La vocazione come cammino, come ricerca e come risposta. È questo il cuore della nuova puntata del podcast Torrazzo con vista, che ha messo in dialogo due esperienze di vita consacrata: suor Federica Uboldi, dell’Istituto delle Suore Adoratrici del SS. Sacramento di Rivolta d’Adda, e padre Giorgio Rizzi, del convento dei Frati Minori Cappuccini di Cremona. Un confronto che ha toccato il tema della scelta in un tempo in cui scegliere sembra sempre più difficile.
A introdurre la riflessione è stata suor Federica, chiarendo subito un equivoco diffuso: «La vocazione non è semplicemente da intendere come la ricerca della propria realizzazione personale – ha spiegato – perché in questo modo si rischia di indossare una sorta di paraocchi che non permette di guardare la realtà e gli altri». La vocazione, invece, «è un cammino che nasce da un incontro, da una proposta che arriva da fuori, da un invito a cui si è chiamati a rispondere. Non si costruisce da soli, ma è una relazione che si scopre strada facendo». Secondo la religiosa, ci sono momenti in cui questa chiamata si fa più evidente: quando «non tornano i conti, quando ciò che si è progettato per sé funziona, ma non basta. È in quello spazio di inquietudine, in quel margine che resta aperto, che può emergere una domanda più profonda, un desiderio di bene che non si esaurisce nei propri piani».
Fra Giorgio ha ripreso questo passaggio allargando lo sguardo alla cosiddetta crisi delle vocazioni: «Dal mio punto di vista, la crisi delle vocazioni in senso generale rispecchia una fatica a scegliere», ha osservato. «Ogni vocazione, che sia al matrimonio, al sacerdozio o alla vita consacrata, infatti, implica una decisione concreta: scegliere una strada significa inevitabilmente guardare alla realtà nel suo complesso, abbracciandone solo una parte. Una dinamica che oggi appare particolarmente faticosa». Eppure, ha aggiunto, «questa difficoltà può essere superata cambiando prospettiva. Non soffermandosi su ciò che si perde, ma su ciò che si riceve. Su ciò che si ha tra le mani».
Una visione condivisa anche da suor Federica Uboldi, che ha sottolineato come «scegliere significa di per sé rinunciare a qualcosa» e che proprio questa dimensione della rinuncia è oggi poco accettata: «Viviamo in una cultura che tende a tenere aperte tutte le possibilità, evitando decisioni definitive».
Ma è proprio nella fatica della scelta che si apre uno spazio nuovo. Per la religiosa delle Adoratrici, quella piccola sofferenza può diventare «luogo di relazione, momento in cui si riconosce che il proprio progetto non basta a se stesso e che esiste una dimensione altra, capace di allargare lo sguardo verso gli altri e verso Dio. La vocazione, allora, non è chiusura ma apertura: un movimento che porta fuori da sé».
Su questo punto si è innestata la riflessione conclusiva di padre Giorgio Rizzi, che ha richiamato il valore decisivo della relazione: «Parlare di vocazione significa parlare di relazione», ha detto. «Innanzitutto con Dio, che per il credente è colui che chiama e propone un cammino. Ma anche con gli altri: perché ogni scelta di vita autentica porta a incontrare, a condividere, a costruire legami».
E proprio nell’incontro con l’altro, spesso, nascono le domande più vere. Quelle che spingono a interrogarsi, a mettersi in gioco, a scegliere. In un tempo che teme le decisioni definitive, la vocazione torna così a essere non un limite, ma una possibilità: quella di dare forma alla propria vita dentro una relazione che la rende piena.
La prossima puntata di Torrazzo con vista domenica 12 aprile, dopo la pausa di Pasqua.

