Convegno nazionale Caritas. Don Pagniello: “Non siamo il sindacato dei poveri, apriamo strade nuove: la pace è alla base di tutto”

Dal 16 al 19 aprile a Sacrofano (Roma) il 45° Convegno nazionale delle Caritas diocesane, con 550 delegati da oltre 160 diocesi: presente anche una delegazione di Caritas Cremonese. Al centro il tema “Imparate a fare il bene, cercate la giustizia (Is 1,17). Annunciare il Vangelo e promuovere l’umano”, tra povertà crescente, lavoro fragile e nuove disuguaglianze

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“Non siamo il sindacato dei poveri, ma attraverso le opere vogliamo essere profetici e provare ad aprire strade nuove”: così don Marco Pagniello presenta al Sir il 45° Convegno nazionale delle Caritas diocesane, in programma a Sacrofano, in provincia di Roma, dal 16 al 19 aprile sul tema “Imparate a fare il bene, cercate la giustizia (Is 1,17). Annunciare il Vangelo e promuovere l’umano”.

Tra i 550 i delegati, in rappresentanza di oltre 160 diocesi, chiamati a confrontarsi su povertà in crescita, lavoro fragile e nuove disuguaglianze, anche una delegazione di Caritas Cremonese, con il direttore don Pierluigi Codazzi e l’operatore del Centro d’ascolto Alessio Antonioli.

Il programma si articolerà tra dimensione nazionale e internazionale, con al centro i temi della promozione umana, dell’advocacy e dell’evangelizzazione. Al centro anche pace, giustizia e diritto al cibo, in un tempo in cui – avverte il direttore di Caritas italiana – senza pace “tutto si ferma” e le fragilità rischiano di diventare strutturali.

Il convegno prevede, tra gli interventi, quello di mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, presidente di Caritas italiana, di mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della Cei, del direttore di Avvenire Marco Girardo e di mons. Fortunatus Nwachukwu, segretario del Dicastero per l’Evangelizzazione.

Ampio spazio sarà dedicato al dialogo con il mondo accademico, istituzionale e culturale, con tavole rotonde su economia, lavoro, politiche sociali e relazioni internazionali. Tra i partecipanti, Elsa Fornero, Marta Cartabia, Gabriele Sepio, Luca Misculin e Romano Prodi.

 

Don Pagniello, Sacrofano ospita il 45° Convegno delle Caritas diocesane. Qual è il punto di partenza?
Partiamo dalla memoria del Convegno ecclesiale del 1976 su “Evangelizzazione e promozione umana”, con l’udienza di Paolo VI, che ha chiarito come la promozione dell’uomo sia parte integrante dell’annuncio evangelico. Da lì vogliamo rileggere le sfide di oggi, in un contesto molto complesso.

Quale sarà il filo conduttore del convegno?
Il nostro servizio parte dai poveri: li ascoltiamo non solo per dare risposte, ma per educare le comunità a farsi voce di chi non ne ha. Questo significa rafforzare l’advocacy, cioè la tutela dei diritti e la promozione di politiche giuste e inclusive.

Quanto pesa oggi il contesto internazionale?
Moltissimo. Le crisi globali hanno ricadute dirette anche nel nostro Paese, come l’aumento dei carburanti e del costo della vita e già si parla di recessione. È evidente che tutto è interconnesso e che spesso sono gli ultimi a pagare il prezzo delle scelte globali.

Il tema della pace resta quindi centrale?
Assolutamente sì. Per noi la pace è costitutiva: è la precondizione necessaria perché ci sia sviluppo e promozione umana. Senza pace, tutti i progetti diventano inutili.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attaccato duramente il Papa. Qual è la vostra reazione?
Ci riconosciamo nelle parole dei vescovi italiani e del cardinale Zuppi, come pure degli episcopati americano e brasiliano. Non condividiamo quelle critiche e ci sentiamo ancora più spronati a continuare a parlare e a costruire la pace. Ma serve anche rilanciare il diritto internazionale e rafforzare gli organismi globali come l’Onu. Allo stesso tempo, queste dinamiche devono interrogarci: anche in Italia alcuni si sono riconosciuti in posizioni vicine a Trump. Forse dobbiamo tornare a formare seriamente le coscienze, senza cadere in una logica partitica, ma recuperando l’idea della politica come alta forma di carità.

Quali sono oggi le principali povertà in Italia?
Le disuguaglianze sono sempre più marcate. La povertà cresce e si cronicizza in alcune aree del Paese. A questo si aggiungono la denatalità e la mancanza di una visione di lungo periodo.

Il lavoro resta una priorità?
Sì, soprattutto per il fenomeno del lavoro povero. Oggi lavorare non sempre basta per vivere dignitosamente, e la carenza di servizi penalizza molte famiglie, in particolare le donne.

Nel convegno parlerete anche di nuove sfide, come l’intelligenza artificiale.
Sì, accanto alle grandi opportunità, vediamo nuove disuguaglianze: c’è chi fatica anche ad accedere ai servizi digitali di base, ad esempio l’uso dello Spid. Le transizioni vanno governate, altrimenti colpiscono soprattutto i più fragili.

Le politiche nazionali di contrasto alla povertà funzionano?
Non abbastanza. Spesso si procede con misure temporanee. Anche l’Assegno di inclusione non ha raggiunto pienamente chi ne aveva bisogno, lasciando fuori molte persone.

Che ruolo può avere la Caritas oggi?
Non siamo un sindacato dei poveri: attraverso le opere vogliamo aprire strade nuove. La nostra è una testimonianza concreta che diventa proposta, cioè profezia e advocacy.

Quali iniziative caratterizzeranno il convegno?
Oltre ai momenti di confronto, lanceremo la campagna “Good Food 4 All” sul diritto a un’alimentazione di qualità per i poveri, abituati spesso a mangiare “cibo spazzatura”. E affronteremo temi come la violenza di genere, anche attraverso il cortometraggio “Punti nascosti”. Ci sarà anche uno sguardo all’Europa e al suo ruolo per la pace e lo sviluppo, con la presenza di Romano Prodi, che sarà intervistato dai giovani.

 

Patrizia Caiffa (AgenSir)
TeleRadio Cremona Cittanova
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