Rovesciare la prospettiva abituale è il modo migliore per comprendere realtà che non si vivono quotidianamente e affinare la sensibilità nei confronti di chi vive una disabilità. “Mettiti nei miei panni” è un’iniziativa che i Servizi per l’inclusione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore promuovono dal 2011 e che trasforma la curiosità in consapevolezza concreta. La pratica di “role taking” che permette di sperimentare le difficoltà è guidata da studentesse e studenti con disabilità in qualità di tutor e guide che vogliono generare empowerment e senso di appartenenza alla comunità. In una parola inclusione.
Tra aprile e maggio nei campus di Milano, Brescia, Cremona e Piacenza dell’Ateneo si svolgerà una giornata in cui studenti, docenti, personale tecnico amministrativo e tutti coloro che volessero partecipare potranno sperimentare la vita quotidiana delle persone con disabilità motorie, visive e uditive. La proposta prevede percorsi interattivi e attività di “role taking” guidati da tutor con disabilità e da volontari. Sarà possibile fare un’esperienza immersiva di simulazione vivendo in prima persona le limitazioni funzionali visive e motorie; partecipare a un laboratorio sensoriale che permette di esplorare le difficoltà uditive attraverso esperienze pratiche guidate; entrare in un’area di sperimentazione per scoprire e provare tecnologie e strumenti accessibili.
In particolare, le giornate nelle sedi padane dell’Ateneo cominciano martedì 14 aprile nel campus di Cremona, in via Bissolati 74, dalle ore 9 fino alle 13.
Consapevolezza, condivisione, fiducia sono tra le principali parole chiave scelte dai partecipanti alle scorse edizioni come “role player”. Riconoscere a occhi chiusi dov’è una finestra in una stanza ascoltando il punto della pelle dove si sente il calore del sole, percepire la grandezza di una stanza in base all’eco prodotto dal rumore del bastone sbattuto sul pavimento, sperimentare l’uso della sedia a rotelle su ghiaia e piccoli scalini. Queste e altre esperienze insegnano a non dare niente per scontato, a ribaltare la prospettiva comune, a rendere più consapevoli e attenti alle esigenze di tutte le persone e di tutti i cittadini.
«Mettiti nei miei panni vuole orientare l’azione educativa verso la riduzione delle barriere – in particolare di natura culturale – e la costruzione di facilitatori – dichiara il professor Luigi D’Alonzo, delegato del Rettore per l’inclusione degli studenti con disabilità, con disturbi specifici dell’apprendimento e con bisogni educativi speciali –. L’esperienza si realizza attraverso il coinvolgimento attivo di tutor con disabilità motoria e sensoriale, affiancati da volontari, configurando contesti di apprendimento situato fondati sulla reciprocità, sull’empatia e sulla riflessività. L’iniziativa diventa, così, pratica trasformativa, capace di promuovere processi di empowerment, valorizzare i punti di forza e i talenti individuali e sostenere un cambiamento culturale orientato al riconoscimento della differenza quale risorsa generativa per la comunità».
Nell’ultima edizione del 2025 in cinque giornate e quattro sedi hanno partecipato 907 persone con 1283 accessi ai quattro diversi percorsi proposti con 66 tutor con disabilità e 181 volontari e volontarie.
I questionari di gradimento confermano l’impatto formativo dell’evento e la partecipazione in crescita. Anche per questa ragione a partire dall’edizione di quest’anno di Mettiti nei miei panni la Funzione Risorse umane co-organizza l’iniziativa e offre al personale dell’Ateneo la possibilità di fruire delle diverse attività proposte come momenti di formazione.
Come afferma la direttrice Rossana Ranucci «Mettiti nei miei Panni è divenuto un appuntamento ricorrente che l’Ateneo propone alla Comunità universitaria per fare pratica di inclusione. L’adesione ampia del Personale all’iniziativa è il segno di una diffusa sensibilità alla tematica e di un’attitudine altrettanto diffusa al superamento delle barriere. Mettiti nei miei Panni vuole essere anche un momento formativo: occasione per fare esercizio di inclusione e per appropriarsi di strumenti utili a valorizzare l’unicità della persona».
L’iniziativa è promossa anche dal Comitato Pari Opportunità e inclusione, come spiega la delegata del rettore Raffaella Iafrate: «Nel nostro Ateneo promuovere le pari opportunità significa riconoscere e valorizzare l’unicità di ogni persona attraverso un metodo fondato sulla conoscenza, sulla relazione e sulla capacità di mettersi nel punto di vista dell’altro. Iniziative come Mettiti nei miei panni incarnano pienamente questo approccio, offrendo esperienze concrete che aiutano a superare pregiudizi e a costruire una cultura autenticamente inclusiva». In questo modo la condivisione diventa competenza e servizio, anche in università. E solo così le barriere si superano.


