E proprio pensando al servizio di monsignor Nozza in Cattedrale, «che abbiamo imparato a conoscere e apprezzare», monsignor Napolioni ha voluto ricordare che molti «venivano a lui per il decisivo incontro con il perdono di Dio e il discernimento della coscienza». «È con particolare dolore che ci distacchiamo da lui – ha detto il vescovo all’inizio della Messa – ma avendo imparato da lui il primato della fede e la grande fiducia nell’amore del Padre, al quale ora lo affidiamo. Lui che lo ama più di noi, lui che sa guardare nel profondo e sa far crescere ogni briciola di bene custodita nella vita dei suoi figli».
Nell’omelia il vescovo, tralasciando titoli e formalità per fare prevalere tutta la familiarità di questo momento, ha voluto anzitutto ricordare che «Dio dona nelle persone un riverbero sempre nuovo, diverso, originale e irripetibile del suo abisso di bellezza e amore. E don Luigi è stato uno di questi riflessi: semplici, discreti, costanti, generosi». Aggettivi che «non sono affatto parole di circostanza» e sono ritornati più volte durante le esequie nella riflessione del vescovo.
Monsignor Napolioni ha ricordato una vocazione nella quale don Luigi, che il prossimo 14 marzo avrebbe compiuto 78 anni – «sin da ragazzo ha intuito la bellezza della fede e di seguire il Signore». E dopo aver sperimentato negli anni della formazione anche un desiderio di tipo missionario, «poi si è accorto – ha detto il vescovo – che il Signore lo voleva davvero qui, nelle parrocchia, tra la gente, sull’altare, nel confessionale: accanto alle persone con semplicità e discrezione».
«Sono felice di aver condiviso con lui la gioia di questi anni», ha detto Napolioni sottolineando poi la sua «esperienza di grazia a contatto con il mistero dell’incontro tra il cuore di Dio e il cuore degli uomini». E ha aggiunto: «Ha fatto tanto bene!».
Dalle letture il vescovo ha quindi voluto individuare tre luci, proiettate dalla Parola di Dio sulla figura di mons. Nozza: preghiera, carità e gratitudine.
Infine un riferimento tutto personale alla lettera che mons. Nozza gli scrisse nel 2019, allegandogli anche un testo di don Primo Mazzolari che amava rileggere spesso e “ogni volta – scriveva don Nozza – mi lascia con il desiderio di essere sacerdote povero, lieto e fiducioso nelle mani del signore”.
Al centro di quel testo la figura di don Guglielmo Marezza e il suo funerale dal Duomo di Casalmaggiore prima di raggiungere il cimitero di Fossacaprara, suo paese d’origine. Pagina da cui emerge la figura di un prete semplice, poco in confidenza con i libri, ma che a Sabbioneta “fu per anni e anni la lampada del sacramento e del confessionale – scriveva don Mazzolari -: non predicava, ascoltava; non perorava per la giustizia sociale, amministrava la misericordia con discrezione di sé, con generosità senza limiti per quello che riguardava il Signore”. “La Chiesa – scriveva ancora Mazzolari – ha bisogno di questi uomini silenziosi che rimangono lampade ardenti nelle chiese che si svuotano, testimoni di una fedeltà che non domanda niente a nessuno, neppure una preghiera per sé”. «Grazie don Luigi – ha quindi detto il vescovo Napolioni concludendo l’omelia – perché hai vissuto anche tu così. E ci incoraggi a fare altrettanto».
Ascolta l’omelia del vescovo Napolioni
Al termine delle esequie in Cattedrale il feretro è stato trasferito a Casirate d’Adda, dove don Nozza fu parroco per quasi vent’anni, dal 2004 al 2023, per la Messa di suffragio in serata (alle 20.45) in chiesa parrocchiale tra la sua comunità. La sepoltura venerdì 27 febbraio, in forma privata, nel cimitero di Casirate.
Profilo biografico di mons. Nozza
Classe 1948, originario di Cassano d’Adda, don Nozza è stato ordinato presbitero il 22 giugno 1974 in una classe di 16 confratelli, di cui diversi già saliti alla Casa del Padre: don Giovanni Bocchi, don Luigi Bolzoni, don Vincenzo Cavalleri, don Maurizio Devicenzi, don Emilio Garattini, don Francesco Nisoli, don Angelo Vailati.
Don Nozza – con il fratello, fra Roberto, nel Frati Cappuccini a Milano – ha iniziato il proprio ministero come vicario a Mozzanica (1974-1983), proseguendo poi il suo servizio nella parrocchia di Castelleone sempre come vicario (1983-1988).
Nominato parroco di Agoiolo nel 1988, è stato poi trasferito nel 1993 a Pizzighettone, comunità che dal 2001 ha guidato insieme anche a quella di Gera d’Adda.
Nel 2004 è diventato parroco di Casirate d’Adda e nel 2021 era stato nominato parroco anche di Arzago d’Adda, iniziando il cammino di unità delle due parrocchie bergamasche.
Il 14 settembre 2023 si era insediato ufficialmente come canonico del Capitolo della Cattedrale di Cremona.


