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Nel pomeriggio di domenica 16 marzo, presso il salone Bonomelli del Seminario di Cremona, il vescovo Antonio Napolioni ha incontrato i futuri sposi. L’incontro, organizzato dall’Ufficio diocesano di Pastorale familiare, ha visto la partecipazione di oltre cento coppie di fidanzati che in questo anno pastorale hanno seguito i percorsi in preparazione alle nozze.
Dopo un momento di accoglienza , l’incontro diocesano è stato aperto da una pièce teatrale, durante la quale Federico Benna ha inscenato il rientro a casa di un marito e le piccole difficoltà e incomprensioni che tutte le coppie sono chiamate quotidianamente ad affrontare. Frizioni inevitabili, grandi o piccole che siano, spesso banali, talvolta difficili da sopportare. Ostacoli che spesso i fidanzati sottovalutano, ma che nella vita matrimoniale arrivano a disegnare la fisionomia di ogni coppia e a rafforzare i rapporti più autentici.
Dopo la lettura del brano evangelico della nozze di Cana – da qui il titolo dell’incontro “Compagni di viaggio con il vino buono” – ad accompagnare la riflessione dei presenti sono state le testimonianze di due coppie di accompagnatori del percorso prematrimoniale, che hanno illustrato ai fidanzati come quel vino sia presente nelle piccole cose di ogni giorno così come in quelle più importanti, che nel matrimonio si stratificano e convivono in una costante ricerca di equilibri e di sostegno reciproco.
Un tema sul quale il vescovo ha poi dialogato con i futuri sposi sulla base delle domande che questi, suddivisi in piccoli gruppi, hanno preparato a partire da alcuni spunti offerti.
Salutando i fidanzati monsignor Napolioni ha scherzato sulla loro idea di sposarsi. «Siete uno spettacolo di follia! – ha detto – Ma tra la follia dei vari Trump, Putin e compagnia, la vostra follia è molto migliore. Quindi se vi dicono che siete pazzi, matti, scriteriati, incoscienti rispondete: meno male che ci sono i matti come noi!»
Nelle sue risposte il vescovo Napolioni ha poi toccato temi di grande rilevanza per le coppie presenti, alle quali, facendo riferimento alle testimonianze ascoltate poco prima, ha ricordato che «il vino non piove dal cielo, ma è quella situazione faticosa che si può trasformare, quella crisi che diventa crescita. Crisi non è una parola cattiva. Non è una parola da evitare a ogni costo. Si diventa uomini e donne attraversando delle crisi. La prima crisi è il parto, la nascita. Poi ci sono le grandi crisi della pubertà, dell’adolescenza. Infine c’è la crisi della morte». Dalla parola crisi deriva la parola crinale e quel crinale «ci chiede di discernere, di distinguere, di riconoscere. La crisi è un momento di grazia per i cristiani. Al centro della nostra fede c’è la Pasqua di Gesù che non è né il coniglietto né l’uovo di cioccolato, ma è la croce, morte e risurrezione. L’amore è fatto così: l’amore è perdersi per ritrovarsi. Al centro del Vangelo c’è un figlio perduto e ritrovato».
«Non c’è niente di più perfetto del nostro imperfetto modo di amare», ha detto ancora il vescovo ai fidanzati: «Prima di trasformarla in vino, amate anche tutta l’acqua che scorre nella quotidianità delle piccole cose delle vostre case, delle vostre vite».
Dopo alcuni racconti di episodi che l’hanno particolarmente toccato e che si intrecciano con la vita di coppia e il matrimonio, il vescovo proposto la Preghiera dell’abbandono di Charles de Foucauld, un atto di totale affidamento a Dio che invita a rinunciare alle preoccupazioni e a confidare pienamente nella Sua volontà.
Il pomeriggio in Seminario si è concluso con un momento di preghiera e con la recita di una decina del Rosario, al termine della quale, dopo la benedizione e i saluti conclusivi, il vescovo ha consegnato a tutte le coppie presenti una coroncina del Rosario.
Infine tutti sono stati invitati a un aperitivo di saluto, nel corso del quale ogni coppia ha pescato un biglietto tra quelli scritti dagli altri fidanzati (che all’arrivo erano stati sollecitati a scrivere i propri nomi, la data del matrimonio e una richiesta simbolica agli invitati) per ricordare che con il matrimonio ci si unisce non solo dentro la coppia, l’uno per l’altra, ma anche nella comunità cristiana.

