«Fermiamo i barconi con l’educazione», l’impegno di padre Bongiovanni in Sierra Leone tra formazione e dialogo con l’Islam

All'oratorio Maffei di Casalmaggiore la testimonianza del missionario saveriano da 44 anni nel Paese africano si è concentrata soprattutto sulla convivenza tra fedi diverse
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Nell’ambito delle celebrazioni con cui la Diocesi di Cremona ha voluto onorare il Mese missionario straordinario indetto da papa Francesco, si situa la testimonianza di Vittorio Bongiovanni, padre saveriano dal 1960, originario della terra di don Primo Mazzolari, da 44 anni in Sierra Leone, paese a maggioranza islamica, ospite di una serata all’oratorio Maffei di Casalmaggiore.

«Fermiamo i barconi con l’educazione» è il motto di colui che ha scelto di impegnarsi nella sua missio ad gentes partendo dall’educazione di bambini e giovani che in Sierra Leone mancano di opportunità formative, essendo costretti a sottostare a vessazioni e privazioni di ogni sorta, dal lavoro minorile ai matrimoni combinati.

«Quando sono arrivato a Kabala, il villaggio in cui vivo, non c’erano molte scuole e quelle presenti erano a pagamento. Insieme ai sierraleonesi ne abbiamo aperte altre a disposizione della popolazione più fragile – dichiara padre Vitttorio – Oggi dirigo una cinquantina di scuole, in cui ogni classe conta circa 70 bambini e bambine senza differenza di origine religiosa».

In questa terra a occidente del grande continente africano, dove la povertà è sempre più acuita dai cambiamenti climatici e la mancanza di prospettiva conduce tanti giovani a fare la scelta di arruolarsi nelle milizie di Boko Haram, c’è spazio per un’alternativa, c’è spazio per un progetto di vita. Perché di questo si tratta: aiutare i giovani ad andare a scuola per costruire il futuro del loro Paese, costruendo una classe dirigente responsabile che porti avanti i valori cristiani, spesso condivisi anche dalla popolazione di fede musulmana.

«Le nostre scuole sono frequentate indistintamente da cristiani e musulmani. Anche all’ultimo grest estivo erano iscritti più di 1000 bambini, 50 cristiani e 950 musulmani. Con loro ci troviamo uniti nella diversità rispettando l’identità di ciascuno».

Là dove la Parola di Cristo è proposta con la testimonianza di vita e senza imposizioni, capita anche che alcuni membri della comunità islamica si convertano al cristianesimo senza che le famiglie si oppongano.

«Nel giugno scorso ho battezzato circa 70 giovani musulmani che sono diventati cristiani» racconta padre Vittorio. E poiché la conversione è un cammino, questo percorso viene attraversato dal giovane con la sua famiglia, che mai si oppone alla scelta di entrare a far parte della comunità cristiana. «Purché continui a pregare, mi dicono i padri dei ragazzi battezzandi, che vada pure e che segua quel che vuole» racconta padre Bongiovanni. Addentrandosi, così, in un terreno molto delicato, fatto di differenze tra islam «moderato e aperto a questa amicizia con noi cristiani» e islam radicale, costituito da quella parte di musulmani che considerano i cristiani «gente del libro», eretici, bestemmiatori, nemici da perseguitare.

In Sierra Leone, capitale Freetwon, colonia britannica per quasi 200 anni, dichiarata indipendente nel 1961, la popolazione di fede islamica è moderata.

E questo produce, oltre alle conversioni, anche la nascita di famiglie miste, dove i coniugi sono musulmani e cristiani. Matrimoni liberi ma complessi, talora valutati con ponderatezza dalla Chiesa stessa che ne riconosce la problematicità.

«Sono stato direttore del Centro Catechistico Diocesano e il Vescovo mi ha chiesto di studiare il problema dei musulmani che sposano i cristiani». Ogni anno padre Vittorio conduce corsi di formazione per le coppie miste, perché la scelta del matrimonio sia consapevole e matura. Eppure, nonostante l’impegno profuso, è ancora alto il tasso di separazione nei primi anni di matrimonio (circa il 70%).

Ma non per questo ci si arresta in un percorso di integrazione.

«Quando il Papa parla di dialogo con i musulmani – dice padre Bongiovanni riferendosi all’esortazione apostolica “Amoris laetitia” di papa Francesco (2016) – dice che occorre comprendere le radici comuni, vedere le differenze delle nostre identità religiose e contribuire più efficacemente all’edificazione di una società che apprezza la diversità e favorisce il rispetto, la fratellanza e la convivenza pacifica».

La stessa fratellanza che ha dato il titolo al documento siglato tra il Pontefice e il Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb durante il viaggio apostolico del febbraio scorso negli Emirati Arabi Uniti “Sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza civile” e che padre Bongiovanni considera centrale quando opera come pastore della sua parrocchia, testimonianza  perfetta di pluralismo religioso vissuto.

L’intervento di padre Bongiovanni

Sara Pisani