Un nome conosciuto tra gli abitanti e i parrocchiani di Casalmaggiore, un volto e soprattutto una storia di fede, impegno e coraggio giovanile ai più sconosciuta. Nel pomeriggio di domenica 19 aprile il parroco don Claudio Rubagotti presenterà la figura di Giacomo Maffei, giovane di Casalmaggiore al quale è intitolato l’oratorio del Duomo di Santo Stefano e la società sportiva. L’incontro, intitolato “Giacomo Maffei chi è costui?”, comincerà alle 15.30 con il ritrovo sul piazzale del cimitero cittadino per una sosta sulla tomba del giovane. Poi, dalle ore 16, l’incontro all’oratorio Maffei, dove saranno presentati fotografie e scritti per riappropriarsi di un nome, di un volto e di una storia fatta di scelte controcorrente e impegno per la propria comunità.
Nato il 9 novembre 1914 a Casalmaggiore, figlio di un piccolo industriale del posto, dopo gli studi in terra casalasca si trasferì al liceo “San Giovanni” dei Salesiani a Torino e poi al liceo salesiano di Valsalice. Superati gli esami di maturità, ritorna a Casalmaggiore per iscriversi nel 1934 alla facoltà di Medicina dell’Università di Bologna.
Durante la formazione maturò la sua attenzione per i poveri e iniziò a prestare servizio presso la locale San Vincenzo. Il giovane partecipò anche alla Gioventù fascista, per poi prenderne le distanze quando nel 1931 il fascismo al potere si scontrò con le associazioni cattoliche. Scelse quindi di stare dalla parte dell’Azione Cattolica, di cui nel frattempo era entrato a far parte: “Sarò tra i giovani forti e generosi che non si vergognano di proclamare: noi siamo cristiani-cattolici”, scrisse nei suoi appunti.
Morì all’età di 21 anni, nella notte del 24 luglio 1935. In sua memoria l’arcivescovo Giovanni Cazzani, postulatore della causa di beatificazione di questo “testimone della fede”, lo citò in una colletta quale «esempio diffuso tra la gioventù» per le sue doti umane e sociali.
«Ho conosciuto la sua storia poco prima di entrare in seminario – racconta don Rubagotti –. Quando ero bambino, in oratorio, mi imbattei in un testo chiamato “Un corsaro di Cristo. Scritti di Giacomo Maffei” (edito da L.I.C.E. nel 1936, ndr). Leggendolo rimasi colpito della sua figura e di questa citazione: “Vivere vuol dire essere gli infaticabili portatori del Cristo, che è Vita”. Ho così approfondito la sua storia e mi sono accorto, in questi anni casalaschi, come nonostante l’oratorio sia intitolato a lui in pochi conoscessero la sua figura, perfino dove sia sepolto. Da qui il desiderio di dedicare un pomeriggio affinché tutti potessero riappropriarsi di questo ragazzo».
«Cosa può dirci oggi la sua breve esistenza? Innanzitutto – continua il parroco di Casalmaggiore – il fatto di impegnarsi per gli altri sebbene fosse benestante; poi il suo essere sportivo, cioè attivo e dinamico; e soprattutto un ragazzo coraggioso capace di prendere posizioni forti nel suo tempo. La sua testimonianza è stata quella di essere un cristiano protagonista dei suoi giorni, e non come una dimensione intima. Spero a questo appuntamento possano partecipare giovani e adolescenti, forse la sua storia può essere di aiuto o di incoraggiamento per molti ragazzi di oggi».


