«Di tante cose, come diceva Mazzolari, mi sono stancato, ma mai di essere sacerdote». Il vescovo Scampa festeggia 50 anni di sacerdozio

Intervista al vescovo emerito di São Luís de Montes Belos, originario di Scandolara Ripa d’Oglio

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Una vocazione religiosa nata da bambino, 50 anni di sacerdozio di cui oltre 40 trascorsi in missione in Brasile: in queste poche informazioni c’è tutta la vita, bella e feconda, del cremonese monsignor Carmelo Scampa, vescovo emerito di São Luís de Montes Belos, in Brasile. Domenica 27 giugno ricorre il 50esimo della sua ordinazione sacerdotale e gli abbiamo chiesto di raccontarci di sé, per conoscere meglio uno dei vescovi che la Diocesi di Cremona ha donato al mondo.

«La mia è una vocazione nata fin dalla tenera età: avevo 12 anni – era il 1956 – quando entrai in Seminario. Sono originario di Scandolara Ripa d’Oglio. All’epoca era abbastanza frequente entrare in Seminario presto: la mia parrocchia di origine, la mia famiglia e tutto il contesto che vivevo favorirono questa scelta. E devo dire – a distanza di cinquant’anni – che è stata la scelta giusta. La vivo ancora oggi con grande gioia e il Signore mi ha concesso una vita serena, non ho avuto scossoni riguardo la mia vocazione», racconta al telefono dal Brasile.

«Dopo qualche anno lasciai il seminario di Cremona per andare in quello di Verona, che era dedicato proprio all’America Latina. Fu lì che maturai la convinzione che era quella la strada a cui potevo essere chiamato».

Nel 1977, infatti, da pochi anni prete, parte alla volta del grande Paese sudamericano. «Erano gli anni del Concilio, la Chiesa insisteva molto sulla necessità di incontrare e aprirsi alle Chiese più lontane e bisognose. Così arrivai nella mia prima diocesi brasiliana, nell’Amazzonia del nord. Sono rimasto lì per 21 anni: una ricchezza umana incredibile».

Poi vennero altre diocesi, altre missioni, l’ultima a Saõ Luis de Montes Belos, dove monsignor Carmelo vive dal 1977 e che ha guidato come vescovo dal 2003 al 2020.

Gli domandiamo che cosa si porta a casa di tutti questi anni vissuti da prete, da vescovo e da missionario.

«Una grande gioia. Mai mi sono pentito di essere prete. Di tante cose, come diceva Mazzolari, mi sono stancato, ma mai di essere sacerdote. Quando un ideale fa parte della vita, nel senso più vero e profondo, la vita non è pesante. Certo l’esistenza di tutti noi è fatta di momenti alti e bassi, ma la gioia non mi ha mai abbandonato». E continua: «Un altro punto che mi ha segnato è il primato di Dio nella vita. Mi si è reso chiaro nella mia prima missione: mi trovavo in un ambiente isolato e abbandonato con situazioni disumane profonde, lì ho scoperto che o Dio c’è davvero e si va avanti con Lui o le cose prendono una brutta direzione. Diosi è reso visibile in una realtà umana ed ecclesiale tanto diversa da quella italiana e cremonese. Il mio sacerdozio è diventato reale».

Un’altra cosa che monsignor Scampa ci tiene a sottolineare è la «scuola permanente di vita che sono le persone più semplici e povere che ho incontrato in questi anni. Ho incontrato persone che hanno dato letteralmente la vita per i poveri – penso per esempio a padre Josimo Morais Tavares – che mi hanno fatto capire che con la vita, la vocazione e la Chiesa non si scherza e la Chiesa non può essere banalizzata. In questo mondo di cartapesta bisogna avere il coraggio di esporsi, di farsi prossimi per non essere solo “funzionari del sacro” ma autentici testimoni del Vangelo».

Ecco perché anche dopo la rinuncia alla guida della diocesi di Saõ Luis de Montes Belos, monsignor Scampa non ha smesso di essere accanto alla gente di quella Chiesa, aiutando in parrocchia (con momenti settimanali di studio biblico con i fedeli), servendo la Fazenda della Speranza (una casa di recupero per tossicodipendenti da lui voluta e fondata) o nel monastero di clausura.

Appena l’emergenza Covid lo consentirà, certamente sarà pensabile un breve passaggio in Italia. «Nel frattempo continuo la mia vita qui, grato per le tante Grazie che Dio mi ha concesso».

TeleRadio Cremona Cittanova