“Per noi vivere è Cristo”: il messaggio del Vescovo per l’anno pastorale 2026/2027

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«Intanto, dal punto a cui siamo arrivati, insieme procediamo». Sembra di sentire il tono di queste parole che san Paolo rivolge alla comunità dei Filippesi: paziente ma non rassegnato, realistico e determinato ad accogliere ogni sfida necessaria. Insieme. È questa Lettera a guidare il cammino della Chiesa cremonese per l’anno pastorale che inizia. Nelle parole dell’apostolo delle genti il vescovo Napolioni individua il titolo e il cuore dei percorsi pastorali 2026/27: “Per noi vivere è Cristo. Nelle case, nei territori, nelle comunità…”.

Dal vescovo una “bussola” per i passi delle comunità cristiane nei prossimi mesi, che trova ispirazione anche nelle indicazioni consegnate alle Chiese che sono in Italia da Papa Leone: «Fare nostro lo sguardo del Signore, tenendo il Vangelo come priorità, in comunità vive e ospitali, che non hanno paura della piccolezza, perché hanno il coraggio dell’essenziale». Come una nuova messa a fuoco dello sguardo della comunità cristiana sulla realtà che «ci interpella, – scrive il Vescovo – ci scomoda, ci impegna perché è più importante di ogni idea».

«Non possiamo rassegnarci all’insignificanza e chiuderci nei nostri recinti», prosegue il Vescovo negli orientamenti pastorali 2026/2027, in distribuzione in tutte le parrocchie della dicoesi, e in cui indica ambiti e priorità chiare per un «identikit del nostro essere/diventare cristiani qui e ora»: l’impegno nella vita civile «senza temere di esporci apertamente», la centralità e della Parola e la sua condivisione, la fraternità presbiterale, la formazione di nuove unità pastorali, la responsabilità educativa e quella all’evangelizzazione, propria di ogni battezzato e non «opera esclusiva di alcuni».

Nel testo il vescovo Napolioni annuncia l’attivazione di «tre tavoli di progettazione e accompagnamento pastorale» che avranno il compito di favorire «nuove dinamiche di vita pastorale, che siano aderenti alla realtà, ispirate al Vangelo e concretamente sostenibili», ciascuno rivolto a uno specifico “luogo” di azione: le case, i territori, le comunità. Luoghi in cui camminare – conclude – insieme, mossi dalla stessa tensione spirituale di Paolo, scoprendo che per noi, come per lui «vivere è Cristo».

Nella pubblicazione “Per noi vivere è Cristo. Nelle case, nei territori, nelle comunità…” (edizione TRC) insieme al testo introduttivo del vescovo Napolioni e una riflessione biblica sulla Lettera ai Filippesi a cura di don Marco D’Agostino, il calendario diocesano con le iniziative pastorali, di formazione e le principali celebrazioni dell’anno pastorale 2026/2027.

 

 

Per noi vivere è Cristo

nelle case, nei territori, nelle comunità…

Percorsi pastorali 2026/27
Messaggio del Vescovo

Premessa

Papa Leone, nel suo primo discorso ai vescovi italiani, il 17 giugno 2025, chiedeva: “Ogni comunità diventi una casa della pace”. Un anno dopo, lo scorso 28 maggio, ha indicato alle Chiese in Italia le vie da percorrere: fare nostro lo sguardo del Signore, tenendo il Vangelo come priorità, in comunità vive e ospitali, che non hanno paura della piccolezza, perché hanno il coraggio dell’essenziale!

Vi riconosciamo le priorità emerse dalla visita pastorale del vescovo in tutte le parrocchie della nostra diocesi, rispetto alle quali non possiamo più indugiare. Nello stile di annuncio e dialogo, riproposto dalla lettera pastorale La Chiesa lo sa.

