Dalla fragilità ritroviamo una nuova sapienza: nel Consiglio Pastorale Diocesano una riflessione sulle sfide del presente

Consiglio Pastorale diocesano all'ultimo incontro prima del rinnovo: come guardare al tempo della crisi e che cosa imparare, come Chiesa, per «non sprecarla, chiudendoci in noi stessi»

image_pdfimage_print

«Peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla, chiudendoci in noi stessi». Questa considerazione, forte e sanamente provocatoria, ha fatto da filo conduttore all’incontro del Consiglio Pastorale Diocesano, ultimo appuntamento al termine del mandato e in vista del rinnovo che si è svolto nel pomeriggio di sabato 3 ottobre presso il Seminario Vescovile, in un contesto che ha garantito, oltre al necessario distanziamento, un clima di fraternità, serenità, collaborativa condivisione.

Il vescovo Antonio Napolioni, introducendo i lavori, ha sottolineato come nel periodo di difficoltà che stiamo vivendo «il messianesimo cristiano come seme marcisce, per portare a compimento le ferite del cuore con il dono di sé». Ecco, allora, come stiamo sperimentando una esplosione di fragilità, ma anche di rinnovata sapienza. Ci aiuta e ci aiuti, in questo, uno sguardo sereno, limpido e allargato sul presente e sul passato, in cui cogliamo come non siamo soli né “inediti” in questa sorta di ripartenza: in fondo, tutti i popoli – e con loro tutte le religioni – si interrogano sul domani.

Ci può aiutare, in questo necessario e fecondo discernimento, “Una parola amica”, il messaggio indirizzato lo scorso 17 settembre da Caravaggio dai Vescovi lombardi alle donne e agli uomini di Lombardia. In esso, oltre all’espressione della riconoscenza verso la «gente buona, operosa, onesta, competente che tiene in piedi il mondo, abita nello stesso condominio, viaggia sullo stesso treno, e nell’emergenza rivela quell’eroismo quotidiano che non ti aspetti…», è evidenziata, valorizzata e rimotivata una parola-chiave: “imparare”. Imparare a pregare, imparare a pensare, imparare a sperare oltre la morte, imparare a prendersi cura. Nulla di più necessario, attuale, fecondo.

Anche la lettera enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti” non potrà non costituire un ulteriore indirizzo e un forte stimolo a quella apertura al mondo, sempre più impellente, necessaria e giusta, a fronte di atteggiamenti di chiusura, esclusione, arroganza. «Una grande profezia – ha sottolineato il Vescovo Antonio – che nei secoli ha pervaso la storia e che va riscritta, oggi».

Mons. Napolioni si è poi soffermato sulla prossima sua lettera pastorale che avrà come titolo “Cristo non ha mani” e si incentrerà in particolare sulla «ministerialità diffusa presente nel popolo di Dio, che viene prima degli incarichi ufficiali»: quanto è vero che c’è «una diaconia meravigliosamente presente nel cuore di ogni uomo e di ogni donna!».

Ha preso quindi la parola don Gianpaolo Maccagni, Vicario episcopale per la Pastorale, che si è soffermato particolarmente sulle sfide che l’attuale situazione lancia, sfide che dobbiamo e possiamo cogliere come occasione straordinaria di rigenerazione. Anche la scoperta (o riscoperta…) della nostra fragilità, l’essersi ritrovati a, comunque, pregare di più, sebbene in circostanze e modalità diverse e inusuali, avere avuto consapevolezza – improvvisamente – di “essere sulla stessa barca”, nell’illusione di “essere sani in un mondo malato”… possono rappresentare una occasione per “rigenerarsi”. Ecco allora la necessità di un più costante e intenso accostamento della Parola di Dio, da “spezzare” quotidianamente, perché ci aiuti ad essere sempre più ciò che il mondo ci chiede, cioè l’essere uomini e donne di speranza.

Da recuperare è anche l’importanza delle relazioni, messa in grande evidenza da ciò che il mondo e ognuno di noi ha sperimentato, e con esse, “una pastorale incentrata sulla attenzione alle persone”, per una ulteriore riscoperta e messa in campo della “trasmissione della gioia delle relazioni”.

Si è passati quindi ai lavori di gruppo, guidati da tre domande/provocazioni, più che mai attuali ed opportune: “Come abbiamo continuato a sentirci comunità?”; “Come abbiamo coltivato le relazioni, avendo più tempo e meno organizzazione?”; “Abbiamo colto la possibilità di vivere con più verità, spiritualità e leggerezza?”.

Dopo avere ascoltato e valorizzato le relazioni dei vari gruppi, nei quali le sensibilità e le competenze dei laici presenti hanno offerto un contributo preziosissimo, il Vescovo ha concluso, tra l’altro, suggerendo di prendere in considerazione l’ipotesi della costituzione di un «ministero dell’ascolto dei fratelli», tanto prezioso, quanto rispondente all’oggi e profetico. E ribadendo l’urgenza di un “rinnovamento”, con spirito di rinnovata fiducia e forza, nel discernimento che lo Spirito ha aiutato, aiuta e sempre aiuterà a compiere.

 

TeleRadio Cremona Cittanova