L’ultimo saluto a don Davide, uomo e sacerdote dalla voce chiara

Il funerale del sacerdote di origine cremonese incardinato a Modena-Nonatola, celebrato nella chiesa di San Michele Vetere dall'arcivescovo-abate Castellucci

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Si è tenuto sabato 22 agosto, nella chiesa di San Michele Vetere, il funerale di don Davide Fieschi, sacerdote originario di Cremona scomparso il 17 agosto all’età di 61 anni. La messa è stata presieduta da monsignor Erio Castellucci, arcivescovo-abate di Modena-Nonantola.

Nato a Cremona il 14 febbraio 1965 e incardinato nella diocesi di Modena-Nonantola dal 2021, don Fieschi aveva fatto ritorno nella città natale da alcuni mesi per seguire le cure legate alla malattia che lo ha portato alla morte.

Nel saluto all’assemblea, don Aldo Manfredini, parroco di San Michele, e monsignor Castellucci hanno ricordato la capacità di relazione e la schiettezza che hanno caratterizzato il ministero del sacerdote. «Fate che sia sì quando è sì e no quando è no», hanno commentato ricordandolo, e cogliendo l’invito a coltivare relazioni chiare e sincere.

Relazioni che don Davide ha sempre coltivato con grande dedizione, tanto che il vescovo Erio non ha esitato a far riferimento alle sue molte famiglie: «Quella d’origine, alla quale spesso faceva riferimento e nella quale ha vissuto con particolare intensità gli ultimi anni, ma anche la sua famiglia parrocchiale, la comunità che l’ha generato la fede cui è sempre rimasto molto legato e presso la quale tornava quando poteva. C’è poi la sua comunità religiosa, il legame con i fratelli di San Francesco che hanno marcato il suo desiderio di essenzialità e di autenticità».

Nel suo saluto l’arcivescovo Castellucci ha ricordato anche la grande generosità di don Davide: «Persino nei momenti più faticosi della malattia – ha detto – dedicava ogni minuto di sufficiente lucidità e salute alle confessioni in Cattedrale; anche se si trattava di un’ora, due o tre, diceva che era sempre poco».

L’arcivescovo di Modena-Nonantola ha poi spiegato la scelta delle letture, in particolare quella tratta dal libro del profeta Ezechiele, «che dice “Figlio d’uomo, io ti ho stabilito come sentinella per la casa d’Israele; quando tu udrai dalla mia bocca una parola, tu li avvertirai da parte mia”. Pensando a Davide – ha riflettuto il Vescovo – la prima intuizione che mi è venuta è quella della sentinella. Non perché don Davide andasse alla ricerca dei malvagi, ma perché parlava sempre molto chiaro, esprimeva sempre quello che aveva dentro, che non era mai un sentimento astratto o infondato, ma era sempre frutto di un pensiero».

Autoironico, sempre pronto a disinnescare anche i suoi stessi momenti di impeto, don Davide era solito scherzare sulla sua malattia: «Dovevo essere già morto a Natale di un anno e mezzo fa», disse una volta al Vescovo, che nella sua Omelia ha ricordato questi momenti vissuti insieme all’uomo e al sacerdote «la cui grande testimonianza è quella di un’umanità vissuta pienamente nel dono e di un ministero che fino all’ultimo è stato generoso».

Durante la celebrazione sia il Vescovo che il concelebrante, don Manfredini, hanno salutato con affetto il fratello Ignazio e la sorella Maria Chiara, che don Davide aveva salutato già all’età di 20 anni per abbracciare la sua vocazione. Fratelli che negli ultimi 8 mesi avevano assistito con amore alle cure palliative ricevute dal sacerdote presso l’Hospice dell’Ospedale di Cremona.
Poco prima delle 12, dopo la benedizione, l’aspersione e l’incensazione, la bara di don Davide è stata abbracciata per l’ultima volta dal sole del sagrato di San Michele, dove una folla commossa l’ha salutato insieme ai molti sacerdoti, suore e frati accorsi insieme a molti parrocchiani e amici per il commiato.

Claudio Gagliardini
TeleRadio Cremona Cittanova
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