Una settimana a Taizé: alle sorgenti dell’unità

Le voci dei partecipanti alla proposta diocesana per i giovani

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Il pellegrinaggio di fiducia che dal mondo giunge ogni settimana a Taizé ha visto partecipare, dal 2 al 9 agosto, anche un piccolo gruppo di giovani dalla diocesi di Cremona. La proposta lanciata dalla Federazione Oratori Cremonesi, dopo l’incontro internazionale di Parigi alla fine del 2025, ha raccolto partecipanti dalle diverse Zone pastorali, quasi tutti alla prima esperienza della classica settimana di permanenza nella Comunità ecumenica. Il loro racconto rivela una meraviglia sincera.

«Non sapevo che cosa fosse Taizé. Ho trovato una realtà nuova, piena di fede e viva di giovani – efferma Carlo – e mi ha stupito la forte presenza di ragazzi e ragazze svedesi: ho scoperto che i cristiani sono davvero pochi in Svezia, ma quei pochi vivono la fede in un modo sorprendente».

Un impatto difficile da dimenticare, una grazia che lentamente scende in profondità e lascia il segno. Le torride temperature francesi – anche sulle dolci colline della Borgogna – non hanno scoraggiato i quattromila giovani accampati vicino alla chiesa della Riconciliazione e alla Comunità monastica fondata da frère Roger Schutz nel 1940, in una sobria e festosa vita comune, ricca della gioia del Vangelo che supera ogni separazione e pregiudizio, scandita da tre appuntamenti di preghiera ogni giorno, dalla potenza del silenzio, dal servizio reciproco alle necessità della variopinta tendopoli, nell’armonia del canto ormai patrimonio di tanti cristiani nel mondo.

«Di Taizé custodirò i canti come preghiere del cuore – confida Matilde – le parole (anche sconosciute) si assimilano, si inizia a viverle e ad averle in mente nella giornata. È come se tutti parlassimo la lingua della Pentecoste: una lingua che supera ogni confine».

Giovani diversi, non solo per l’appartenenza a differenti denominazioni cristiane: diversi per i loro cammini di fede, per le inquietudini che custodiscono, per cultura e lingue. Un intreccio di distanze che lo Spirito orienta all’unico vero centro: la persona e le parole di Cristo.

«Mi hanno colpito – riflette Emanuele – i gruppi di condivisione sul Vangelo. Ho realizzato che niente è più grande dell’amore del Signore: ha unito migliaia di ragazzi con storie, provenienze e passati diversi, tutti qui, su questa collina, a vivere insieme nel presente l’oggi di Dio».

Molte le famiglie e gli adulti presenti a Taizé in questa prima decade di agosto: molte le necessità anche per l’accoglienza di bambini e ragazzi. Ad alcuni giovani di diverse nazioni è stato chiesto anche questo concreto gesto di accoglienza.

«Di Taizé mi ricorderò soprattutto i lavori pomeridiani, – racconta Filippo – brevi momenti di impegno per rendere più ricca la nostra esperienza e per migliorare quella delle famiglie. Abbiamo incontrato e stretto amicizia con bambini e bambine, giovani e genitori di diverse nazioni e culture. Abbiamo sentito e visto in azione lo spirito di Taizè».

 

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Molto ricca è stata anche la proposta di incontri pomeridiani con esponenti ed esperti del mondo della cultura, con voci e testimonianze dalle realtà del mondo più segnate dall’ingiustizia, dalla violenza, dal pregiudizio. Workshop internazionali gestiti in semplicità su temi di grande interesse: dall’AI alle tematiche ambientali, dal dialogo tra fede e scienza all’ascolto di giovani e di comunità travolti dalla guerra.

«Quello che mi ha davvero colpito – confessa Diego – sono state le testimonianze di ragazzi e ragazze dai paesi colpiti dalla guerra, le loro vite e il loro modo di affrontare la giovinezza in ambienti pieni di violenza e odio. E mi ha stupito anche il clima che ho percepito a Taizé: fatto di semplicità e gentilezza, in cui si evita sempre lo scontro e si cerca sempre una mediazione».

Una settimana calda (in tutti i sensi) e viva, un’esperienza da conoscere non per “sentito dire”, ma da sperimentare e da condividere: don Francesco Fontana (che conclude in queste settimane il suo servizio alla FOCr) e don Enrico Maggi, collaboratore al Santuario di Caravaggio, sono a disposizione per approfondire una fraterna riflessione.

Ilaria conclude: «Taizé è una scoperta giorno per giorno. Circondata da canti, lingue e persone tutte diverse per percorsi, necessità e stili di vita… All’inizio mi sono chiesta se ci fosse posto anche per ciascuno di noi. Ma poi ho cominciato a ritrovare me stessa in un luogo dove, in fondo, c’era tutto». E aggiunge: «Pur nella diversità, siamo tutti amati dal Signore. Taizé è solo uno spazio per cercare di essere in comunione con Lui, oltre i nostri giudizi».

Taizé è promessa e profezia: attorno al Vangelo le intelligenze, i cuori e le volontà seminano silenziosamente la Chiesa che verrà.

TeleRadio Cremona Cittanova
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