“Borse che non invecchiano”: le stoffe donate per la festa patronale diventano shopper per sostenere “La Borsa di sant’Omobono”, il fondo di solidarietà diocesano

Il 13 e 15 novembre bancarella benefica sotto la Bertazzola: un messaggio alla città sull’attualità dell’atteggiamento caritatevole e profetico del patrono sant’Omobono

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Ogni anno, durante la Messa del 13 novembre nella Cattedrale di Cremona, il vescovo riceve l’offerta di alcune stoffe: il dono dell’Associazione artigiani della provincia di Cremona che, insieme a un segno di generosità per i più poveri a sostegno della Caritas diocesana, con questo segno vuole onorare sant’Omobono, quel concittadino, sarto e mercante di stoffe, venerato come patrono della categoria. Proprio quelle stoffe diventano quest’anno esse stesse un aiuto concreto a chi è in difficoltà attraverso l’impegno di una rete di volontariato. È l’iniziativa “Borse che non invecchiano”, promossa dalla Zona pastorale 3 in sinergia con Cattedrale di Cremona e Caritas diocesana.

L’iniziativa è stata presentata ufficialmente nel pomeriggio di giovedì 29 ottobre presso la sala Bolognini del palazzo vescovile di Cremona alla presenza del vicario zonale della Zona pastorale 3, don Paolo Arienti, del direttore della Caritas diocesana, don Pierluigi Codazzi, e di mons. Gianluca Gaiardi, rettore della Cattedrale di Cremona e direttore del Polo museale diocesano. Nell’incontro con la stampa, moderato dall’incaricato diocesano per la Comunicazioni sociali, Riccardo Mancabelli, è stata presentata la ricca serie di iniziative promosse in città in occasione della festa patronale di sant’Omobono, intrecciando fede, carità e cultura.

La borsa di sant’Omobono, simbolo dell’inesauribile generosità del santo patrono, diventa segno concreto della sua eredità. Le stoffe donate dai sarti, infatti, saranno utilizzate per cucire alcune borse che i cremonesi e i turisti potranno acquistare con un’offerta al fondo di solidarietà gestito da Caritas Cremonese a sostegno di persone e famiglie del territorio in difficoltà.

«Abbiamo pensato di dare corpo e destinazione al gesto simbolico che da tanto tempo i commercianti cremonesi compiono il 13 novembre in Cattedrale – ha spiegato don Paolo Arienti –. Una trasformazione profondamente simbolica di queste stoffe proprio per dare corpo a quell’espressione tipica dell’ufficiatura di sant’Omobono: “Fatevi borse che non invecchiano”, una citazione evangelica».

Una proposta accolta con favore e interesse da molte realtà: cooperative sociali e gruppi parrocchiali o associativi. Sarte e sarti di professione o per hobby si sono messi al lavoro unendo le forze per il confezionamento di borse, dai diversi stili e con i diversi colori: shopper, sacchette, astucci …

Ma non solo è stato donato tempo e lavoro. Alle stoffe già a disposizione se ne sono aggiunte altre frutto di donazioni di realtà del territorio o privati cittadini.

L’impegno è stato davvero di tanti: dalla cooperativa Gamma ai gruppi di taglio e cucito di diverse parrocchie della città, i gruppi San Vincenzo e Caritas, i circoli Acli e gruppi della Terza età, in particolare quelli delle unità pastorali Sant’Omobono e Don Primo Mazzolari.

Tutto il materiale predisposto sarà offerto alla cittadinanza e ai turisti venerdì 13 novembre e domenica 15 novembre sotto la Bertazzola, tra l’ingresso del Torrazzo e quello della Cattedrale.

«È bello pensare – ha evidenziato mons. Gianluca Gaiardi – che in giorni di festa della città e anche di grande partecipazione turistica per la concomitante Festa del Torrone questa iniziativa possa diventare l’occasione per offrire un messaggio sull’attualità dell’atteggiamento caritatevole e profetico di sant’Omobono. E proprio attraverso delle borse, visto che da sempre sant’Omobono è riconosciuto nell’iconografia per la sua borsa della carità».

Il ricavato dell’iniziativa “Borse che non invecchiano” sarà destinato ad alimentare “La Borsa di sant’Omobono”, il fondo diocesano di solidarietà destinato al sostegno di singoli o famiglie che si trovano a vivere una situazione improvvisa di grave difficoltà economica dovuta a particolari contingenze, illustrato dal direttore di Caritas Cremonese, don Pierluigi Codazzi. «Se la borsa di sant’Omobono si riempiva – ha detto il sacerdote – qualcuno la alimentava. È importantissima questa dimensione di una comunità che si mette in gioco, perché è evidente che nella carità non può esserci la delega a uno solo, ma l’attenzione ai più poveri deve essere condivisa. Allora è un segno e un’attenzione che diventa la concretezza di una Borsa che continua ad alimentarsi».

