La carità è più efficace se diventa impegno diffuso

Nella Bergamasca le diciotto Caritas operano in sinegia condividendo risorse ma anche informazioni ed esperienze

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Senza lavoro, senza macchina, uno sfratto imminente e una rete di relazioni sociali che si sgretola. La condizione del giovane Emilio (il nome è di fantasia) è simile a quella di tante persone che vivono anche sul nostro territorio. Un vissuto fatto di difficoltà, cadute ma anche risalite, grazie alla mano tesa di una rete di solidarietà e carità silenziosa. Emilio, infatti, si è rivolto alla Caritas della sua parrocchia e, attraverso un serio lavoro di collaborazione tra diverse realtà, ha trovato il modo di rimettersi in gioco e riavere la propria dignità. Il sostegno economico da parte dei Servizi sociali, l’aggancio per l’inserimento lavorativo, l’aiuto di una associazione che ha finanziato una borsa lavoro, l’invio al consultorio territoriale, il dono di una bici per andare al lavoro, la comprensione incontrata al Centro di ascolto gli hanno permesso di ripartire. Oggi Emilio è stato assunto dalla ditta dove ha svolto il tirocinio, ha saldato i debiti e non ha più bisogno del pacco alimentare, ha arredato casa con gusto e ha richiesto un incontro con tutti i protagonisti della sua rinascita per salutarli e ringraziarli.

La carità opera in silenzio, lontana dai riflettori della pubblicità o delle vetrine virtuali dei social. Come dimostra questa storia, è soprattutto il frutto di una rete dinamica e diffusa, fatta di mani e volti, grazie ai quali la solidarietà diventa gesto concreto. È questa la missione della rete delle Caritas parrocchiali e zonali sul territorio diocesano.

Nella Zona pastorale 1 le diciotto Caritas parrocchiali operano in sinergia tra loro, nella condivisione delle risorse, ma anche nello scambio di informazioni ed esperienze, per affrontare i bisogni delle persone. «Concretamente – spiega Stella Barbati, referente Caritas per i 230 volontari attivi in Zona 1 – ci scambiamo beni ed energie, evitando sprechi: dalle eccedenze alimentari al mobilio, redistribuiamo le risorse per sostenere circa 2mila persone. Grazie a questi numeri abbiamo un potere d’acquisto nei supermercati che ci permette di ottimizzare i costi. Abbiamo anche un piccolo magazzino di stoccaggio. Inoltre, tra centri Caritas e parrocchie, c’è un confronto continuo sulle modalità con cui gestire le varie situazioni, costruendo una serie di prassi che sappiano essere rispettose di ciascuna realtà. Infine, abbiamo creato una rete tra enti del Terzo settore e associazioni affinché ciascuno possa condividere il proprio lavoro, così da evitare ripetizioni di servizi e ruoli sul territorio».

Piccole realtà che, mettendo in comune le proprie risorse, riescono a generare una grande rete di bene. È il caso della Caritas di Masano, che collabora con quella più grande di Caravaggio, dove da anni sono attivi i corsi di lingua italiana per donne straniere, in collaborazione con il Cpia, e una rete di trasporti, garantiti da volontari Caritas e Croce Rossa Italiana. O, ancora, la rete di solidarietà attivata dalla Caritas è stata protagonista a Brignano Gera d’Adda nel sostenere una giovane famiglia con un bambino e due gemelle nate prematuramente e ricoverate in ospedale: l’aiuto concreto ha assunto la forma del dono di un seggiolino, ma anche della disponibilità da parte di diverse famiglie – tra cui anche una musulmana – che si sono offerte di badare al piccolo. E ancora l’iniziativa di Comune, Auser e universitari, che, insieme, hanno offerto un prezioso servizio di trasporto dopo la scuola.

Esempi di come la rete sia un modo per generare quelle relazioni positive e quell’attenzione ai bisogni dei più fragili che rendono una comunità più unita e più viva.

Jacopo Orlo

Fonte: trimestrale diocesano “Il Mosaico”

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