Guarda la photogallery completa
«Siamo qui per questa giornata di preghiera affinché la malattia non vinca mai sull’umanità, sull’amore, sulla solidarietà». Il vescovo Antonio Napolioni ha aperto così l’Eucaristia presieduta nel pomeriggio di sabato 14 febbraio a Cremona, presso la Comunità protetta ad alta assistenza (CPA) dell’Asst di Cremona nella struttura di via Belgiardino nell’ambito della XXXIV Giornata mondiale del malato dell’11 febbraio. «Dio ci è fedele e sa che cosa fare, persino nel nostro male – ha proseguito – che trasforma pazientemente in un seme buono. Lasciamolo fare, consegnandogli la nostra fatica di vivere, le nostre resistenze all’amore, le nostre difficoltà nell’imitare il suo vero modello di umanità».
La celebrazione diocesana per la Giornata del malato è iniziata alle 15.30 con la preghiera del Rosario animata dall’Unitalsi cremonese mentre la sala soggiorno dalla struttura, per l’occasione adibita ad aula liturgica, un po’ alla volta si riempiva. Quindi alle 16 l’inizio delle Messa presieduta dal vescovo e concelebrata dall’incaricato diocesano per la Pastorale della salute, don Maurizio Lucini, e i sacerdoti di San Sebastiano (sul cui territorio parrocchiale si trova la CPA) con il parroco don Davide Barili.
Nell’omelia il vescovo ha ricordato come Dio sia sempre dalla parte dei più bisognosi «e con lui tutte quelle persone che scelgono di dedicare la propria vita al servizio dei più deboli, in professioni, come quella sanitaria, che non vanno molto di moda in una società che gratifica invece chi fa spettacolo, chi ottiene facilmente grandi successi e importanti premi. Questo non è un luogo di premi, ma è un luogo di delicatezza umana e ogni realtà di malattia e di fragilità viene riscattata da questo tratto, da questa tenerezza, da questa vicinanza che vale più di tutta la salute del mondo».
Una salute che non riguarda solamente i singoli, ma l’intera società, con le sue dinamiche distorte, la sua frenesia, le sue ingiustizie. «Talvolta la grande malata è la società, che a sua volta produce malati – ha detto Napolioni dopo la preghiera dei fedeli –. Preghiamo perché Dio ci aiuti a guarire le nostre relazioni, i nostri progetti sociali, a guardare al futuro con fiducia, coraggio, spirito di solidarietà e per generare meno emarginazione, meno solitudini e meno disperazione».
Il vescovo ha poi ricordato il grande amore con cui Maria e le donne non hanno lasciato da solo sulla Croce Gesù, che ha affidando a lei il compito di proseguire quella grande storia d’amore con l’umanità: «È per questo che si va ai santuari – ha concluso – dove impariamo la forza dei malati, la forza delle persone che nella preghiera, nell’affidamento, nella semplicità si sentono coccolati da Dio e perciò capaci di dimenticare le sofferenze e sorridere alla vita».
Al termine della Messa il direttore generale dell’Asst di Cremona Ezio Belleri ha preso la parola per un breve saluto e il ringraziamento al vescovo per aver scelto l’area della salute mentale territoriale come luogo della celebrazione della Messa dedicata ai malati e alle persone più fragili: «Un gesto che assume un significato concreto per i pazienti, per le loro famiglie e per tutti i professionisti che operano quotidianamente nelle nostre strutture», ha detto Belleri, che ha poi ringraziato i cappellani dell’Ospedale «per la loro presenza costante accanto ai malati». Il direttore generale dell’Ospedale di Cremona ha anche sottolineato come il loro servizio rappresenti «un conforto e un valore all’interno del percorso di cura, nel pieno rispetto delle persone e del loro Credo».
Dopo aver ringraziato i presenti che hanno «manifestato una vicinanza concreta alle persone malate» e gli operatori dell’Asst di Cremona, Belleri ha proseguito: «Quella della salute mentale è certamente una delle priorità del nostro tempo. Oltre un miliardo di persone nel mondo convive con disturbi mentali e i dati segnalano un aumento di ansia e depressione, soprattutto dopo la pandemia. Per una struttura pubblica occuparsi di salute mentale è un dovere, anche in un contesto non semplice, segnato dalla difficoltà nel reperire personale qualificato». Un cenno importante è stato fatto anche alla difficoltà di trovare professionisti in un’area delicata come quella della salute mentale».
