Al culmine della Novena in preparazione alla solennità dell’Apparizione di Maria a Giannetta, nella serata di domenica 24 maggio la basilica del Santuario di Caravaggio ha ospitato la messa in scena del Magnificat di Alda Merini, interpretato dall’attrice Arianna Scommegna. Tratto da testi della poetessa milanese scomparsa nel 2009, con l’adattamento di Gabriele Allevi, lo spettacolo è stato prodotto sotto la regia di Paolo Bignamini.
Le luci, la coreografia semplice e coinvolgente, le musiche hanno accompagnato una magistrale performance dell’attrice Scommegna, con la musica di Katerina Haidukova alla fisarmonica.
La serata si è aperta con il saluto di Massimo Tomasoni, presidente della Fondazione don Pidrì e don Pierino di Caravaggio, da cui è nata l’organizzazione della serata. Ha poi preso il microfono il rettore del Santuario, don Massimo Calvi, per dare a tutti il benvenuto e per augurare che, entrando nel Magnificat, «il più bel canto messo sulle labbra di Maria», tutti potessero vivere una serata significativa dal punto di vista umano e spirituale.
Quindi il monologo della Scommegna. Rotto a tratti – a sostenerlo ed esaltarlo – dal suono della fisarmonica, il testo proclamato ha condotto il numerosissimo pubblico a lasciarsi coinvolgere dalla vicenda di Maria, così umana e così divina, così luminosa e così angosciata.
«Quando il cielo baciò la terra nacque Maria. Che vuol dire la buona, la semplice la colma di grazia». Così ha esordito l’attrice. E ha poi mantenuto il fiato sospeso per quasi un’ora, fino all’ultima battuta: «Io e Gesù crocifisso, Signore, siamo lo schianto di Dio». In mezzo, i sentimenti che Maria ha provato dall’annuncio dell’angelo Gabriele in poi: un susseguirsi di attimi di volo celeste e di angoscia mortale; di sogno adolescente e di carne atrocemente bruciata; di sospiri contemplativi anelanti al cielo e di fremiti lancinanti, come il sibilo, spezzante ogni cuore, di quel grido soffocato «Non portatemi via il figlio!». Una vita, quella di Maria, che non è poesia, è molto di più. È divino e umano insieme, è terra e cielo. È madre e per questo è Magnificat!
Nelle parole di Alda Merini, date alla stampa nel 2002, è risuonato l’irraggiungibile di una creatura che accoglie il Creatore e se ne fa casa, fremito e carne. Se ne fa danza e se ne fa grido. Vive l’irrompere del mistero nella vita, perché tutti possano vivere la stessa irruzione di mistero.
L’evento si collocava all’interno della proposta culturale del Teatro San Carlo di Caravaggio, che chiude il primo anno di attività teatrale pensata in sinergia tra Fondazione don Pidrì e don Pierino, BCC Caravaggio e Cremasco, Parrocchia dei Santi Fermo e Rustico. La proposta del Magnificat di Alda Merini segna la chiusura di un anno teatrale ricco e partecipato.
Il Santuario di Caravaggio, gremito di un pubblico attento e commosso, ha degnamente dato ragione allo spettacolo e ha, ancora una volta, offerto motivi di lode a Maria e di vicinanza alla Vergine Madre, qui venerata come Santa Maria del Fonte.


