Sudan, un pomeriggio di informazione per rompere il silenzio della tragedia

Il 22 aprile a Cremona incontro con Chiara Maretti (Medici con l'Africa Cuamm), Bruna Sironi (Nigrizia) e don Umberto Zanaboni (Missioni e Migrantes)

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Un pomeriggio per riflettere sulla situazione del Sudan, «colpito da una crisi umanitaria che lo affligge da tempo e tra le peggiori del mondo, come detto dall’ONU». Teatro di un conflitto che ha già prodotto 15 milioni di sfollati e profughi, «destinati a destabilizzare l’intera area dell’Africa orientale. Ma i diritti umani non sono negoziabili a qualsiasi latitudine», ha ricordato Carla Bellani, di Pax Christi Italia, richiamando l’urgenza di una risposta della comunità internazionale.

“Sudan e Sud Sudan: la crisi umanitaria dimenticata. Rompiamo il silenzio” era il titolo del convegno promosso da Pax Christi, Medici con l’Africa Cuamm e la rivista Nigrizia, con l’adesione di diverse realtà del territorio cremonese, e che nel pomeriggio di mercoledì 22 aprile a Cremona, presso la sala Avis di via Massarotti, ha offerto tanto spunti di riflessione.

A partire dalla parole di Chiara Maretti, responsabile Risorse umane di Medici con l’Africa Cuamm, ha portato la testimonianza diretta di chi opera sul campo in Sud Sudan. L’organizzazione è presente nello Stato dei Laghi, con centinaia di centri di salute gestiti in collaborazione con il personale sanitario nazionale. Tra le iniziative più significative, la formazione di ostetriche: «Abbiamo due ospedali specializzati, dove formiamo le ostetriche che saranno poi coloro che un domani lavoreranno all’interno di questi ospedali».

Ma è sulle conseguenze indirette del conflitto che la relatrice ha voluto richiamare l’attenzione: chiusure dei centri di salute, sfollamenti forzati, crollo del sistema scolastico. «Le conseguenze indirette non hanno mai l’onore della cronaca, ma sono quelle più difficili da combattere, poiché hanno esiti più a lungo termine». Il Sud Sudan, nato nel 2011 come Stato, è il più giovane del mondo e porta con sé intere generazioni che non hanno mai messo piede in una scuola: «L’istruzione è il primo passaggio per avere una vita decorosa», ha ricordato Maretti.

In collegamento da Nairobi ha preso poi la parola Bruna Sironi, giornalista della rivista missionaria Nigrizia, voce da anni impegnata a raccontare l’Africa che i grandi Media ignorano. Sironi ha insistito sul ruolo dell’informazione come strumento di giustizia, sottolineando l’importanza di raccontare il Sudan: ogni articolo, ogni reportage, ogni notizia che riesce a bucare il muro del silenzio restituisce dignità alle vittime e obbliga le istituzioni a non voltarsi dall’altra parte: È importantissimo parlarne, informarsi, informare», ha sottolineato la giornalista.

Un ulteriore contributo di riflessione è arrivato da don Umberto Zanaboni, responsabile dell’Ufficio Missionario e Migrantes della Diocesi di Cremona, che ha riportato lo sguardo sul territorio locale, partendo dall’analisi delle percezioni distorte che caratterizzano il rapporto con i migranti: «Molti italiani credono che gli immigrati siano il doppio di quello che sono realmente e questa percezione non è solo un dato statistico, ma anche il segnale di una paura che cresce, una paura che porta a identificare lo straniero come fonte di insicurezza e criminalità, allontanando la possibilità di costruire relazioni autentiche».

La proposta del sacerdote è stata quindi concreta e comunitaria: uscire dall’isolamento dei piccoli gruppi e costruire reti più ampie. «Metterci insieme – ha detto – in modo anche aconfessionale, come gruppi, come associazioni, come movimenti, come parrocchie, per staccare la paura dell’indifferenza, tendere le mani verso queste persone che non conosciamo», ha suggerito don Zanaboni estendendo invitando tutti, credenti e non, a non rassegnarsi alla frammentazione.

L’evento, promosso con l’adesione di Azione Cattolica Cremonese, Tavola Pace Cremona e Oglio Po, Rete scuole pace e nonviolenza, Comunità Laudato Si Cremona e Oglio Po, ha dimostrato che la società civile cremonese non è indifferente e che – come evidenziato dal titolo dell’evento – rompere il silenzio conta.

Matteo Lodigiani
TeleRadio Cremona Cittanova
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