Il cammino sinodale ha maturato tante proposte, su cui lavoreremo ancora. Perché, “quando la Chiesa annuncia in modo credibile diventa spazio di profezia, casa di salvezza e luogo di conversione, mentre realizza se stessa in dialogo con la società”[1]. La prima missione è la fraternità, perché nasce da essa e la genera ovunque i credenti traducono la fede in vita.

Nel prossimo anno ci faremo guidare dalla lettera di Paolo ai Filippesi, che radicherà il nostro cammino ecclesiale in una dinamica esperienza di fede, di conversione del cuore, intorno alla presenza e alla grazia di Gesù vivo in noi e nella nostra comunione. Paolo era in carcere, impossibilitato a tutto, eppure sempre animatore della vitalità e della gioia della sua Chiesa.

Per impostare il cammino diocesano del prossimo anno, siamo partiti da quanto emerso nelle comunità che hanno riflettuto su una prima parte di suggestioni offerte nel Documento di sintesi. Gli organismi diocesani hanno poi approfondito obiettivi, idee e metodi di azione. Ne abbiamo tratto un bell’identikit del nostro essere/diventare cristiani qui e ora: uomini e donne di pace – discepoli – fratelli – testimoni – corresponsabili.

 

Uomini e donne di pace
Cittadini “degni del Vangelo di Cristo” (Fil 1,27)

Evangelizzare. È l’urgenza di sempre, dal comando di Gesù ai suoi discepoli (Mt 28,19-20) ad oggi: “Un servizio reso non solo alla comunità cristiana, ma anche a tutta l’umanità”[2].

La realtà ci interpella, ci scomoda, ci impegna… perché è più importante di ogni idea, perché è abitata dal Verbo incarnato e dal suo Spirito. E tutto ciò che è umano ci interessa, perché ciascuno si apra a una vita che ha senso come dono, vocazione, servizio.

È oggi necessaria una presenza significativa dei cristiani nelle vicende della vita sociale e nelle fatiche dell’umanità. La cittadinanza, responsabile e attiva, diventa stile di attenzione alle tante dimensioni della vita in cui troviamo Gesù, crocifisso e risorto. Le strade sono cammini esistenziali sui quali possiamo essere compagni di viaggio di ogni donna e ogni uomo, nello stile di Emmaus.

L’attualità impone una presa di responsabilità verso la vita civile. Da più parti si sottolinea come sia necessario conoscere e studiare la Dottrina sociale della Chiesa, e l’enciclica Magnifica humanitas giunge puntuale a smuoverci in tal senso. L’approfondimento in stile laboratoriale del Magistero della Chiesa circa le questioni politiche, sociali ed economiche sta sviluppando una particolare attenzione ai temi del creato e, in specie, alle questioni energetiche. Ben vengano proposte formative – laici, consacrati e presbiteri insieme – per conoscere i fondamentali riferimenti conciliari e le prospettive più attuali.

Educare alla pace “è via maestra per rispondere alla chiamata di Gesù Cristo e al suo insegnamento, ci rende più credibili nella sua sequela, ci conforma a Lui”[3]. Dobbiamo diventare “case della pace”, facendo crescere in ogni comunità cristiana la capacità di gestire i conflitti, disinnescando atteggiamenti ostili attraverso il dialogo, nella ricerca della giustizia e nella custodia del perdono. Siamo chiamati a essere comunità riparative: tra fenomeni di polarizzazione e incomprensioni ideologiche, strumenti di riconciliazione che sanno promuovere forme di dialogo, di conoscenza reciproca, di rispetto.

Abitare i nostri territori, con le loro caratteristiche e mutamenti, diventa scelta consapevole di stare in tante questioni, nelle dinamiche sociali, politiche ed economiche che il Vangelo può illuminare, per favorire coscienza e impegno comunitari. Senza temere, quando drammaticamente necessario, di esporci apertamente.

Tentativi di dialogo e di conoscenza reciproca con i cosiddetti “nuovi italiani” stanno aprendo spazi di incontro in molte comunità cristiane. Alcune esperienze maturate a partire dalle necessità e dalle presenze nei territori hanno generato scelte e opportunità da condividere e sviluppare.

