Non tutte le partenze nascono da un progetto già definito. A volte prendono forma lentamente, attraverso un tempo di discernimento, incontri e domande. È quello che è accaduto a Diego Pedrini, 33enne di Castelleone, protagonista della seconda puntata di “La mia casa è il mondo”, il podcast promosso dalla Pastorale missionaria della Diocesana di Cremona come occasione di riflessione e approfondimento nel Mese Missionario.
Diego ha vissuto un anno e mezzo a Zumbo, nella diocesi di Tete, grazie alla convenzione tra la Diocesi di Cremona e i Missionari della Consolata. La sua partenza è nata da un percorso di discernimento. «Ho fatto un mese e mezzo di discernimento nel monastero di Bose – racconta – e durante questo tempo avevo individuato due strade, di cui una era fare un’esperienza missionaria». Proprio a Bose ha incontrato i Missionari della Consolata e da lì è iniziato il cammino verso l’Africa.
In Mozambico Diego si è occupato soprattutto della ricostruzione di una missione abbandonata da oltre sessant’anni, a Miruru. La chiesa era in rovina e senza tetto: è stata ristrutturata e ridipinta. Sono stati sistemati anche altri spazi della missione, restituendo vita a una realtà rimasta a lungo abbandonata. Sono stati sistemati anche la casa parrocchiale, dove Diego ha vissuto per un anno e mezzo, e altri edifici destinati alle suore. Prima della partenza erano inoltre stati avviati due cantieri: un piccolo centro di salute e una scuola primaria.
A chi sente il desiderio di partire ma è frenato dai dubbi, Diego propone di non ignorarli. «Se uno ha un dubbio, vuol dire che c’è qualcosa di importante dietro», afferma. Poi ricorda una frase di padre Carlo Biella, missionario della Consolata con cui ha condiviso l’esperienza. Presentandolo ai villaggi, il sacerdote spiegava che Diego sarebbe rimasto un anno: un periodo che sembrava lungo, ma che, rapportato all’intera vita, è solo una piccola parte del tempo che abbiamo a disposizione.
Da qui l’invito di Diego: «Buttatevi».
Del Mozambico porta con sé soprattutto alcuni gesti quotidiani. Al mercato e durante lo scambio della pace durante la Messa, la stretta di mano viene accompagnata dall’altra mano che sostiene il braccio: un gesto di rispetto che Diego interpreta come il desiderio di protendersi «con tutto me stesso» verso l’altro.
E poi il buio. Un buio diverso da quello conosciuto in Italia, il buio di chi è lontano dall’illuminazione delle città. Alle sei di sera – ricorda il giovane castelleonse – cala una notte profonda, accompagnata da un silenzio altrettanto intenso. Un’esperienza quasi impensabile per chi vive in una città illuminata.
Partire non significa soltanto raggiungere un luogo lontano. Significa lasciarsi interrogare da persone, gesti e realtà differenti. E tornare con qualcosa che continua a vivere dentro: un mondo in più.
Proprio Diego Pedrini sarà tra i protagonisti della veglia missionaria diocesana che la sera di sabato 17 ottobre, alle 21, si celebrerà nella Cattedrale di Cremona, dove offrirà una sua testimonianza proprio sull’esperienza vissuta in Mozambico.
Ascolta la prima puntata del podcast con Diego Pedrini