Dopo la celebrazione il direttore Belleri ha accompagnato il vescovo a visitare l’area della salute mentale di via Belgiardino 6, articolata in più strutture e servizi, con comunità a diversa intensità assistenziale e percorsi diurni con l’obiettivo di accompagnare le persone lungo un cammino di cura, riabilitazione e progressiva autonomia. Durante la visita monsignor Napolioni si è soffermato con diversi ospiti della struttura, una comunità che «rappresenta – come ha sottolineato il direttore Belleri – un’opportunità fondamentale di cura in un contesto protetto, dove la quotidianità diventa parte integrante del percorso terapeutico». Una realtà che rappresenta un punto di forza, per l’ASST di Cremona, nell’ambito della salute mentale, ma più in generale della sanità territoriale.
Il video della celebrazione
LE COMUNITÀ RIABILITATIVE DI VIA BELGIARDINO
Nell’area della salute mentale di via Belgiardino 6, l’Asst di Cremona ha sviluppato nel tempo un sistema articolato di strutture residenziali e semiresidenziali pensato per accogliere persone con disturbi di salute mentale in diverse fasi del percorso di cura, offrendo risposte differenziate in base al livello di intensità assistenziale e agli obiettivi terapeutici individuali.
Le strutture di riabilitazione operano in un’ottica di presa in carico globale della persona, integrando trattamenti clinici con interventi educativi, relazionali e di risocializzazione. L’obiettivo è accompagnare ciascun utente in un percorso personalizzato, orientato al recupero delle autonomie, al rafforzamento delle competenze personali e sociali e, quando possibile, al reinserimento nel contesto di vita quotidiano.
Gli spazi sono progettati per favorire un clima accogliente e non istituzionalizzante: ambienti condivisi, aree dedicate alle attività riabilitative e laboratoriali, luoghi per i colloqui e per la vita comunitaria. Un’attenzione particolare è rivolta anche agli spazi esterni, utilizzati come parte integrante del percorso terapeutico.
All’interno delle strutture opera un’équipe multidisciplinare composta da psichiatri, psicologi, infermieri, educatori, terapisti della riabilitazione e operatori sociosanitari. Il lavoro in team consente di integrare l’approccio psicofarmacologico con quello psicologico e psicosociale, valorizzando la quotidianità come strumento di cura e di crescita personale.
Le strutture di riabilitazione della salute mentale rappresentano così un tassello fondamentale della rete dei servizi territoriali, in grado di offrire continuità assistenziale e risposte mirate ai bisogni delle persone e delle loro famiglie.
“LA VELA”: UN PERCORSO DI CURA E AUTONOMIA NELLA RIABILITAZIONE PSICHIATRICA
Tra le strutture di riabilitazione psichiatrica dell’Asst di Cremona presenti nell’area di via Belgiardino c’è anche la “La Vela”, una struttura residenziale che rappresenta un modello di cura orientato alla persona e al recupero dell’autonomia. “La Vela”accoglie persone con disturbi psichiatrici che hanno superato la fase acuta della malattia e necessitano di un percorso terapeutico-riabilitativo a medio-lungo termine.
«La comunità – spiega Roberto Pezone, responsabile dell’area riabilitativa della salute mentale Asst di Cremona – ospita sedici pazienti ed è attiva ventiquattr’ore su ventiquattro, sette giorni su sette, garantendo assistenza continua e qualificata. Il nome “La Vela” richiama l’idea di orientamento e ripartenza, ed è un simbolo del percorso di recovery: le persone vengono accompagnate a ritrovare un ruolo attivo nella propria vita, secondo i principi della riforma psichiatrica italiana, che promuove una cura aperta, comunitaria e non istituzionalizzante».
«Accanto alle attività svolte all’interno della struttura – prosegue Pezone – gli utenti hanno la possibilità di partecipare alle iniziative del Centro diurno adiacente, attivo dal lunedì al venerdì».
“La Vela” non è solo un luogo di cura ma uno spazio di vita e di relazioni, dove il percorso riabilitativo diventa un’opportunità concreta di autonomia e di reinserimento nella comunità.
Giornata del malato, Leone XIV: “dalla compassione si misura lo stato di salute della società”