L’oratorio può ancora essere luogo generativo di esperienza comunitaria, che educa alla vita cristiana, accogliendo le famiglie come protagoniste, per condividere con esse il cammino di vita con le proprie tappe e necessità.

 

Discepoli
“Secondo il suo disegno di Amore” (Fil 2,13)

Vitalità e originalità della vita ecclesiale dipendono dal motivo fondante dell’evangelizzazione: Gesù con la sua Parola rivela quanto e come ha insegnato e operato, consegnandoci dei riferimenti indispensabili perché l’essere cristiani abbia come radice vitale la nostra appartenenza a Lui. La verità di ogni esperienza di vita cristiana – oggi in particolare – sta nella fedeltà al DNA della vita della Chiesa che annuncia, celebra, vive la fraternità e la carità in tante forme di vicinanza e solidarietà.

Ci ha detto papa Leone: “la priorità è il Vangelo: ce lo dice San Francesco d’Assisi, a ottocento anni dal suo transito al Cielo; ce lo ricordano la Evangelii nuntiandi di San Paolo VI e la Evangelii gaudium di Papa Francesco. Perché è dal Vangelo che nasce la fede, come incontro vivo con Cristo, morto e risorto, presente nella sua Chiesa. Oggi, nel contesto in cui siamo chiamati a operare, confrontandoci con altre prospettive di vita e con sfide antropologiche inedite, riportare al centro il Vangelo è il dono che dà entusiasmo alla nostra vita” (Discorso ai vescovi italiani, 28 maggio 2026).

Dobbiamo ritrovarci attorno alla Parola di Dio, perché lo sguardo di ciascuno possa riconoscere in quello dell’altro la stessa umanità scelta e abitata dal Verbo. La Parola di Dio è dono a ogni comunità cristiana per innervare il tessuto dei nostri rapporti, per avvicinare le famiglie tra loro e condividere il Vangelo, perché sia luce di speranza e cibo per la fede. In ogni esperienza umana – la nascita, la morte, il dolore, il lavoro, la casa, la povertà… – il Vangelo è misteriosamente atteso, perché risuoni come opportunità di incontro con Gesù e di riscoperta della Chiesa.

 

Fratelli
“Lieti nel Signore” (Fil 3,1)

La salvezza operata da Cristo si annuncia nel prendersi cura gli uni degli altri, con delicata attenzione ai sentimenti e agli atteggiamenti delle persone, alla crescita e al passo di ciascuno, alle differenze da armonizzare e non omologare. La pratica di uno stile di fraternità, che impegna a essere custodi di ogni fratello e sorella, viene riconosciuta come parola di Vangelo credibile. Ci si avvicina più volentieri a una comunità che sa accogliere e prendersi cura del prossimo, piuttosto che a una che appare chiusa in gesti tradizionali ormai sterili e insignificanti per i più. Si riconosce la necessità di una conoscenza diretta non solo dei singoli, ma anche delle caratteristiche di coloro che, accanto a noi, abitano i nostri contesti sociali e culturali.

“Dal presbitero al presbiterio”: è una indicazione conciliare ben chiara che spesso, però, risulta lasciata alla buona volontà dei singoli. Scelte e prassi di fraternità presbiterale legate alla costituzione delle Unità Pastorali – ma non solo – possono portare a forme concrete e stabili di condivisione di impegno e di sostegno reciproco. Questo stile di fraternità non riguarda solo i presbiteri tra loro, e può accompagnare a progettare prima, e sostenere poi, forme di custodia di piccole parrocchie affidate a laici e famiglie, valorizzando i carismi della vita consacrata e delle aggregazioni laicali.

