Anche i diaconi permanenti cremonesi a Brescia per il convegno regionale: «Il diaconato è ministero della soglia»

Il tradizionale appuntamento biennale si è svolto sabato 14 ottobre presso il Centro pastorale Paolo VI di Brescia
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Sabato 14 ottobre si è svolto a Brescia, presso il Centro pastorale Paolo VI, il convegno regionale dei diaconi permanenti. Erano presenti il vescovo di Pavia, mons. Corrado Sanguineti, delegato CEI per il diaconato, il vescovo di Brescia, Pierantonio Tremolada, il vescovo di Crema, mons. Daniele Gianotti, e i sacerdoti delegati diocesani per l’accompagnamento e la formazione dei diaconi.

Il convegno, che ha cadenza biennale, ha visto la presenza di circa duecento partecipanti, tra presbiteri, diaconi celibi, diaconi sposati, alcune mogli e figli. Il tema centrale riguardava La missione del diacono nelle nuove forme di presenza della Chiesa sul territorio; unità pastorali e accorpamenti di parrocchie. La riflessione è stata tenuta da mons. Alphonse Borras, già vicario generale della Diocesi di Liegi e professore emerito di Diritto canonico presso l’Università Cattolica di Lovanio e autore di articoli e volumi riguardo al diaconato.

La relazione si è snodata su alcuni punti fondamentali. In prima battuta Borras ha sottolineato le trasformazioni in atto nella Chiesa e nel mondo; in particolare rispetto al contesto delle Chiese euro-atlantiche, che è quello di una società secolarizzata in cui la religione ha smesso di svolgere il suo ruolo di regolazione dei rapporti sociali e la comunicazione del Vangelo deve tenere conto dei destinatari della Buona Novella, considerando che emergono nuove forme di affiliazione. Non si può prescindere dal fatto che si sta passando da un cristianesimo per eredità a un cristianesimo per scelta. Si tratta di gettare i semi di una nuova umanità.

Il diaconato permanente va quindi pensato nel contesto evolutivo della missione della Chiesa; in “terre cristiane” la realtà parrocchiale copriva, con la sua azione pastorale, l’intero territorio diocesano, ma oggi la diminuzione dei sacerdoti suscita nei fedeli preoccupazione sulla possibilità di far fronte alle esigenze religiose. Il ripristino del diaconato permanente ha garantito la presenza sul territorio; nelle parrocchie come in altri luoghi i diaconi sono disponibili ad accogliere i “seekers”, cioè coloro che si pongono domande e cercano un senso alla vita; i diaconi in questo modo possono essere agenti di umanizzazione di questo mondo in trasformazione.

Il Vaticano II afferma che non c’è una semplice differenza di grado tra la diaconia di tutti (diaconia comune) e il ministero diaconale (diaconia ministeriale), poiché il sacramento dell’ordine abilita a servire nel nome di Cristo, con la sua autorità e la forza del suo Spirito. La diaconia ministeriale è al servizio della diaconia comune: i diaconi guidano e formano il popolo di Dio a diventare più fraterno, seguendo Cristo, il Figlio che si è fatto servo di tutti, contribuiscono alla santificazione del popolo di Dio manifestando l’amore di Cristo.

Mons. Borras ha ribadito che il diaconato è il ministero della soglia, di “andirivieni”; il diacono permanente, svolgendo una professione lavorativa, vivendo la famiglia, la quotidianità, è inserito “nel mondo” e la sua assistenza presso il vescovo e i presbiteri significa stare con loro per aiutarli a svolgere il loro ministero, nella liturgia ma anche nella vita quotidiana della comunità ecclesiale con i più deboli e i più vulnerabili. Il diacono, quindi, tra l’assemblea liturgica e il mondo, favorisce l’ ”andirivieni” tra la comunità radunata e il suo contorno sociale aprendo i cuori alla grazia della fede nell’attesa che si compia, con il ritorno di Cristo, la speranza di una umanità riconciliata.

Mons. Borras ha poi menzionato il tema dei ministeri laicali istituiti, fortemente voluti da Papa Francesco. Sembrerebbe un’ulteriore clericalizzazione, ma così non è: questi ministeri saranno ufficializzati da un rito di benedizione che li renderà servizio permanente. Il diacono ordinato e il ministero istituito saranno accomunati dall’essere permanenti; un “sì” che si pronuncia per tutta la vita.

Dopo la relazione di monsignor Borras i lavori sono proseguiti in gruppi per approfondire gli spunti di riflessione e far emergere proposte per il diaconato in questo contesto di trasformazione ecclesiale, per essere fermento di fraternità e sinodalità, vivendo gli orientamenti della Chiesa ministeriale.

Ha chiuso il convegno monsignor Tremolada, che ha sottolineato che per parlare del diacono bisogna considerare la condizione in cui opera: ci vuole attenzione alla storia, perché nella storia c’è la salvezza. Il vescovo di Brescia ha quindi evidenziato l’importanza di intercettare la ricerca di senso, nel cuore delle persone che si incontrano: qui va inserito il diacono, ma in una dimensione di Chiesa, perché sono le comunità dei credenti che possono dare risposte di senso; nelle comunità ci sono figure diverse, per il diacono la partita si giocherà nel rapporto fruttuoso tra il suo ministero ordinato, i ministeri laicali istituiti e i presbiteri.

Marialuisa e Mario Pedrinazzi