L’ultimo saluto al maestro Fulvio Rampi: riconoscenti per il suo “ministero”

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Per il maestro Fulvio Rampi – prematuramente scomparso all’alba del 26 aprile all’età di 68 anni – la musica sacra era molto di più di una passione, coltivata tanto da farne una professione. Studio e approfondimento, vissuti con dedizione e severità, ne hanno fatto un musicista di fama internazionale, figura cardine nel mondo della musica liturgica e gregoriana.

Era una vera e propria vocazione, la sua. Musicista, compositore e direttore di coro. Un servizio, per la Chiesa e nella Chiesa. In altre parole una vera ministerialità, come amava definire il servizio del suo coro.

E non poteva che essere il canto gregoriano e la “sua” musica a riservargli l’ultimo saluto in occasione dei funerali, celebrati martedì 28 aprile nella chiesa di Sant’Abbondio, circondato dall’affetto di tanti che si sono stretti accanto alla moglie Claudia e ai figli. Anzitutto i suoi coristi, quasi un prolungamento della sua famiglia, consolidato da una relazione che negli anni, e soprattutto negli ultimi mesi, riusciva ad andare ben oltre la musica. E poi gli amici di Sant’Abbondio, dove è cresciuto e dove ha accompagnato i più importanti momenti della vita liturgica come organista e direttore del Coro Sicardo.

Un ultimo saluto che è stato l’ideale prolungamento degli applausi che proprio nella chiesa di Sant’Abbondio sono risuonati lo scorso 19 aprile in occasione della prima assoluta della sua ultima composizione Pascha nostrum, Cantata per il Tempo pasquale per soli, coro, organo e fiati. L’opera, con testo latino, ha completato la Passio secundum Marcum musicata dal maestro Rampi lo scorso anno. Una meditazione in musica sul tema della Risurrezione, della vita che vince la morte, proprio mentre la malattia lo stava consumando. Incredibilmente era riuscito a sopportare le prove generali e l’intera esecuzione. Una composizione che è stata dunque il suo testamento spirituale, l’espressione di una fede vissuta e raccontata con la musica, oltre che con la propria testimonianza di vita.

Classe 1959, diplomato in Organo e Composizione organistica, Rampi ha conseguito il Magistero e il Dottorato in Musica sacra e Canto gregoriano presso il Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra di Milano sotto la guida di Luigi Agustoni, di cui poi ha preso il testimone presso il medesimo Istituto dal 1985 al 1991 e dal 1997 al 2002. Al Conservatorio di Musica “G. Verdi” di Torino, invece, era titolare della cattedra di Prepolifonia da oltre trent’anni. La sua è stata una prestigiosa carriera, con numerose pubblicazioni scientifiche e musicali. Nel 2007 è risultato anche vincitore al concorso di Composizione di musica sacra per la liturgia, indetto in occasione della 58ª Settimana liturgica nazionale di Spoleto.

Nel 1985 ha fondato il coro “Cantori Gregoriani”, ensemble professionistico a voci virili del quale era direttore e con cui ha inciso numerosi CD per conto di importanti case discografiche italiane ed estere. Intensa è anche l’attività concertistica in varie parti del mondo.

Dal 1998 al 2010 è stato maestro di Cappella della Cattedrale di Cremona, con cui ha affrontato i più svariati repertori: dal canto gregoriano alla polifonia classica e contemporanea, dai grandi capolavori di epoca barocca a nuove composizioni corali e strumentali per elevazioni musicali tenute sia nel Duomo di Cremona che in altre cattedrali in Italia e all’estero.

Nel 2010 ha poi costituito il Coro Sicardo, con il quale ha portato avanti l’attività concertistica insieme al regolare servizio liturgico nella chiesa di Sant’Abbondio, dove era anche organista.

Nel 2022, infine, ha fondato l’ensemble polifonico a voci miste “Ingegneri Consort”, formato da una ventina di cantanti professionisti, con l’obiettivo di promuovere in ambito concertistico la polifonia sacra di epoca rinascimentale, con particolare riferimento alla produzione di Giovanni Pierluigi da Palestrina.

Durante i funerali anche il ricordo del suo romanzo “La musica è sacra. Note di vita” (Edizioni Musidora, 2018): un racconto che si sviluppa lungo l’esecuzione della Messa in Si minore di Johann Sebastian Bach che Davide, il protagonista, dirige in occasione del concerto di Natale nella cattedrale della sua città. I cinque capitoli prendono il titolo proprio dalle parti della Messa: Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus e Benedictus, Agnus Dei. Una miriade fittissima di note che, per l’esecuzione concertata, necessitano di lettura interpretativa, dischiusura di significati, comprensione simbolica. Le caratteristiche di questa profondità bachiana sono presentate in ciascuna delle cinque parti così come Davide le ha scoperte e meditate per dare una “direzione” alla partitura, cui si intrecciano le “note” della vita del protagonista, attraverso flashback che aprono finestre di memorie nel suo passato e che chiedono anch’esse direzione, senso, lettura simbolica, pensiero unificante. Se il Credo fa rivivere a Davide il ripensamento della sua fede, colto come itinerario per dare senso al suono, il compimento finale dell’Agnus Dei, con il rimando al contesto di rendimento di grazie, segna l’approdo pacificante alla verità di tutto l’itinerario del protagonista, icasticamente espressa nel titolo del romanzo: “La musica è sacra”.

TeleRadio Cremona Cittanova
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