“La fede viene trasmessa e cresce dove ci sono comunità vive e ospitali, capaci di pregare e di ascoltare; comunità nelle quali la Parola di Dio non resta ai margini, ma illumina le scelte, dove l’Eucaristia è davvero fonte e culmine, dove i poveri non sono destinatari esterni di un servizio, ma fratelli e sorelle nei quali il Signore ci parla; dove i giovani sono volti e voci e storie con cui dialogare; dove le famiglie non sono lasciate sole e le ferite non vengono nascoste, ma portate davanti al Signore con umiltà; dove la fede diventa impegno effettivo nella società, nella politica, nella cultura” (Papa Leone ai vescovi italiani, 28 maggio 2026).

L’educazione cristiana, in particolare, è opera corale: l’attenzione a tutto il mondo giovanile deve essere sentita come responsabilità da tutta la comunità. Non temiamo di mettere in dialogo la narrazione della nostra identità e l’offerta di opportunità aggregative, formative, culturali e ludiche con le diverse particolarità sociali, culturali e religiose.

 

Testimoni
“Conquistati da Cristo Gesù” (Fil 3,12)

Nessun battezzato può sentirsi non adatto o escluso dalla responsabilità dell’evangelizzazione. È la nostra missione. Oggi abbiamo a che fare con persone, culture e popoli che non conoscono Gesù o vivono nell’indifferenza rispetto alla possibilità di essere credenti e di condividere la fede in una comunità. Gli schemi e le tradizioni di proposta della fede cristiana faticano a intercettare le giovani generazioni come gli adulti.

La cura dei momenti condivisi di formazione cristiana aiuta a far crescere la consapevolezza che l’annuncio riguarda ogni membro della comunità cristiana e abilita all’impegno missionario. Nello stesso tempo non si può trascurare la dimensione personale dell’essere credenti come scelta da confermare in ogni situazione nella quale si è chiamati a vivere.

La missione deve poter intercettare le situazioni di fragilità che spesso vengono tenute nascoste nelle famiglie, mettendo la Chiesa nella condizione di farsi presente accanto ad esse, condividendone il peso e le necessità, ma anche la bellezza e la gioia.

Le assemblee liturgiche, attraverso stili celebrativi adeguati, possono educare al convenire familiare della comunità e ai linguaggi simbolici propri, perché queste diventino momenti di vivo incontro con Gesù.

Sempre con la consapevolezza che “il Signore non ci chiede di misurare la fecondità della Chiesa con i criteri del numero, della visibilità o dell’influenza. Quando guardiamo con gli occhi di Dio, scopriamo che Egli ha scelto la via della piccolezza, per discendere in mezzo a noi. […] Questa logica della piccolezza è la vera forza della Chiesa” (Papa Leone ai vescovi italiani, 28 maggio 2026).

 

Corresponsabili
“Unanimi e concordi” (Fil 2,2)

La comune radice battesimale è ciò che motiva la corresponsabilità nel discernimento e nelle decisioni rispetto ai temi e alle priorità pastorali di ogni comunità cristiana. Lo stile sinodale caratterizza tale identità ecclesiale, dando un nuovo volto alle relazioni e agli organismi ecclesiali di partecipazione. E il Papa precisa che “la partecipazione non è una concessione: è un’esigenza della comunione e della missione”.

Sosterremo ancora il valore delle Presidenze dei Consigli pastorali, la ministerialità di fatto e quella istituita, nel clima della fraternità aperta a tutti, per comprendere concretamente che l’agire pastorale non è opera esclusiva di alcuni, ma responsabilità di ogni battezzato. Il discernimento di ogni comunità, per promuovere la necessaria partecipazione e corresponsabilità dei laici con i presbiteri e le forme di vita consacrata presenti, matura una identità di Chiesa in sintonia con le indicazioni sinodali.

I passi verso la costituzione di Unità Pastorali (o Nuove Parrocchie) sono già stati indicati dalla Chiesa diocesana. Si tratta ora di accompagnare maggiormente questo processo per creare sintonia tra le esperienze, a partire dalle storie che le hanno generate, perché il progetto diocesano possa attuarsi in tempi e modalità che rispettino conformazione e specificità dei territori. Con una progettualità capace di guardare lontano.

