Giornata del malato, il vescovo in visita all’ospedale di Cremona. Il video della Messa e le foto della visita ai reparti

Non sono mancati momenti intimi e di preghiera con i ricoverati, insieme al grazie riconoscente per tutti gli operatori
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In occasione della Giornata mondiale del malato, che ricorre ogni anno l’11 febbraio nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria liturgica della Madonna di Lourdes, il vescovo Antonio Napolioni ha fatto visita, nel pomeriggio, all’Ospedale di Cremona, dove ha celebrato l’Eucaristia e ha portato in modo simbolico un saluto informale agli operatori e ai ricoverati di alcuni reparti.

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Ad accoglierlo al suo arrivo presso il nosocomio di viale Concordia erano presenti il direttore generale Giuseppe Rossi, il direttore sanitario Rosario Canino, il direttore medico di presidio Lorenzo Cammelli, insieme anche a don Marco Genzini, l’amministratore della parrocchia di Santa Maria della Pietà, la parrocchia dell’Ospedale di Cremona.

Un benvenuto che subito a voluto dare modo al Vescovo di conoscere più da vicino la struttura ospedaliera. A cominciare dal Pronto soccorso, rappresentato dalla direttrice Francesca Maria Co’ con la collega Lia a Beccara, Scilla Pagni (responsabile dell’Area Emergenza Urgenza) e Rosario Oddo (coordinatore Medicina d’urgenza). Incontrando lo staff ospedaliero monsignor Napolioni ha voluto sottolineare la guida “in rosa” del Pronto soccorso, che conta in tutto un centinaio di operatori.

Quindi la salita al settimo piano, per raggiungere il reparto di Terapia intensiva, dove ad accogliere il Vescovo c’erano il direttore Enrico Storti con il rianimatore Antonio Coluccello e la coordinatrice Carla Maestrini. Un momento particolare toccante, nel quale non è mancata una preghiera e una benedizione per ogni paziente, insieme al grazie per tutti gli operatori che quotidianamente devono confrontarsi con il tema della morte.

Sicuramente più leggera la successiva tappa nel reparto di Ostetricia e Ginecologia, dove ad accoglierlo c’era il direttore Aldo Riccardi con il collega Alberto Rigolli (direttore del reparto Oglio Po), Paola Parma e Laura Rossi (rispettivamente coordinatrici di Ostetricia e Ginecologia) e le équipe mediche, infermieristiche e ostetriche. Non è mancato l’incontro con alcune neomamme e la visita al Nido, dove Bruno Drera (responsabile Patologia Neonatale e TIN) e Monica Ravani (coordinatore Patologia Neonatale e TIN) hanno condotto il Vescovo sino alle culle dei neonati per una speciale benedizione a loro e alle loro famiglie.

Alle 16 all’interno della chiesa dell’Ospedale, dopo il Rosario guidato dai volontari dell’Unitalsi, il Vescovo ha celebrato la Messa, aperta dal saluto e dal ringraziamento da don Marco Genzini, amministratore parrocchiale, che commosso ha dichiarato: «Siamo tutti qui presenti per affidare a Dio la fatica della sofferenza, certi che nella sofferenza può nascere un giardino fiorito, grazie a chi si prende cura del malato con il suo lavoro, il suo volontariato, il suo tempo, la sua passione e la sua umanità».

Con don Genzini anche don Riccardo Vespertini e don Maurizio Lucini, entrambi assistenti spirituali dell’ospedale e quest’ultimo incaricato diocesano per la Pastorale della salute. Ha concelebrato l’Eucaristia anche il segretario e cerimoniere episcopale don Flavio Meani, con il diacono permanente Cesare Galantine che ha servito all’altare e alcuni seminaristi che hanno prestato servizio liturgico.

Durante l’omelia il Vescovo si è soffermato sul male di vivere dell’uomo di ogni tempo, la solitudine. Malattia che l’umanità condivide con il primo uomo e che la pandemia ha portato a riscoprire nel non poter stare vicini ai propri cari ricoverati in ospedale in tempo di covid. «È stato un dramma che ha generato un sottile senso di colpa collettivo – ha dichiarato – e che dobbiamo rielaborare per imparare la lezione. Prenderci più cura gli uni degli altri». E ha proseguito invitando a non lasciare nella solitudine chi opera in ambiente sanitario, facendo evidente riferimento al personale che in questi mesi si è adoperato oltre misura per colmare i bisogni dei pazienti, anche quelli affettivi dovuti alla lontananza dalle famiglie. «Il mondo ripensi se stesso, le sue priorità, l’investimento delle risorse, la politica e la vita personale» per guarire dalla solitudine in cui siamo immersi.

Facendo riferimento alla pagina del Vangelo, ha inoltre narrato di come una donna straniera abbia saputo convertire Gesù a intervenire con la sua G

razia senza fare graduatorie e classifiche. Lui che dalla cultura ebraica aveva appreso che il popolo eletto era uno, grazie ad una donna straniera dispensa la sua benedizione sull’umanità malata del 2021 senza distinzione alcuna. «Questo significa – citando papa Francesco- che ci salviamo tutti insieme e che se c’è un prima è quello del più debole, del più povero, del più solo».

Seguendo questa logica, che è la logica dell’amore, le risorse messe in campo si moltiplicheranno e resteremo stupefatti dalla creatività con cui chi opera per il bene può agire. Così il futuro della nostra società, dall’ambiente all’economia, dalla politica alla Chiesa, dipendono dal nostro agire oggi. E la pandemia diventa occasione e «sussulto che Dio sta dando a noi per chiederci di amarci come lui ci ha amati».

La Messa si è conclusa con una speciale preghiera di fronte alla statua della Vergine, per raccomandare malati, infermi, persone sole e anziane.

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Terminata la Messa il Vescovo ha proseguito la sua visita in alcuni reparti, incontrando anche il direttore del Reparto infettivi Angelo Pan e quelli di Pediatria Claudio Cavalli.

Particolarmente attesa la visita del Vescovo nel reparto di Oncologia dove oltre all’incontro con il direttore Rodolfo Passalacqua e l’équipe sanitaria con la coordinatrice Morena Nazzari, mons. Napolioni ha incontrato personalmente diversi dei ricoverati, con cui si è soffermato a colloquiare in modo informale.

Prima di lasciare l’Ospedale il Vescovo è passato dal reparto di Pneumologia, dove lui stesso un anno fa era stato ricoverato. Accampagnato dalla cordinatrice Morgana Barbarini mons. Napolioni è tornato in quella che era stata la sua camera. Anche qui alcuni incontri personali con i ricoverati, tra ricordi e aspettative. Alla responsabile Monia Betti ha quindi voluto esprimere nuovamente il grazie per la professionalità e la cura che lui stesso ha potuto sperimentare durante il proprio ricovero, affidando idealmente tutti coloro che oggi devono fare i conti con la malattia e la sofferenza.

 

Sara Pisani

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