Guarda la photogallery completa
«No alle fake news, no alla diffusione della paura fatta ad arte, no a tutto ciò che ci divide». È forse questo il forte messaggio che il vescovo Antonio Napolioni ha consegnato alla Polizia di Stato in occasione della celebrazione per il patrono del Corpo, l’arcangelo Michele, nella Messa presieduta nella mattinata di martedì 29 settembre a Cremona, nella chiesa di San Michele.
Fuori dalla chiesa, oltre a molti agenti dei diversi reparti che operano sul territorio, alcuni dei mezzi attuali e storici della Polizia, tra i quali facevano bella mostra una vecchia Guzzi Falcone 500cc del 1968, ancora nella colorazione verde, e una più recente California EV in pieno stile CHiPs, usata tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000 da alcuni reparti di rappresentanza e di pronto intervento.
Hanno preso parte alla celebrazione le massime rappresentanze istituzionali con il prefetto Antonio Giannelli e il questore Carlo Ambra, il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cremona Silvio Bonfigli, e i comandanti provinciali di Carabinieri, Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco – il colonnello Luca Vasaturo, il colonnello Massimo Dell’Anna e ingegner Pier Nicola Dadone – con il comandante del X Reggimento Genio Guastatori colonnello Roberto Spampanato, il comandante della Polizia stradale di Cremona Ettore Guidone e il capo della Digos Rosaria Sabia. Presenti anche le autorità civili del territorio.
«Essere forze dell’ordine – ha detto il Vescovo nella sua omelia – significa prevenire, custodire, reprimere talvolta, ma non in nome degli individualismi. Se dovessimo rincorrere solo i diritti individuali, uno contro l’altro, cadremmo in una forma di ingiustizia cercando un bene comune. Ci dev’essere un bene che è bene per tutti. Ci dev’essere una forma di convivenza che non escluda nessuno. Ci dev’essere un’amicizia e una fratellanza possibile. Questo è il sogno di Dio ed è il compito di uomini e donne che hanno intuito questa chiamata come professione per la propria vita».
Monsignor Napolioni, che già all’inizio della Messa aveva ringraziato la polizia e tutte le forze dell’ordine per il loro prezioso lavoro, non dimenticando i feriti e i caduti in servizio, ha poi proseguito: «Certo, tutto ciò è impegnativo e assume le caratteristiche di un combattimento. Ci ricorda la scena notissima dell’Apocalisse, in cui Michele i suoi angeli combattevano contro il drago, che è Satana, archetipizzato in due grandi strategie: la menzogna e la divisione. La menzogna che crea la divisione. Per questo abbiamo bisogno di chi reagisca alla menzogna con la verità. La verità non usata come un randello, che diventa una verità di parte, una verità ideologica, ma la verità usata come collante della società. Non solo come compromesso, ma come misura alta del nostro essere».
Al termine della Messa – presieduta dal vescovo di Cremona e concelebrata dal parroco di San Michele don Aldo Manfredini, da don Stefano Peretti, cappellano della Polizia di Stato di Cremona e Mantova, e dal cerimoniere vescovile don Matteo Bottesini – l’esecuzione di un brano musicale, eseguito da una violinista dell’Istituto di istruzione superiore Antonio Stradivari di Cremona e il salute del questore Carlo Ambra, che ha evidenziato il profondo legame tra la Polizia di Stato e il territorio di Cremona, sottolineando come la salvaguardia dell’armonia sociale richieda un impegno costante e condiviso. Ha poi ricordato come quotidianamente la Polizia affronti le nuove sfide della sicurezza moderna, che spaziano dal disagio giovanile alla protezione delle persone vulnerabili, ridefinendo il ruolo degli agenti non solo come soccorritori, ma come punti di riferimento empatici e quotidiani per la cittadinanza. Per superare efficacemente queste difficoltà, il Questore ha promosso un patto di fiducia e collaborazione attiva basato sulla cooperazione tra istituzioni e popolazione, ricordando infine con gratitudine il sacrificio dei caduti e la dedizione silenziosa di chi indossa la divisa.