Con coraggio, come dice Papa Leone: “Abbiamo il coraggio dell’essenziale! Il coraggio di comunità meno preoccupate di conservare tutto e più libere di annunciare Cristo. Il coraggio di una catechesi che sia cammino di iniziazione e formazione permanente alla vita cristiana. Il coraggio di parrocchie accoglienti e missionarie, in cui le famiglie si ritrovano e si rinnovano con la linfa del Vangelo. Il coraggio di organismi di partecipazione vivi. Il coraggio di ascoltare i giovani senza addomesticarne le domande. Il coraggio di lasciarci evangelizzare dai poveri” (Papa Leone ai vescovi italiani, 28 maggio 2026).

 

Concretamente
“Insieme procediamo” (Fil 3,16)

Queste indicazioni, elaborate e condivise dai Consigli e Uffici pastorali diocesani, costituiscono gli obiettivi e le consegne comuni a tutta la Chiesa cremonese per il cammino che abbiamo davanti. Ciascuno ne tenga conto, secondo la propria vocazione e missione.

Abbiamo bisogno di favorire nuove dinamiche di vita pastorale, che siano aderenti alla realtà, ispirate dal Vangelo e concretamente sostenibili. In diocesi daremo impulso a tre percorsi, centrati sulle case e le famiglie, le zone e i territori, le comunità parrocchiali e le unità pastorali. In maniera vitale e fraterna, non burocratica o astratta. Partendo dagli apporti di chi ha competenze e passione nei vari campi, magari scoprendo nuovi volti e disponibilità. L’Équipe sinodale diocesana attiverà e coordinerà i necessari “tavoli di progettazione e accompagnamento pastorale”, anche con l’apporto degli Uffici pastorali. Così la sinodalità diventa, giorno dopo giorno, il nostro stile e metodo di fraterna condivisione per la missione.

Cominciamo così (poi il tempo ci suggerirà eventuali aggiornamenti):

 

  1. Con Gesù nella vita delle nostre CASE

A dieci anni dalla pubblicazione di Amoris Laetitia, i tempi sono maturi per un rilancio strategico della dimensione familiare di tutta la pastorale, perché sia più attenta a ogni piccola esperienza domestica di Chiesa, nel dialogo sulla vita e sul Vangelo, che chiunque può proporre e coltivare, anche in periferia. Rilanciando forme antiche e nuove di visita alle case, di incontro con le famiglie e le persone, per non trascurare tante solitudini e fragilità.

“Dove due o tre…” famiglie scelgono di incontrarsi e fraternizzare, l’ascolto della Parola di Dio viene facilitato, in termini esistenziali più che didattici. Saranno offerti stimoli e strumenti per favorire semplici incontri con il Vangelo nelle case, accessibili a chiunque. Occorre osare molto di più “in uscita” e non solo in attesa. E saremo sorpresi dai germogli che crescono, dai doni che si raccolgono!

 

  1. Con Gesù nella realtà dei nostri TERRITORI

Sono tante, serie e impegnative le sfide sociali ed esistenziali che le singole parrocchie non riescono ad affrontare da sole, perché proprie di un territorio più vasto e articolato: mondo giovanile, scuola e università – lavoro – povertà ed emarginazione – nuovi italiani e dialogo culturale/religioso – sfide ambientali ed energetiche – contesto sociopolitico: pace e democrazia – comunicazioni sociali – ecc.

Non possiamo rassegnarci all’insignificanza e chiuderci nei nostri recinti.

Le Zone pastorali saranno aiutate concretamente dall’Équipe sinodale diocesana a darsi modalità agili di confronto con la realtà, per individuare la sfida su cui approfondire analisi, imbastire progetti, impostare collaborazioni, anche con interlocutori esterni alle comunità ecclesiali.

