Fondazione Sospiro, nel ricordo dei fratelli Volpi il sostegno al nuovo Centro nazionale autismo

Inaspettata donazione di una discendente che, ricostruendo le proprie radici, ha deciso di ringraziare la famiglia adottiva degli zii devolvendo la loro eredità
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Questo è un racconto vero, che merita di essere raccontato, anche se i nomi, su richiesta della protagonista, sono di fantasia. Elisa è una giovane mamma di tre figli che vive nell’alto Appennino parmense. Nel luglio del 2021 inizia, per sua curiosità, una ricerca per approfondire la conoscenza della sua storia familiare. Così comincia a guardare all’indietro. Ad un certo momento scopre che nella storia c’è uno strappo, anzi tre strappi: nella famiglia della nonna Eugenia, oltre agli altri numerosi fratelli, ve ne sono tre che dal primo dopoguerra spariscono dalla vita familiare. Si informa e qualcuno, a mezza voce, le confida che effettivamente la nonna Eugenia accudiva una sorella, Tina, sordomuta, e due fratelli, Enzo e Nino, sordomuti e tetraplegici. Tra i più anziani del paesino d’origine c’è chi ricorda come Eugenia accompagnasse i due ragazzi paralizzati, li esponesse al sole nelle belle giornate, fosse tutta dedita a loro. Ma viene il giorno che la ragazza forma una sua famiglia. E qualcuno decide che non può condizionare il suo futuro con quei tre fratelli disabili che, dunque, le vengono sottratti e trasferiti in un istituto. Elisa è curiosa, non si ferma e viene a sapere che i tre fratelli della nonna vennero portati in provincia di Cremona, a Sospiro. Allora si mette in contatto con questo istituto. Apprende che tutti sono già deceduti: Enzo un paio d’anni dopo il ricovero, Nino nel 1982 dopo quasi quarant’anni, Tina nel 2012, novantenne, dopo oltre sessanta anni di ricovero. Per tutto questo tempo praticamente più nessuno della famiglia si è interessato a loro. Elisa, allora, capisce il volto triste della nonna che osservava da bambina, con lo sguardo nel vuoto, in certi pomeriggi. Vuole conoscere, fa ciò che altri in famiglia per decenni non hanno fatto: va a Sospiro, chiede i fascicoli dei tre ragazzi. Ci sono le cartelle cliniche, alcune carte personali, anche alcune foto di Tina: un sereno volto da nonna. E lì tra le carte della zia c’è anche la busta di una banca. Contiene un estratto conto bancario: la somma è interessante. Si fa una verifica. Il conto è ancora attivo: un conto bancario dormiente. Elisa ha un sussulto: è stato questo istituto la vera famiglia degli zii ed è venuto il momento della restituzione di un’attenzione ricevuta. Per onorare la memoria di quei tre ragazzi e aiutare altri ragazzi come loro, quei soldi devono essere donati a chi se ne è preso cura per decenni. Torna a casa, rintraccia anche parenti non più visti da anni, quelli che hanno dimenticato i loro familiari per tanto tempo, cerca di convincerli a rinunciare all’eredità inattesa, perché altri ragazzi come gli zii possano essere sostenuti. La gran parte degli eredi condivide lo sforzo di Elisa. E lei fa in modo che una somma di 42mila euro vada a buon fine, per la realizzazione del nuovo Centro Nazionale Autismo. Elisa torna a Sospiro, con la mamma e la figlia. Racconta la sua storia, il suo impegno, si emoziona e si commuove. Nella ricerca ha ritrovato una parte di se stessa. Non voleva che fosse sottolineato il suo ruolo in questa sua storia, ma che fosse raccontata solo l’attenzione donata a Sospiro ai tre ragazzi sordomuti e paralitici: ma dal bene nasce il bene, ed è stato giusto ricordarlo. Fondazione Sospiro dedicherà ai tre fratelli Volpi uno dei suoi nuclei del Dipartimento delle Disabilità.