Nel corso della conferenza stampa sono state presente anche altre iniziative – caritative e culturali, oltre che liturgiche – in programma nei giorni della festa patronale e che troveranno in queste settimane spazio sul portale diocesano.

 

 

La Borsa di sant’Omobono

Istituito nel 2020 in occasione della pandemia da covid, il fondo diocesano “La Borsa di sant’Omobono” è stato rilanciato nel 2023 a sostegno dei nuclei famigliari messi in ginocchio dal caro bollette dovuto alla crisi energetica. Da allora, grazie alla generosità di molti, la Borsa ha continuato e continua a sostenere chi vive momenti di fragilità collegati a disoccupazione, problemi di salute, disagio abitativo o povertà educative, nel tentativo di aiutare a superare il momento di crisi ritornando a una situazione di normalità.

Un impegno testimoniato chiaramente dai numeri: nel 2025 sono stati oltre 700 gli interventi di sostegno rivolti a singoli o nuclei famigliari con o senza figli. Difficile stimare, dunque, quante persone sono state complessivamente aiutate da questo fondo. Si tratta comunque di numeri certamente importanti e che non si limitano alla sola città di Cremona, ma garantiscono sostegno su tutto il territorio diocesano.

Il funzionamento della Borsa di Sant’Omobono, infatti, pur affidato alla Caritas diocesana, avviene attraverso la rete delle parrocchie e dei loro centri di ascolto Caritas e San Vincenzo parrocchiali: sono loro a valutare ogni situazione, a seguire la «pratica» insieme all’evolversi della situazione di fragilità, attivando anche una più ampia rete di solidarietà sul territorio, per esempio in sinergia con gli enti pubblici e i servizi sociali, altre realtà di volontariato. Per coordinare il lavoro, nelle cinque zone pastorali della Diocesi si è dato vita ad altrettante équipe di lavoro (formate da sacerdoti e volontari dell’ambito caritativo delle parrocchie) che, insieme al Centro d’ascolto della Caritas diocesana, si occupano della gestione concreta degli aiuti.

E anche da questo punto di vista i numeri sono importanti: nel 2025 sono stati forniti aiuti per circa 60mila euro. La parte più consistente è servita a sostenere le spese per il pagamento di utenze (57,5%) e affitti (10,3%). Da segnalare poi gli interventi che nel 3,5% dei casi hanno riguardato il sostegno allo studio (contributo per rette scolastiche, strumenti didattici, mense…) e per oltre il 2% spese sanitarie.

«Non ci limitiamo a pagare una bolletta o a coprire delle spese – spiega Alessio Antonioli, del Centro d’ascolto della Caritas diocesana – ma finanziamo anche tirocini formativi e riqualificazione professionale. È un investimento che viene fatto sulla persona, per farla uscire dal buio della crisi e restituirle una prospettiva di futuro. Ogni aiuto economico che mettiamo a disposizione richiede la compartecipazione e l’attivazione della rete territoriale».

A dare un valore aggiunto all’iniziativa è anche la quota di compartecipazione garantita da chi è stato aiutato e, superata la situazione di crisi, in un qualche modo «restituisce» quanto ricevuto. «Oltre ad avere un valore educativo – afferma Antonioli – la compartecipazione rende anche più dignitoso il servizio di sostegno offerto, in quanto coinvolge attivamente l’utente che diventa parte della soluzione del problema, una vera corresponsabilità, anche se si tratta di una compartecipazione minima».

«La generosità del patrono Omobono Tucenghi – conclude don Codazzi – è divenuta proverbiale: la sua borsa non si esauriva, proprio perché sempre pronta ad aprirsi ai bisogni. A tutti, singoli e comunità, come anche realtà associative e imprenditoriali, è chiesto di contribuire per continuare a mantenere vivo questo fondo, alimentato anche attraverso i fondi Cei dell’8xmille e le offerte di privati, aziende e fondazioni, oltre che dalla compartecipazione delle parrocchie e delle associazioni».

Ognuno può dare il proprio contributo con una donazione (deducibile) a Fondazione San Facio (indicando nella causale “Quaresima di carità” oppure “Borsa di Sant’Omobono”) con un versamento:

su conto corrente postale n. 68 411 503

su conto corrente bancario Iban IT57H0515611400CC0540005161 (Banca di Piacenza)

oppure online su caritascremonese.it/donazioni.

 

 

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