 

  1. Con Gesù nel rinnovamento delle nostre COMUNITà

La visita pastorale ha già indicato prospettive di ripensamento aggiornate del tessuto ecclesiale, al fine di crescere nella generatività e non cadere nello scoraggiante isolamento. Nuove unità pastorali andranno preparate e costituite, curando la sensibilizzazione e la corresponsabilità, accompagnando i gruppi di lavoro e le presidenze dei Consigli pastorali, senza escludere momenti assembleari. Anche i ministeri istituiti potranno contribuire, se ben proposti e valorizzati. Il tavolo diocesano seguirà le diverse esigenze di ascolto, accompagnamento e formazione su questi temi.

 

Tutti comprendiamo bellezza e urgenza di tali percorsi, ma ci chiediamo chi e come può “fare tante cose”? Non sono cose in più, sono cose essenziali. Ma daremo attenzione all’effettiva sostenibilità di quanto metteremo in programma e, soprattutto, cureremo la priorità delle relazioni personali, del contenuto evangelico e spirituale, del gusto di diventare Chiesa insieme. Più precisamente:

–  Resta prioritario il cammino dei Consigli pastorali parrocchiali o di Unità Pastorali, cui nel prossimo anno non proporremo di affrontare nuove pagine del documento Lievito di pace e di speranza, ma chiediamo di concretizzare quanto già avviato ed espresso fin qui. Le Presidenze dei Consigli saranno seguite con momenti formativi online e qualche incontro zonale.

–  Dopo le diverse sperimentazioni tentate negli anni scorsi, chiediamo a ogni zona di darsi una piccola équipe zonale (che sostituirà analoghe esperienze precedenti), formata da 5/10 persone che, con un proprio coordinatore, affiancherà il vicario zonale essenzialmente su due mandati:

a) avviare e sostenere il lavoro sulla sfida territoriale ritenuta più urgente (vedi punto 2).

b) monitorare e seguire le progressive trasformazioni delle parrocchie e unità pastorali nella zona (vedi punto 3).

In ciò saranno stimolate e aiutate dall’Équipe sinodale diocesana e dai tavoli dedicati. Il calendario prevederà pochi ma significativi momenti di condivisione con le Presidenze dei Consigli pastorali.

 

A livello diocesano, daremo attenzione all’esigenza di una efficace comunicazione interna alle nostre comunità, al dialogo costante con il mondo dei movimenti e aggregazioni laicali e alla maturazione di un progetto di formazione più unitario e incisivo su obiettivi e temi sia comuni che specifici. Il calendario prevede già qualche proposta di grande valore, che non sfuggirà all’attenzione di chi ha fame e sete della Parola di Dio.

Carissimi fratelli e sorelle di questa bella Chiesa cremonese, per concludere questa presentazione attingo alle parole appassionate di Paolo ai cristiani di Filippi, nel capitolo 3. Egli ha confessato che per lui “vivere è Cristo”, ed anche noi – pur tra mille limiti – siamo mossi dalla stessa tensione spirituale. Questa è la novità che mette in fila le cose, o forse le scompiglia, per una evangelica gerarchia di valori, per puntare a Lui, per essere “trovati in Lui”.

Con slancio d’amore e anche con saggio realismo, Paolo precisa: “Non ho certo raggiunto la meta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la meta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù. Tutti noi, che siamo perfetti, dobbiamo avere questi sentimenti; se in qualche cosa pensate diversamente, Dio vi illuminerà anche su questo. Intanto, dal punto a cui siamo arrivati, insieme procediamo” (Fil 3,12-16).

Così… insieme camminiamo, da figli e da fratelli.

+Antonio, vescovo

 

[1] CEI, Lievito di pace e di speranza. Documento di sintesi del cammino sinodale delle Chiese in Italia, 20.
[2] Paolo VI, Evangelii nuntiandi 1.
[3] CEI, Educare a una pace disarmata e disarmante 3.B.i.

 

 

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Lettera di invito del vescovo Antonio per il Convegno pastorale diocesano del 26 settembre in Seminario: iscrizioni online entro il 15 settembre

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